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SBK, Massimo Malandra: la Superbike ve la cucino io!

“Alle 6 siamo già in azione, in un weekend serviamo 1500 pasti e cuciniamo quasi 200 kg di pasta. In questi 20 anni è cambiato tutto: Corser si faceva la lasagna prima di correre, Bayliss la carbonara. Locatelli oltre a essere un pilota è un cuoco, Bautista si fa fuori 2kg di gnocchi”

SBK: Massimo Malandra: la Superbike ve la cucino io!

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 I riflettori sono puntati sulla pista con i piloti che si sfidano a colpi di sorpassi, controsorpassi tra staccate al limite e pieghe che sfidano la forza di gravità. Dietro le quinte c’è però una macchina organizzativa che spesso corre più di chi è impegnato sulla moto.

Stiamo parlando di tutti coloro che nel corso della stagione prestano servizio nelle varie hospitality lavorando alacremente nelle rispettive cucine. Personaggi che spesso non si vedono, ma il cui lavoro è fondamentale nel corso del weekend di gara.

Per l’occasione ne abbiamo parlato con Massimo Malandra, che nel paddock della Superbike vanta un’esperienza ultraventennale. Da tre stagioni a questa parte, lo chef abruzzese presta infatti servizio a Yamaha sostenuto da HR Sport, che cura l’impegno legato all’hospitality sotto la direzione di Luca Delsanto.

Con Massimo abbiamo parlato dell’impegno dietro le quinte tra curiosità, retroscena e molto altro.   

“Ormai sono 23 anni che giro il paddock della Superbike nelle vesti di cuoco – ci dice Massimo – è un lavoro molto motivante, ma al tempo stesso stancante.  Nel corso del weekend noi siamo impegnati nella preparazione di colazioni, pranzi, aperitivi e cene. Giusto per dare l’idea di qualche numero, serviamo circa 300 pasti al giorno per un totale di 1500 pasti nel corso del weekend di gara”.

Massimo, cosa chiedono i piloti e quali sono le materie più utilizzate in cucina?
“Riso, pollo, ma soprattutto pasta. Per quanto riguarda la pasta ne cuciniamo dai 30 ai 50 kg al giorno per un totale di 200 kg nel corso del fine settimana. Durante il weekend di gara il giorno più tosto è sicuramente il sabato, dato che entri nel vivo del weekend. La domenica invece il servizio va a concludersi nel pomeriggio, perché poi iniziamo a smontare l’hospitality”.

Quanto è cambiato questo mondo negli ultimi 20 anni?
“Tantissimo! In questi anni ne ho visti passare tanti di piloti ed è cambiato tutto. 20 anni fa i piloti mangiavano quello che c’era. Oggi invece non è più così, infatti c’è molta più cura e attenzione nella preparazione così come nell’offerta. Se prima portavi in tavola pollo riso e pasta, adesso abbiamo prodotti più lavorati come couscous e avocado. C’è infatti massima attenzione alla linea”.

Quali sono i piloti che più ti sono rimasti impressi?
“Corser è quello che mi ha fatto divertire più di tutti: mangiava la lasagna prima di correre mentre Nieto il salmone crudo. Bayliss invece si faceva carbonara. Era un’alimentazione ben diversa da oggi”.

Qual è la vostra giornata tipo?
“I ritmi sono cambiati totalmente rispetto a prima. Oggi un cuoco è in cucina alle 6 di mattina, poi si concentra sul pranzo, che solitamente viene servito a partire dalle 12. Poi c’è l’aperitivo al sabato e infine la cena serale a partire dalle 7. Alla fine noi siamo una sorta di seconda madre per tutti coloro che passano dall’hospitality”.

Non puoi sbagliare, giusto?
“Assolutamente no! Non posso permettermi di sbagliare, perché un pilota si affida a te per la sua alimentazione e non hai margine di errore. Lo stesso discorso vale anche per tutti coloro che usufruiscono del nostro servizio come meccanici, ingegneri, manager e tutti gli altri ospiti”.

Cosa consigli a chi vuole intraprendere un simile mestiere?
“Innanzitutto avere la voglia ed essere sveglio. Questo lavoro va capito in fretta, perché spesso non c’è nemmeno il tempo per spiegarlo e lo impari sul campo. Bisogna quindi cercare di apprendere e a tempo stesso rubare qua e là tutti i segreti”.

Quanto è complicato cucinare fuori dall’Europa, dove spesso non si trovano le stesse materie prime?
“Nelle tappe extraeuropee devi capire la qualità del prodotto e al tempo stesso se puoi lavorarlo o meno, cercando di avvicinarti il più possibile alle qualità dei nostri piatti. Questa è la priorità, poi ovviamente è impossibile replicare la stessa qualità”.

In questi ultimi anni due piloti particolarmente affezionati alla tua cucina sono Locatelli e Bautista. Cosa ci racconti di loro?
“Andrea è l’unico pilota che ho conosciuto che si fa da mangiare da solo. Lui sa tutto della nostra cucina, sa dove è il mestolo e come prepararsi il proprio piatto. A lui non devi spiegare nulla, perché sa già cosa fare. Alvaro è uno che va matto per gli gnocchi ai quattro formaggi. Ne mangia tipo 2 chili, ma poi fa così tanta attività fisica che li smaltisce subito”.   

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