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SBK, Burgatti: “Iannone ha capito più di tutti il suo potenziale con la Ducati”

Parla il capotecnico: “Andrea è molto espansivo, su alcune cose va interpretato, spesso ci “stressa”, ma lo fa perché è consapevole di quanto possa dare”

SBK: Burgatti: “Iannone ha capito più di tutti il suo potenziale con la Ducati”

Filippo Burgatti è l’uomo di riferimento di Andrea Iannone nel box Go Eleven. Dopo tre anni trascorsi in Aruba, la squadra capitanata da Gianni Ramello ha deciso di ripartire dall’ingegnere lombardo, affidandogli come pilota The Maniac.

In Australia Andrea ha stupito non poco, centrando un podio al debutto per poi sfiorarlo nuovamente la domenica pomeriggio. Al termine della tappa di Phillip Island abbiamo quindi colto l’occasione per scambiare due parole con il suo capotecnico, che ci ha illustrato quanto è cresciuto il pilota di Vasto.

“Penso che il bilancio del fine settimana sia positivo – ci ha detto – purtroppo il weekend è stato un po’ complicato per via delle condizioni che abbiamo trovato in pista, specialmente il venerdì e sabato mattina, spostandoci i riferimenti. La prestazione però si è rivelata particolarmente buona il sabato mattina in qualifica e in Gara 1, di conseguenza il bilancio è certamente positivo come ho già detto”.

Quanto è cresciuto Andrea da ottobre ad oggi?
“Andrea è cresciuto parecchio a livello di comunicazione. Lui ci ha trasmesso le sue esigenze e di conseguenza abbiamo cercato di iniziare a cucirgli al meglio la moto addosso. Non ci sono stati stravolgimenti particolari, a parte Portimao, dove Andrea non conosceva la pista. Qua però il lavoro è stato fluido, si tratta solo di capire meglio quelle che sono le sue esigenze, ovvero ciò che Zambenedetti ha definito essere il “vocabolario”.

Visto da fuori, quando è nel box, pare abbia il fuoco dentro.    
“Lui è molto espansivo, su alcune cose va interpretato. Dobbiamo quindi prendere una direzione per poi ridurre il campo d’azione cercando di mirare sulle cose più importanti e avere un assetto di base da portare anche su altri tracciati”.

Qual è l’aspetto in cui più è cresciuto?
“Direi la qualifica, che rappresentava il punto debole durante l’inverno. Inizialmente sembrava che la moto non fosse perfetta e lo era, ma poi Andrea ha fatto un crono veramente buono, sorprendendomi. La sua particolarità è che richiede molto, infatti parliamo tanto, ma poi lui capisce più di tutti gli altri il potenziale che ha il pacchetto. Andrea ha un’idea abbastanza chiara, ci stressa forse un po’ (sorride), perché è consapevole di quanto può dare”.

Cosa vi aspettate di fare a Barcellona?
“La troveremo una base diversa rispetto all’Australia. Saremo più vicini a Jerez, infatti faremo qualche prova e confronto, ma quella è una pista diversa dove c’è una carenza di grip importante”.

 


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