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MotoGP, Martin: “Se Ducati non ha ancora visto il mio potenziale, non sarò mai in rosso”

“Ma sono felice dove sono, perché siamo i migliori. Ho promesso al team Pramac che un giorno saremo campioni. Non ho perso oggi il titolo, però sarei dovuto essere più paziente"

MotoGP: Martin: “Se Ducati non ha ancora visto il mio potenziale, non sarò mai in rosso”

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Nell’ultimo fine settimana dell’anno, Jorge Martin è riuscito a tenere vivo il suo sogno iridato con la gloria nella Sprint Race di sabato, per poi vederlo infrangersi nella ghiaia del Ricardo Tormo, durante il Gran Premio. Vincere entrambe le gare era l’unica opzione possibile per il madrileno del team Pramac Racing, che ha pagato a caro prezzo un eccesso di foga, tramutatosi in due errori grossi errori nei primi giri di gara: un contatto con Francesco Bagnaia in Curva 1, mentre si giocavano la testa della corsa, e un incidente con Marc Marquez in Curva 4, costato il Gran Premio a entrambi.

Ho provato a superare Pecco in un punto un po’ complicato. Mi sembrava l’opzione migliore per provare a risalire, poi però mi sono reso conto che era troppo rischioso, quindi ho cercato di restargli dietro, ma non ha funzionato perché sono stato risucchiato dalla sua scia - ha raccontato Martinator - Mi sono preso il più grosso spavento della mia vita perché stavo per spingerlo fuori. Sarebbe stato un grosso incidente, quindi ho cercato di evitarlo andando all’esterno, era molto scivoloso fuori pista, ma ho provato a rientrare”.

Un grosso errore che ha dato inizio alla furiosa dello spagnolo, terminata al sesto giro di gara.

“Avevamo una buona base, ho spinto e riuscivo a fare dei buoni giri anche gestendo le gomme. Non ho ben capito cosa stesse facendo Maverick. Non credo ci fosse bisogno di rispondere al sorpasso, visto che si giocava un sesto posto, mentre io ero in lotta per il campionato. In ogni caso, mi sentivo più forte degli altri e subito dopo averlo superato ho provato a passare anche Marc, ma forse avrei dovuto avere più pazienza - ha osservato Jorge - Pensavo di aver guadagnato la posizione, ma lui ha rilasciato i freni, quando ero già dentro la curva. Ha chiuso la linea e non c’è stato nulla che potessi fare. Ci siamo toccati e mi dispiace sia per me che per la sua caduta. Non ho ancora parlato con lui ma lo farò. Credo sia sia trattato di una combinazione di fattori, perché non è stata colpa sua ma nemmeno mia, dato che ero all’interno. È un peccato perché era la sua ultima gara con la Honda, ma le corse sono così”.

Un epilogo amaro per stagione trionfale di Jorge e del team Pramac, che si è laureato Campione del Mondo a squadre nello scorso appuntamento in Qatar.

“Dopo l’incidente volevo soltanto tornare dalla mia squadra per piangere insieme. Ora cercherò di dimenticherò quello che è successo, ma credo sarà un’esperienza importante per il futuro. Adesso siamo una squadra molto più matura e possiamo lottare per tanti altri campionati ha detto Martin, raccontando le parole ha scambiato con i suoi uomini una volta rientrato ai box: Ho promesso al team che un giorno saremo campioni. Non è successo oggi e forse non sarà l’anno prossimo, ma penso di poterci riuscire e spero succederà presto”.

Il pilota iberico, del resto, continuerà anche il prossimo anno con la formazione di Paolo Campinoti, visto che la sconfitta di Valencia ha messo fine a qualunque ipotesi di un suo approdo nel team ufficiale Ducati, nel 2024.

“Non penso proprio che vincere mi avrebbe portato automaticamente nel team ufficiale. Sono felice dove sono e penso che non avrebbe avuto senso nemmeno se avessi vinto, perché se vinci vuol dire che sei nella squadra migliore e noi lo siamo - ha commentato Martinator - Parlando sinceramente, se non hanno ancora visto che ho il mio potenziale per vestire di rosso vuol dire che non vestirò mai di rosso, perché è complicato fare più di così. Sono stato in lotta fino all’ultima gara e ho chiuso secondo. Se non mi hanno messo nel team ufficiale non lo faranno in ogni caso”.

Pur non avendo vinto il Mondiale Piloti, il madrileno non si dispera. Anzi, è più che orgoglioso per la crescita e i risultati raggiunti in questo 2023 e rilancia la sfida al prossimo anno.

“Nonostante l’incidente di oggi, credo di aver dimostrato di essere migliorato tanto in termini di costanza. Ho commesso tre errori alla domenica in 20 gare e penso abbiamo fatto un ottimo lavoro e l’obiettivo per la prossima stagione sarà quello di non farne nessuno - ha affermato - Sono orgoglioso di quanto ho fatto, ma prima di tutto voglio congratularmi con Pecco. Meritava tanto anche lui questo campionato. Ha fatto un lavoro fantastico per tutta la stagione e sono felice anche per la Ducati. Per quanto mi riguarda, quella di oggi può sembrare una giornata da dimenticare e in cui piangere, e l’ho già fatto, ma io non la vedo in questo modo. Sento che è una giornata in cui festeggiare quello che abbiamo ottenuto stando in un team satellite. Abbiamo fatto la storia e sono contento per le mie 13 vittorie. Non so quanti podi abbia ottenuto o quanti giri abbia condotto in testa, ma abbiamo fatto un lavoro eccezionale. L’obiettivo era stare tra i primi tre e abbiamo fatto molto più di questo. Quando arrivi così vicino a vincere non vuoi perdere, ma credo che non abbiamo perso oggi il titolo. Arrivare qui con 21 punti di ritardo era un grosso problema, ma eravamo i più forti da metà stagione ad oggi, quindi spero cominceremo in questo modo anche la prossima stagione”. 

Guardando in retrospettiva la sua stagione, Jorge ha ben i momenti suo chiave del campionato: quello in cui ha capito di avere una chance per puntare al titolo e le gare che gli hanno negato questa possibilità.

A Misano ho pensato di essere il più forte, è stata la sensazione migliore di tutte, ma è stato in Giappone che ho pensato che avrei potuto vincere il campionato. La pressione è aumentata e ho fatto molta fatica tra la Thailandia e il Qatar a livello mentale. Era la prima volta che avvertivo questo tipo di pressione e non mi sono divertito, mentre quando lo faccio, come in questo weekend, sono il più veloce - ha spiegato - Indonesia e Australia sono state due gare in cui sarebbe potuto cambiare l’equilibrio, tra l’essere davanti 20 punti o dietro di 27, come poi è successo. Quello è stato il punto in cui andare troppo bene mi ha dato troppa fiducia, facendomi credere di poter vincere con 5 secondi di vantaggio o con un’altra gomma, e di poter fare qualunque cosa volessi fare. Però siamo in MotoGP e non ci si può comportare così: devi essere molto consapevole di dove sei per avere sempre le stesse armi dei tuoi avversari”.

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