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Boscoscuro: "Vedo la MotoGP con il DRS. Aldeguer? HRC avrebbe dovuto muoversi prima"

"Ridurre la cilindrata a 850 cc non cambierà niente. Io farei una formula sul consumo con la possibilità di un DRS per facilitare i sorpassi. Tentare un pilota di 18 anni per sviluppare una moto non ha senso, farlo a novembre poi..."    

MotoGP: Boscoscuro: "Vedo la MotoGP con il DRS. Aldeguer? HRC avrebbe dovuto muoversi prima"

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A 18 anni Fermin Aldeguer è sotto i riflettori non solo per le due vittorie, a Silverstone e Buriram, conquistate quest’anno alla guida della SpeedUp, ma anche soprattutto perché il suo nome è stato associato al posto in Honda lasciato vacante da Marc Marquez.

Oggi, a 18 giorni dal test che l’HRC, come tutte le altre case, dovrà fare a Valencia quella sella è ancora vuota. E Luca Boscoscuro, boss della SpeedUp, ex pilota della gloriosa classe 250 e - diciamolo - anche talent scout di un certo successo, sorride quando, inevitabilmente, facciamo il nome del pilota a cui lui, due anni fa, ha fatto un triennale. Investendo, fatto non trascurabile, il suo denaro. Perché il team SpeedUp, la cui moto porta il nome del suo creatore, è una di quelle squadre che investe denaro nelle competizioni.

“Lo sai, io sono un appassionato, soprattutto, e quando vedo un giovane che mi piace mi impegno ancora di più”, ci ricorda l’ex pilota che nel 1996 colse il 10° posto assoluto nella quarto di litro vincendo l’IRTA Cup. In un periodo in cui c’era una differenza fra le moto dei team privati e quelle degli ufficiali.

Conosciamo il passato di Boscoscuro. Se non fosse stato per Luca il ‘predestinato’, Fabio Quartararo, portato in Moto3 dalla Dorna con una legge apposita nel 2015 riducendo per lui l'età di ingresso nel campionato dopo la conquista del CEV, sarebbe affondato. Con un 10° ed un 13° posto nella minima cilindrata al quale seguì un non entusiasmante 13° posto in Moto2 ‘El Diablo’ si lasciò alle spalle il suo inferno personale proprio grazie a Boscoscuro che lo ingaggiò e al quale deve la prima vittoria della carriera che spalancò al nizzardo le porte della Yamaha. E’ storia.

“Che vuoi che ti dica. Le voci le sento anch’io. A me però non ha chiesto niente nessuno ed al pilota nemmeno glielo domando - attacca con tono sorridente Luca, che ricordiamo schermirsi quando, correva con una Aprilia 250 privata allora, arrivava alle spalle degli ufficiali - il fatto è che la Honda…sì, insomma, non sono messi benissimo, ma se pensano di puntare su un pilota diciottenne per sviluppare una MotoGP, beh, allora…”.

Non finisce la frase, Boscoscuro. Gli viene da ridere, anzi da sorridere come quando, erano i suoi anni ruggenti, nel GP di Jugoslavia lo scambiarono per un pilota rumeno - Boscoscu - perché il suo cognome non entrava nella lista dei tempi.

“Ci sono dei piloti - continua - che maturano prima di altri. Prendiamo Acosta: ha vinto il mondiale della 125 al debutto nel 2021, l’anno successivo è arrivato 5° in Moto2 e quest’anno vincerà il titolo. Il mio Aldeguer è più giovane, ed ha fatto un percorso diverso per la sua conformazione fisica. E’ pronto per la MotoGP? La risposta è: la Honda ha chiesto un po’ a tutti, anche ad Alonso Lopez, anche a Luca Marini, al quale con tutto il rispetto io non lo avrei mai chiesto. Fosse stata la Yamaha, che fino a qualche anno fa era la migliore moto per debuttare in MotoGP, avrei detto sì, ma la Honda non è una moto facile…”.

Una breve pausa, poi riprende.
“Se fossero venuti da me a settembre, magari con una offerta a compensazione per ciò che ho investito…ma ora, a novembre…”.

C’è da dire, e da aggiungere che proprio ieri Alberto Puig ha smentito l’interessamento di HRC ad Aldeguer. Ma è vero anche che ha smentito l’interesse per Iker Lecuona, che lo stesso Puig ha fatto correre in MotoGP per ben 7 Gran Premi in sostituzione ora di Marc Marquez, ora di Alex Rins, rimandando la sua ufficializzazione in Superbike per averlo disponibile fino all’ultimo minuto. Come credergli?

Comunque non siamo nel box di Luca Boscoscuro per parlare solo del tardivo mercato dell’HRC, che a tutt’oggi è un punto interrogativo. Luca infatti è uno dei team manager più preparati del motomondiale. Farebbe la sua figura in MotoGP, perché conosce le corse in ogni loro aspetto, ed è per questo che lo sollecitiamo sul nuovo formato della classe regina. E su ciò che si dice del nuovo regolamento tecnico che dovrebbe essere approvato entro fine d’anno in vista di un cambio di rotta nel 2026.

Si parla di ridurre la cilindrata a 850 cc. E che cambia? quanti cv pensano di togliere? Se vogliamo veramente diminuire le prestazioni ed aumentare la sicurezza diamogli 12 litri di benzina, anzi diamogliene 15 ma inseriamo un DRS con l’elettronica. Si può fare: più benzina da bruciare quando sei ad un secondo da chi ti precede per facilitare i sorpassi. Ma deve essere il pilota a decidere, la strategia la deve fare lui, non i box. Sono stato recentemente in F1, al GP di Ungheria: è tutto molto bello, ma se vai a vedere le macchine in pista non c’è emozione. Qui invece ce n’è tanta. Bisogna solo tornare ad avere più sorpassi ed invece si sta facendo tutto il contrario con mezzi sì sempre più performanti, ma con freni più potenti e spazi di arresto sempre più ridotti. E’ necessario fare un passo indietro”.

Lo dicono anche campioni come Stoner. Elettronica, aerodinamica, dischi in carbonio da 355 rendono la moto più veloce, ma i sorpassi più complicati. E ci sarebbe anche da intervenire sul format stesso dei Gran Premi.

“Se fossi io a decidere eliminerei anche il warm up e le prove del sabato, farei solo la gara Sprint e farei valere il risultato come pole per il Gran Premio. Allora sì il pubblico si appassionerebbe ed i piloti si impegnerebbero per tutta la gara e non solo nei primi cinque giri, visto il punteggio ridotto”.

Sono idee rivoluzionarie quelle di Boscoscuro, e andrebbero discusse.

“Legare ancora i Gran Premi alla potenza è un nonsenso. Negli anni ’80, nell’era dei motori Turbo in F1 in qualifica si superavano i 1.000 cv, la stessa potenza che hanno oggi i motori 1600 ibridi. E allora le monoposto erano più piccole e leggere. Peraltro una formula legata al consumo, dunque all’efficienza, sarebbe anche più attuale”.

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