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MotoGP, Gran Premio di Valencia: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Bisogna saper vincere, Pecco Bagnaia l'ha dimostrato e si è ripetuto. Tre è il numero perfetto, soprattutto quando è quello dei tuoi titoli mondiali

MotoGP: Gran Premio di Valencia: il Bello, il Brutto e il Cattivo

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Tre è il numero perfetto: tre anelli sulle dita, come i titoli mondiali vinti, gli ultimi due di fila. Ancora a Valencia, ma questa volta prendendosi anche la gara, perché Pecco Bagnaia doveva trionfare e così a fatto. Ha schiacciato una palla da basket dorata nel canestro, come aveva fatto con gli avversari. Numeri uno si nasce, ma poi bisogna anche diventarlo e ancora riconfermarsi. Come Pecco, campione di nome e di fatto, per chi non se ne fosse ancora accorto.

IL BELLO – Grande tra i grandi, un tiro a canestro da 25 punti che non valeva solo la partita ma l’intero campionato. Nel momento peggiore è ricomparso il Pecco Bagnaia migliore, quello che pensa, spinge, gestisce, emoziona: il campione capace di ripetersi, di affrontare la responsabilità del numero 1. Gli rimane la tendenza a complicarsi la vita, poco male se i risultati sono questi.

IL BRUTTO – Pochi punti, tante delusioni e nemmeno la passerella dell’ultima gara. La cura Honda ha trasformato Joan Mir nell’ombra del campione che è stato. Così evanescente da risultate invisibile, impalpabile, da dubitare in uno scambio di persona. Ha un inverno per ritrovarsi.

IL CATTIVO – La MotoGp ha bisogno di spettacolo e l’ultima trovata è il podio a sorpresa. È semplice: si prede un pilota (in questo caso Di Giannantonio), lo si innaffia di Prosecco, gli si consegna una coppa e lo si manda in conferenza stampa. Infine, gli si dice che è stato tutto un errore. Come in una candid camera, che però non fa ridere.

LA DELUSIONE – Ha perso la testa e il Mondiale, nella più brutta gara che potesse fare. L’errore in staccata e il tamponamento con Marquez sono comprensibili, ma il rientro in pista dopo il lungo poteva andare a finire (molto) male. La stagione di Jorge Martin non si tocca, un bel film, ma sul finale c’è da lavorare.

LA CONFERMA – Da stella cometa ad astro nascente il passo è breve, soprattutto se ti chiamo Fabio Di Giannantonio. Un lupetto a crescita ritardata che ora ha denti per mordere e un contratto in tasca per il prossimo anno. Non dovrà solo perdere il vizio.

L’ERRORE – Un plauso alla lungimiranza di Maverick Vinales, capace di sbagliare la scelta delle gomme sia nella Sprint sia nella gara lunga. Non era semplice, ma quando il gioco si è fatto duro si è giocato uno pneumatico morbido.

LA SORPRESA – Raul Fernandez ha chiuso in bellezza un anno sottotono. Saranno stata l’aria di casa, le vacanze alle porte, Urano in congiunzione con Saturno, ma a Valencia ha fatto la sua migliore gara in MotoGP. Non resta che iniziare nello stesso modo il 2024.

IL SORPASSO – Per Binder un sorpasso è la causa e la soluzione di tutti i problemi. Se non c’è spazio per farlo, una spallata risolve tutto. Brad ha usato le maniere forti con Alex Marquez e agli Steward non è piaciuto. Il sudafricano allora ha risolto superando a Vinales, solo per poi ridargli la posizione. 

LA CURIOSITA’ – Per la prima volta nella storia del motomondiale, nessun pilota è riuscito a vincere due gare consecutive nella classe regina.

IO L’AVEVO DETTO – Marc Marquez aveva piazzato la sua scommessa: “il titolo andrà a Jorge Martin”. Non si può sempre vincere.

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