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SBK, La Superbike sotto il regno di Bautista e Ducati: l’impero colpisce ancora

Toprak ha provato a impensierire Alvaro, ma lo spagnolo si è rivelato mattatore a tutti gli effetti, in un'annata in cui ha alzato ulteriormente l’asticella in sella alla sua Panigale V4R

SBK: La Superbike sotto il regno di Bautista e Ducati: l’impero colpisce ancora

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Si dice che nello sport sia più difficile riconfermarsi che vincere, ma almeno all’apparenza non lo è stato per Alvaro Bautista. L’iridato 2006 della classe 125 è infatti riuscito a conquistare il suo secondo Mondiale consecutivo in Superbike a 38 anni suonati, imponendosi sui suoi avversari con una cavalcata implacabile, che lo ha portato a scrivere, e ritoccare, pagine di record della Ducati e della categoria.

Dopo aver fatto la differenza nel 2022, anno in cui ha riportato il titolo a Borgo Panigale spezzando un’attesa che durava dal 2011, il talento spagnolo ha preso ancora più in mano le redini della SBK. E si è attestato come il padrone indiscusso del campionato, in una stagione in cui ha lasciato solo le briciole ai suoi rivali, grazie all’eccezionale connubio formato con la Ducati.

Un’annata trionfale per Alvaro, che ancor prima di arrivare a Jerez, aveva già siglato il nuovo primato di vittorie in un’unica stagione, con 24 successi in 33 gare. Diventando anche il pilota più vincente con Ducati nella storia del Mondiale riservato alle derivate di serie, dopo il sorpasso su Carl Fogarty a Portimao.

Numeri che mettono in luce lo strapotere mostrato da Bautista in sella alla Panigale V4R. Un binomio dimostratosi vincente sin dalla prima uscita nel 2019 e reso ancor più inarrestabile dall’ultima evoluzione della Rossa bolognese. Una moto capace di esaltare appieno le doti di guida del 38enne attraverso un’erogazione più dolce a bassi regimi, che l’ha resa ancor più docile e scattante nelle mani del fantino spagnolo, più imprendibile che mai in accelerazione.

A nulla sono serviti gli affondi di Toprak Razgatlioglu e i due tagli di 250 giri-motore inferti alla Ducati per cercare di riequilibrare il campionato, perché in questo 2023 Alvaro si è dimostrato più forte di tutti, anche dei suoi errori. Senza nulla togliere al turco, del resto, uno dei più grandi rivali che ha avuto il ducatista in stagione è stato proprio se stesso.

Dopo aver messo a segno un filotto di 14 vittorie su 15 gare, interrotto soltanto da una caduta nella Sprint Race di Mandalika, il pilota impeccabile dello scorso anno si è riscoperto umano, commettendo degli sbagli che hanno riportato alla mente il suo esordio tra le derivate di serie.

Una scivolata al Tamburello in Gara 2 a Imola; il tamponamento a Rinaldi a Magny-Cours; e una doppia caduta in Gara 1 ad Aragon: tre piccole macchie che non hanno però mandato in crisi il pilota iberico, grazie alla crescita compiuta negli ultimi due anni. Un costante lavoro su se stesso, che ha permesso a Bautista di raggiungere la piena consapevolezza dei propri mezzi e di imparare a mantenere la calma e la lucidità anche nei momenti più complicati.

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