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MotoGP, Marquez: “sempre anteposto lo sport, ma non si può dire che corra gratis"

“Dovrebbero allinearsi tutti i pianeti per salire ancora sul podio. Il terzo posto in Giappone è stato un sogno per me e mi andrebbe bene anche se fosse il mio ultimo podio con la Honda. La pioggia in Thailandia non mi sarebbe d’aiuto, perché ci manca il feeling sul bagnato”

MotoGP: Marquez: “sempre anteposto lo sport, ma non si può dire che corra gratis"

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Comincia ad essere agli sgoccioli il tempo in Honda di Marc Marquez, che in Thailandia correrà la sua quartultima gara in sella a quella RC213V con cui ha conquistato il suo ultimo titolo, proprio sulla pista di Buriram, nel 2019. Dolci ricordi dei fasti di un tempo per l’otto volte iridato, pronto a dare il massimo sul tracciato amico del Chang Internationl Circuit, seppur con la consapevolezza che sarà difficile riuscire a ottenere un risultato di spessore, come un podio o una vittoria.

Per me il podio in Giappone è stato un sogno e se anche fosse l’ultimo a me andrebbe bene lo stesso, perché lo abbiamo ottenuto in casa della Honda, e questa è una bella cosa. Al livello attuale, dovrebbero allinearsi tutti i pianeti per poter pensare a un altro podio, perché non siamo quinti o sesti, ma decimi o dodicesimi. Siamo lontani dal podio e dobbiamo continuare a lavorare per arrivarci. È chiaro che se avremo una minima possibilità di raggiungerlo ci proveremo, come abbiamo fatto in India, dove potevamo chiudere facilmente al quarto o quinto posto, ma abbiamo provato a fare un po’ di più per arrivare sul podio, perché nessuno si ricorda di un quinto posto ma di un podio sì”, ha detto Marc ai giornalisti.

Interrogato sulla voce che vuole che nel 2024 correrà gratis nel team Gresini, Marc ha risposto sorridendo.

"Come persona ambiziosa, nella mia carriera ho sempre anteposto lo sport, il risultato, al denaro, ma non si può dire che corra gratis".

Il meteo pazzo che da sempre contraddistingue le gare asiatiche potrebbe contribuire a rimescolare le carte in tavola, ma il 30enne catalano non è convinto che l’arrivo della pioggia possa essergli di qualche aiuto.

“Le possibilità di far bene sono più elevate con la pioggia, ma è vero che quest’anno non sono riuscito a guidare bene sul bagnato, perché anche se sono stato veloce non mi sono sentito tale. Riesco a essere abbastanza rapido sul bagnato perché so quando devo frenare, quando aprire il gas e dove piegare, ma non ho il feeling con la moto. L’anno scorso le sensazioni sul bagnato erano ottime, mentre quest’anno vado bene, ma non ho un buon feeling. Per questo abbiamo faticato tanto sul bagnato su alcuni circuiti, come ad esempio quello di Silverstone - ha osservato il pilota Honda - Non c’è un aspetto che manca rispetto all’anno scorso, mancano proprio le sensazioni. È difficile riuscire a capire il limite della moto. A volte cadi senza avere nessun preavviso e questo ti toglie un po’ di sicurezza e di feeling”.

Tornare in sella dopo una caduta è sempre complicato, specialmente quando si incassa un duro colpo.

“Mi è capitato di avere delle commozioni cerebrali in passato e le sensazioni sono sicuramente diverse. Quando ti infortuni a un osso sai che poi si sistema, mentre una commozione cerebrale a volte è una buona cosa perché non ricordi cosa è successo e cosa sta accadendo, ma solitamente vuol dire che hai avuto un brutto incidente e questo non significa avere paura quando torni in sella, ma sicuramente più rispetto, ha chiosato il maggiore dei fratelli Marquez.

Come già visto in questa stagione, il pilota iberico non vuole assumersi dei rischi inutili, ma ha assicurato che continuerà a dare il massimo, come ha fatto anche a Phillip Island, dove però non è riuscito ad andare più in là del 15° posto in gara.

“Ovviamente ho spinto in Australia, ma se devi prenderti dei rischi extra preferisci farlo nelle curve lente piuttosto che in quelle veloci, perché altrimenti è facile infortunarti se cadi - ha puntualizzato Marc - Cominceremo attaccando come abbiamo fatto a Phillip Island, ma ciò non significa ottenere dei buoni risultati, bensì adottare una buona mentalità e provare a spingere sin dall’inizio per vedere se riesci a cominciare bene e stare in Top 10”.

Anche se la sua avventura con la Honda è quasi arrivata al capolinea, l’approccio del catalano non è cambiato, così come non è cambiata l’atmosfera all’interno del box del team Repsol. Nemmeno dopo l’annuncio della separazione.

“Ovviamente la gara a Mandalika è stata triste e mi sentivo strano, perché è stato un Gran Premio difficile per via della mia decisione. Non per l’ambiente, che era perfetto, ma per le sensazioni derivanti dalla scelta - ha raccontato il 30enne - Il coinvolgimento mio e della squadra è stato lo stesso, anche quello dei giapponesi, così così come la mia relazione con loro. Quando prendi una decisione del genere devi ovviamente avere carattere ed essere abbastanza uomo per andare avanti e ringraziare tutti per il lavoro che hanno svolto per tanti anni”. 

Con Marc sempre più vicino alla sua prima presa di contatto con la Ducati, c’è chi ipotizza che l’otto volte iridato segua Martin e Bagnaia più per iniziare a farsi un’idea della Desmosedici, piuttosto che per cercare di prendere la loro scia.

“Lo faccio da Portimao. Vorrei poterlo fare per vedere come va la moto, ma quando li seguo è già tanto se li vedo per tre curve - ha osservato ridendo - Che sia un problema o meno, abbiamo sempre bisogno di seguire qualcuno. All’inizio era solo la Honda a farlo, ma adesso lo fanno tutti. Mir lo fa, Rins lo ha fatto anche nelle FP2 in Australia dietro a Vinales, lo fanno tutte le Honda. È molto difficile analizzare una moto da fuori. Puoi vedere dove perde di più o di meno, ma sarà sempre migliore della tua giudicandola dall’esterno, perché non riesci a vederne i difetti. Quelli li noti una volta che ci sali”.

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