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MotoGP, Fuori i secondi, Bagnaia e Martin, ma non solo: Ducati boxa davanti ad uno specchio

La singolarità del match di Losail è proprio questa: il team di Borgo Panigale boxa contro il proprio gemello che, inevitabilmente, riesce ad intuire finte ed affondi. Basilare tenere sotto controllo la pressione e, dopo Sepang, nessuno ha più jolly da giocare

MotoGP: Fuori i secondi, Bagnaia e Martin, ma non solo: Ducati boxa davanti ad uno specchio

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Si avvicina il momento della verità e si cominciano a fare i conti. Non solo con la pressione.

Se Gino Borsoi, da quest’anno team manager della Pramac non lesina elogi a Pecco Bagnaia: “sa gestire i momenti in cui la pressione sale, l’anno passato ha recuperato moltissimi punti a Quartararo nel momento decisivo”, e ribadisce che il risultato finale arriderà a chi meglio saprà gestirla: “non solo quella mentale, i protagonisti hanno tutti un warning, speriamo che a fare la differenza non sia il regolamento, sarebbe triste”, c’è chi inizia a fare i conti matematici.

Qualche dato: con due Gran Premi a disposizione, ogni gara assegnerà 37 punti complessivi, per un totale di 74. Bagnaia ne ha 14 di vantaggio. Sempre meglio di niente, ma non tantissimi.

Tanto per dire, se Jorge Martin qui in Qatar vincesse sia la Sprint che il Gran Premio, con Pecco sempre secondo, gli strapperebbe 8 punti, portando il distacco ad appena 6 lunghezze. Il che significherebbe che il mano a mano si concluderebbe a Valencia. Jorge si giocherebbe il titolo in casa.

“È molto difficile capire quale pista avvantaggi l'uno o l'altro - ha detto ieri il pilota della Pramac - Pecco ha vinto due anni fa a Valencia e io sono arrivato secondo nella mia stagione da esordiente. Però l'anno passato, con la pressione del titolo, non è riuscito a fare bene. In Qatar eravamo alla pari l'anno scorso e l'anno prima l'ho battuto. Io mi fido della mia velocità e, a parità di condizioni, da Misano non mi ha più battuto in nessuna gara. Una cosa che mi motiva molto”.

Già. In realtà Jorge Martin è l’underdog qui a Losail. E’ in svantaggio, ma quando sali sul ring devi essere capace di cancellare dalla mente ogni pensiero che non sia quello di colpire il tuo avversario. Con precisione. Inesorabilmente. Continuamente. Round dopo round o, in questo caso, giro dopo giro.

Mantenere la pressione è un esercizio complesso. Quando la pentola fischia, la pressione è ormai stabile e fornisce il massimo della sua energia. Il problema è indirizzarla. Per fortuna sembra che qui in Qatar ci si dovrà preoccupare solo di quella mentale, perché quella fisica, legata agli pneumatici, non dovrebbe essere un problema. La temperatura a Losail non raggiunge livelli di guardia.

Il tarlo, per Martin, è la sconfitta di Sepang. Ma fino ad un certo punto.

“Da quando ho capito che sono stato battuto a causa della pressione degli pneumatici sono più tranquillo. Non eravamo ad armi pari”.

Si riferisce, Jorge, al Jolly giocato dal team ufficiale Ducati che ha fatto partire sia Bagnaia che Bastianini con una pressione dello pneumatico anteriore, al limite. Cosa che ha comportato un warning. Ma il team sapeva, ed il gioco è valso la candela.

Vincere entrambe le gare per lo sfidante, è quasi un imperativo categorico.

“Posso farcela. Molto dipenderà dalle qualifiche - poi aggiunge - se qualcuno può farlo, sono io”.

Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che dall’altra parte non c’è solo un pilota con la sua stessa moto, ma c’è addirittura la Casa, la Ducati. Il team in rosso.

“Hanno delle responsabilità nei confronti dei loro sponsor, per loro è importante, ma io ho la mia squadra”, conclude lo spagnolo. E per inciso questa è composta anch’essa da uomini Ducati.

La singolarità è proprio questa. Si boxa davanti ad uno specchio che, inevitabilmente, riesce ad intuire finte ed affondi. Probabilmente Pramac la scorsa settimana sapeva anche che la coppia in rosso avrebbe usato l’arma della pressione, ma in quel caso si trattava di un imparabile montante di incontro che ti centra proprio in quel delicato momento di equilibrio instabile, mentre ti prepari ad attaccare.

Un colpo, un passo indietro e l’avversario crolla. Non l’ha visto arrivare, lo ha solo sentito. Si vince spesso così fra pugili che si conoscono bene, di cui uno, magari, è stato lo sparring dell’altro. Lo si conosce bene, e forse anche lo si sottovaluta un po’.

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