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MotoGP, Marini e Honda: perché la "strana coppia" è stata la vera sorpresa dei test

Mentre tutti gli occhi erano puntati su Marquez e Ducati, Luca ha lavorato nell'ombra e si è meritato la promozione al suo esordio a Valencia sulla RC213V

MotoGP: Marini e Honda: perché la "strana coppia" è stata la vera sorpresa dei test

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Martedì mattina, a Valencia, tutti i fotografi, i giornalisti, i cameran erano davanti al box del team Gresini, un muro di occhi che si è aperto solo per fare passare Marc Marquez e la sua Ducati quando hanno preso la via della pista. Pochi metri più in là, davanti al garage della Honda non c’era nessuno. Marini parlava con Giacomo Guidotti - il suo nuovo capotecnico che quest’anno aveva lavorato per Mir - per poi salire sulla RC213V. Nera la moto, nera la tuta, quasi anonimo nel suo primo giorno della sua nuova vita, ma quello che ha fatto da lì a sera non è stato scontato.

Nessuno si aspettava che Marini lasciasse la VR46, team a cui era legato dal 2018 (quando correva in Moto2) e con cui era passato in MotoGP. Non erano solo i legami famigliari a fare dubitare, ma anche il fatto di lasciare la Ducati, la migliore moto sullo schieramento, per salire sulla Honda, una delle peggiori. La mossa inversa a quella voluta da Marquez, ma la stessa di Zarco.

Luca, però, l’aveva sempre detto: “il mio sogno è correre in un team ufficiale, potere sviluppare una moto”. Difficile riuscirci a Borgo Panigale, dove la concorrenza è feroce e numerosa, così la chiamata arrivata da Tokyo non poteva essere ignorata. Stava passando un treno con il suo nome scritto sopra e Marini ha deciso di prenderlo, di scommettere su stesso fuori dalla comfort zone di una squadra che era una seconda famiglia e su una moto bisognosa di cure.

Nessuno si aspettava nulla dalla sua prima volta sulla MotoGP giapponese e invece Luca è stata la vera sorpresa dei test. Era scontato che Marc sarebbe stato veloce sulla Desmosedici, meno che Marini lo fosse su una moto nuova e tutta da costruire. Il cronometro ha detto il contrario: a fine giornata, dopo 72 giri sulla RC213V, era 10°, il migliore dei piloti della Honda. Il suo tempo, 1’29”956 era di appena 6 centesimi più lento di quello fatto registrare nelle qualifiche (sottotono, va detto) di sabato nel Gran Premio. Per fare un confronto con Zarco: il francese martedì ha girato 1”1 più lento delle qualifiche e 3 decimi di Marini.

Anche guardando i cronologici di Marini si vede chiaramente come stia stato protagonista di una progressione costante che lo ha portato ad abbassare i propri tempi. Il che significa che il suo miglior tempo non è stato il classico ‘giro a occhi chiusi’, ma il risultato di un lavoro che ha dato i suoi frutti.

Se una rondine non fa primavera, è vero anche che il buongiorno si vede dal mattino e Luca preferisce sicuramente il secondo proverbio al primo. A fine giornata non ha potuto commentare i suoi test per motivi contrattuali, così dobbiamo affidarci alle poche parole scritte sul suo profilo Instagram: “Test fatto, buone sensazioni e squadra fantastica. Ora relax e concentrato sul 2024”.

Buona la prima, si direbbe nel cinema, anche se la strada è ancora lunghissima e non facile. HRC, però, questa volta sembra avere cambiato passo e la nuova moto ne è la dimostrazione. È una vera rivoluzione, molto diversa da quella che abbiamo visto in pista quest’anno: è più lunga (“come la Ducati” ha commentato Bagnaia) e anche più leggera (come ha certificato Mir). I giapponesi hanno capito di dovere ‘copiare’ gli europei e le nuove concessioni (con test liberi e possibilità di sviluppare il motore nel corso della stagione) saranno di grande aiuto.

Marini sembra l’uomo giusto per portare lo sviluppo perché è molto sensibile e non avrà la pressione tipica di un team ufficiale. Non è una superstar come Marquez che ha il dovere di vincere subito, il che significa che avrà la possibilità di lavorare come piace a lui: passo dopo passo, per costruire solide basi. Questo non significa che sarà una strada in discesa, ma Luca potrà andare in vacanza con qualche certezza in più.

Essere in prima squadra può fare effetti opposti a un pilota, motivarlo o schiacciarlo, e Marini sembra gasato al punto giusto. A Sepang potrà vestire quei colori Repsol che portava già ai tempi delle minimoto, al destino piace riservare sorprese.

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