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MotoGP ingorda: troppo di tutto, nessuna gara con tutti i piloti titolari

La voglia di aumentare lo spettacolo ha portato al nuovo format, raddoppiando il numero di gare. Peccato che in nessuna di queste c'è stata al via l'intera griglia di piloti titolari e nel 2024 potrebbe essere peggio

MotoGP: MotoGP ingorda: troppo di tutto, nessuna gara con tutti i piloti titolari

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Quando chiedete ad un addetto ai lavori la differenza che c'è tra il mondo delle moto e quello dell'auto, una delle risposte più gettonate è 'uno zero alla fine della cifra'. Magari vederla così potrebbe apparire riduttivo, ma è innegabile che attorno al mondo delle quattro ruote girino molti più soldi e questo ovviamente si riflette tanto sul mercato quanto sullo sport.

La Formula 1 è il riferimento del Motorsport a quattro ruote, mentre la MotoGP lo è per quanto riguarda quello a due, ma menre la prima si gode un momento di grande popolarità e successo, la seconda soffre di una sorta di complesso di inferiorità che poi porta chi prende certe decisioni ad esagerare per arginarlo. 

Un esempio? Ovviamente l'introduzione in questa stagione della Sprint Race al sabato. Una novità che alla fine è piaciuta molto al pubblico, anche se ha naturalmente tolto valore alle qualifiche, almeno dal punto di vista dell'attenzione mediatica. Perché in realtà dal punto di vista sportivo, le qualifiche di oggi sono il momento davvero decisivo del fine settimana di gara perché la pole position vale per due gare e non una sola e tappa dopo tappa abbiamo avuto sempre più conferma di quanto sia vera quest'affermazione, soprattutto con le MotoGP moderne, che non rendono facile il sorpasso. Chedete ad Enea Bastianini: in Qatar ha segnato il giro più veloce all'ultimo passaggio ed ha chiuso 8° dopo aver perso tanto tempo al via scattando 14° domenica. 

I sostenitori della Sprint naturalmente sottolineano che questo format esista già in SBK, dove le gare in un fine settimana sono addirittura tre, di cui due nella giornata di domenica. Ma tra MotoGP e SBK c'è una differenza enorme ed è il calendario delle due categorie. La successione quasi febbrile di gare in MotoGP crea un problema enorme per un pilota infortunato, costretto spesso a saltare più round. In SBK il calendario è spalmato su un periodo molto più ampio, i back to back quasi non ci sono ed un eventuale infortunio spesso è recuperato da un pilota tra un round e l'altro. Nel 2023 in MotoGP solo una volta la griglia è stata completata da tutti i piloti titolari, ovvero quella di Portimao e solo per la Sprint, perché poi sono iniziati i guai. 

Guai che non riguardano poi solo i piloti, perché un calendario così fitto di eventi costringe ad un lavoro extra anche tutti i meccanici, gli ingegneri, chi guida i bilici, chi si occupa delle hospitality, insomma tutti e non solo chi poi concretizza tutto questo lavoro in pista in sella alla moto. Dobbiamo poi sottolineare che mentre almeno per la maggior parte delle squadre MotoGP i viaggi possono essere definiti 'comodi', per tutto lo schieramento di squadre medio piccole che popolano le categoria Moto2 e Moto3 la faccenda cambia drasticamente. I costi sono elevatissimi e da qualche parte si deve pur risparmiare. 

Un eccesso che, per quanto abbiamo appreso a Sepang, ha portato alcuni tecnici ad avvicinare il personale di Aruba, presente in Malesia al fianco di Bautista, per provare a fare il salto della quaglia da un paddock all'altro, magari alla ricerca di una dimensione più umana di lavoro. Tutti problemi questi che in Formula 1 non hanno per varie ragioni, tutte collegate semplicemente ai soldi. In quel paddock ogni pilota non ha un solo team, ma ci sono due vere e proprie squadre di meccanici che si alternano e lo stesso vale per la maggior parte dei ruoli connessi all'attività dentro e fuori dalla pista. 

MotoGP e Formula1: fuori le riserve!

Se poi guardiamo al lato sportivo, dobbiamo ricordare che ogni squadra di Formula 1 ha un pilota di riserva, pronto a subentrare al titolare. In MotoGP ci sono solo i tester delle Case, che spesso hanno ben più moto che piloti pronti a saltare in sella. Un problema che spesso viene risolto in Moto2 e Moto3 con wild card improbabili di piloti pronti a pagare per un momento di gloria, ma che in MotoGP presenta difficoltà ben maggiori. 

L'abbiamo detto più volte e lo ripetiamo a costo di sembrare noiosi: le MotoGP di oggi, non sono più moto 'normali'. Non si guidano d'istinto, non basta il talento puro per spremerle al limite, per quanto quello sia ovviamente fondamentale per fare la differenza. Una soluzione sarebbe l'introduzione di un terzo pilota per ogni team, ma la sostanza della questione è sempre la stessa: chi paga? C'è poi da ricordare che mentre in Formula 1 esistono simulatori avanzatissimi che permettono ai piloti di allenarsi e sperimentare le sensazioni della pista in modo assolutamente realistico, per quanto riguarda il motociclismo la faccenda è piuttosto diversa. Non esiste nulla di neanche lontanamente in grado di allenare il pilota alle sensazioni di una MotoGP ed anche le moto sportive di oggi hanno talmente poco a che fare con la guida dei prototipi da non essere il mezzo ideale per allenarsi, per quanto possano girare su tempi infernali come dimostrato ad esempio da Bagnaia a Misano con la Panigale V4. Fabio Quartararo lo disse senza mezzi termini, preferiva non allenarsi troppo con la R1 perché non lo riteneva un allenamento propedeutico all'impegno richiesto dalla M1. 

Tornando all'inizio del pezzo, c'è insomma un problema da affrontare in MotoGP, ovvero l'impossibilità di andare avanti a lungo su una strada che porta questo paddock a voler somigliare sempre di più alla Formula 1. I costi per tutti sono diventati enormi, i margini di errore per i piloti sono sempre più ridotti ed in generale qualcosa andrebbe ripensato per evitare nel 2024 di avere di nuovo una sola volta la griglia di partenza composta dai piloti titolari. Sappiamo già che per il 2024 non cambierà nulla, che ci saranno 44 gare tra Sprint e Gran Premi e che ovviamente il rischio per tanti piloti di saltare diversi round sarà elevatissimo esattemente come avvenuto in questa stagione. Speriamo che in prospettiva si ragioni per evitare di aumentare troppo il carico di stress su tutte le persone coinvolte in questo paddock che non sarà mai come quello della Formula 1. Per fortuna, aggiungiamo. 

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