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SBK, Rea e Yamaha: premesse da sogno sprofondate nell’incubo di Phillip Island

Il binomio in blu è stato protagonista di un disastroso avvio di stagione in Australia. Traditi i propositi del precampionato, avrà un mese di tempo per tornare in carreggiata prima della Catalunya

SBK: Rea e Yamaha: premesse da sogno sprofondate nell’incubo di Phillip Island

Sembrava nato sotto la migliore delle stelle il sodalizio tra Jonathan Rea e la Yamaha. La R1 pareva infatti aver fatto breccia nel cuore del Cannibale già nei primi test invernali dello scorso novembre, quando il pilota più vincente del Mondiale SBK aveva speso parole al miele dopo la prima presa di contatto con la sua nuova compagna d’avventura, descritta come una moto amichevole, maneggevole e con un’erogazione del motore adatta al suo stile di guida. 

La moto perfetta per restituire sorriso e ambizioni al 37enne nordirlandese, impaziente di tornare a lottare per il titolo e di lasciarsi alle spalle le delusioni e le difficoltà vissute negli ultimi due anni. Problematiche che lo avevano spinto a separarsi dalla Kawasaki dopo nove stagioni e sei titoli iridati, proprio per cercare nuovi stimoli e competitività con la Casa dei Tre Diapason.

Il brusco risveglio di Phillip Island

Le grandi aspettative precampionato, tuttavia, sono andate disattese a Phillip Island. Già dal test di martedì, in cui è stato protagonista di un duro highside, la pista australiana ha restituito un Rea ben diverso da quello ottimista e fiducioso apparso nelle prime uscite con il suo nuovo team. Le belle sensazioni e le grandi ambizioni iniziali hanno ceduto progressivamente il passo all’affiorare di dubbi e problemi tra Portimao e l’Australia, che hanno lasciato il Cannibale sprovvisto di armi con cui lottare.

“Abbiamo un importante problema di fondo che non mi permette di trovare il giusto ritmo in sella, ma sto lavorando insieme alla squadra per cercare di risolverlo. Giochiamo in difesa e dobbiamo capire cosa causa questo problema, altrimenti saranno le gare più difficili della mia vita”, aveva profetizzato Johnny dopo le prime sessioni di prove libere. 

Un timore che ha trovato fondamento già in Gara 1, con Rea naufragato al 17° posto tra forti vibrazioni in accelerazione e un errore al pit stop. “Siamo persi, è frustante, non sappiamo dove intervenire e cosa cambiare. Forse dovremmo soltanto chiudere tutto e andare direttamente a Barcellona” ha commentato il nuovo pilota Yamaha, sempre più confuso e amareggiato. Decimo in Superpole Race, il nordirlandese ha concluso il Round inaugurale della stagione senza prendere neanche un punto. Anche a causa della brutta caduta sofferta in Gara 2, che ha messo fine al suo weekend proprio quando cominciava a prendere fiducia con la R1.

Un mese per risollevarsi dal baratro

Un avvio disastroso. Reso ancor più doloroso dalla doppietta siglata dal suo ex compagno di squadra Alex Lowes, balzato in vetta alla classifica di campionato con la Ninja ZX-10RR. Ma è ancora troppo presto per cominciare a pensare che la scelta di Jonathan di accasarsi in Yamaha sia stata un fallimento. 

La stagione non è che all’inizio e le prestazioni di Locatelli hanno già dimostrato che la R1 non ha perso lo smalto che le ha permesso di battagliare con Bautista nella passata stagione. Come in qualunque nuova avventura, al sei volte iridato servirà quindi un po’ di pazienza per riuscire a trovare la quadra con la sua nuova moto e instaurare quell’amalgama con la squadra che aveva raggiunto nel suo capitolo in verde. 

Un lavoro che richiederà di certo del tempo, ma il binomio in blu avrà dalla sua quasi un mese di pausa e due giornate di test (il 14 e 15 marzo a Barcellona) prima del prossimo appuntamento in Catalunya, fissato per il fine settimana del 22-24 marzo. Settimane importanti per cercare di capire cosa è cambiato tra Jerez e l’Australia e fare tabula rasa prima di ripresentarsi in Spagna, con l’obiettivo di cancellare la falsa partenza di Phillip Island.


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