Tu sei qui

MotoGP, Albesiano: "Questa Aprilia non ha bisogno di Quartararo o Marquez"

"Per Aleix ci sarà sempre una moto fino a che vorrà, Maverick deve ancora mostrare tutto il suo valore che è altissimo. Le giapponesi? Loro sono stati corretti con le europee quando soffrivano, sarebbe giusto fare altrettanto"

MotoGP: Albesiano: "Questa Aprilia non ha bisogno di Quartararo o Marquez"

Share


Sei nel paddock di Barcellona di domenica mattina e hai la possibilità di intervistare Romano Albesiano, il padre della RS-GP che ha vinto la Sprint Race con Aleix e su questa pista semplicemente vola. Tanti argomenti di cui parlare, con la consapevolezza che quella in corso magari sarebbe diventata una giornata importante. Ecco che scatta la promessa: se vinciamo facciamo altre due chiacchiere nel pomeriggio. 

Il dio della velocità ha voluto che quella chiacchierata ulteriore ci fosse, che rappresentasse la ciliegina sulla torta di una giornata speciale che per fortuna ha regalato solo tanta gioia ed uno spavento a tutto il paddock dissipato dalle buone notizie che iniziavano ad arrivare sulle condizioni di Bagnaia. Ma è giusto partire dall'inizio, ovvero da quella chiacchierata fatta proprio poche ore prima della perentoria doppietta di Aleix e Maverick a Barcellona. 

Sembra che tu abbia disegnato l'Aprilia tenendo a mente le curve di Barcellona.
"In effetti diverse piste, non solo Barcellona. Scherzo, non è così ovviamente. Sicuramente la nostra moto è andata forte su diverse piste, ma anche di tipo opposto a questa. Non dimentichiamo che Vinales stava per fare la pole al Red Bull Ring che è l’opposto e magari avrebbe vinto a Le Mans senza il malinteso con Pecco. Credo che la nostra moto vada bene ovunque. Poi penso che alcuni piloti siano più adatti a certe piste piuttosto che ad altre, quindi per me è la somma tra le caratteristiche delle piste, quelle della moto ed il pilota. Vorrei quasi dire che è più legato al pilota che alla moto".

Insomma il pilota fa ancora la differenza, malgrado quello che si dice spesso. 
"Su certe piste è vero. Aleix fa una differenza enorme, è più adatto. Pensiamo alle piste più stop & go, dove ci sono grandi frenate, ecco su quelle Maverick funziona meglio. Quindi direi che per fortuna in questa MotoGP il pilota fa ancora la differenza. Di certo ha sempre più bisogno di una base buona, di una squadra che lo segue e gli mette a posto la moto al meglio. Questo ad esempio è un aspetto di cui si parla secondo me meno del dovuto, perché tu puoi anche avere la miglior moto del paddock, ma se non ha l’assetto giusto non vai da nessuna parte".

In effetti vediamo alcune moto che nel weekend 'crescono' più di altre. 
"Noi arriviamo in pista e generalmente se le condizioni sono normali, andiamo forte subito. Altri spesso hanno una maggiore crescita nel weekend e questo dipende magari dai piloti e altri aspetti. Noi partiamo da un livello già alto, ma per esempio se guardiamo la KTM, spesso il venerdì non li vedi, sabato già vanno meglio e poi domenica ti trovi Binder tra le ruote. Secondo me qui si vedono gli uomini più che le moto. Si parla di valore umano in generale, non solo del pilota. Tutti quelli che ci lavorano insomma".

Venerdì pomeriggio c'erano le sei moto giapponesi in fondo al gruppo. Tu cosa hai pensato?
"Otto moto italiane nelle prime posizioni della griglia. Impressionante secondo me. Non si tratta solo di aerodinamica, di certo è una parte del discorso. E’ una mia opinione personale, credo che la mentalità giapponese sia molto adatta per le moto di serie. Sono metodici, prudenti, attenti, precisi. Azzardano poco se vogliamo. Questo sulle moto di serie genera una ottima qualità generale. Nel Racing diventa probabilmente lentezza di sviluppo, ma posso sbagliarmi, è un mio pensiero".

Forse questa MotoGP è cambiata e loro ancora non si sono adattati. 
"L’accelerazione che c’è stata nello sviluppo negli ultimi anni è assurda. Se tu prendessi il modo di lavorare di oggi e lo portassi a dieci anni fa, vinceresti tutte le gare per distacco. E’ inimmaginabile il progresso tecnico che c’è stato in ogni ambito. Noi siamo partiti da un livello lontano, dal livello top della SBK che pensavamo che fosse adatto ed in realtà non lo era. Abbiamo fatto una crescita faticosa ma ci siamo arrivati, ma in questi anni il livello tecnico ha fatto una crescita incredibile, se guardi come sono fatte le moto oggi sono davvero impressionanti. Tutti i dettagli sono studiati al meglio su alcune, poi ne guardi altre e ti rendi conto che dietro c’è un pensiero ancora un po’ derivato da ere precedenti".

Pensi sia giusto il discorso sulle concessioni a loro?
"Non è bello vedere Case così prestigiose in difficoltà, non lo è affatto. Ma sono anche convinto che certi scenari possono cambiare in maniera rapida. Qui Quartararo l’anno scorso ha vinto per distacco, nel warm up ed in gara è tornato un po’ su. Basta poco per una squadra, ma veramente poco, passare dal stare lontano allo stare al top. Io non credo che abbiano bisogno di chissà quale tipo di aiuto. Poi c’è un tema di ribilanciamento di opportunità che le squadre hanno o meno. Prendiamo due casi estremi come Ducati e Yamaha. Da una parte ci sono otto moto in pista, dall’altro ce ne sono solo due. E’ chiaro che con otto moto puoi fare un lavoro di sviluppo diverso, anche durante le gare. Se sei forte, diventi sempre più forte. Forse questo è un qualcosa che andrebbe ribilanciato consentendo a chi ha poche moto in pista di svluppare di più, e magari a chi ne ha molte limitarlo in qualche modo. Questo sarebbe un meccanismo di bilanciamento nuovo, che non contraddirebbe niente di quello che è stato stabilito prima e che secondo me avrebbe un senso. Poi non è una colpa avere tante moto, vuol dire che qualcuno ha lavorato bene sia chiaro. Ma certe situazioni rischiano di creare scenari di dominio e monopolio che non fanno bene ad un campionato e vanno in qualche modo gestite. Sul tema di aiutare i giapponesi, mi sento di dire che è giusto. Quando loro erano forti e noi europee eravamo deboli, loro ci hanno dato la possibilità di migliorare, sono stati corretti, quindi non lo vedo sbagliato. Loro l’hanno fatto ed è giusto essere leali nei loro confronti".

Secondo te l'Aprilia di oggi è pronta per un Marquez o un Quartararo?
"Io credo che la moto sia matura ed anche la squadra lo sia. Ma non è nei nei nostri piani a breve. Abbiamo quattro piloti che sono fantastici, con Aleix siamo cresciuti assieme, lui ha fatto una crescita di maturità, di capacità di lavorare con la squadra, di fare le richieste giuste davvero bella. Questo secondo me ti da l’idea di quanto un pilota possa evolvere. Se io ad esempio questa evoluzione la applico su Maverick, che già a livelli altissimi, e magari migliora su alcuni aspetti come costanza o altro, penso che parliamo di un pilota con un potenziale pazzesco. Parlo a titolo di amico e tifoso, per me fino a che Aleix vuole continuare e va forte così, la moto per lui in Aprilia c’è. Lo stesso per Maverick, io da lui mi aspetto moltissimo, molto più di quello che abbiamo visto fino ad, oggi che è già tanto. Può fare un altro scatto. Oliveira è meraviglioso come pilota. Io non so dove sarebbe senza la sfortuna che ha avuto fino ad oggi, era partito da paura. Appena c’è una possibilità è davanti. Poi ha una intelligenza, un approccio che sono meravigliosi. Poi io sono innamorato di Raul Fernandez anche, perché credo che abbia un talento enorme ed abbia bisogno solo di supporto, di calma, di un’azienda che crede in lui e noi siamo quell’azienda. Noi gli daremo tutto il tempo di crescere e mostrare il suo valore che crediamo sia altissimo. Poi se Marquez è libero o Quartararo è libero, non direi che ne abbiamo particolarmente bisogno".

Avete finalmente un team satellite, ma le quattro moto non sono identiche. Ti farebbe comodo che lo fossero?
"Avere quattro moto completamente uguali mi piacerebbe chiaramente, ma è solo una questione di budget alla fine. Noi già oggi se possiamo aiutarli lo facciamo, anche se al momento il contratto prevede che loro utilizzino le moto della fine anno precedente. Il tema è sostanzialmente economico. Per noi dare una moto della scorsa stagione ha un impatto, dare una moto completamente nuova è uno scenario completamente diverso che non rientra nel budget, il punto è questo. Sarebbe uno sforzo organizzativo enorme. Già fornire le moto 2022, i ricambi e tutto è stato un impegno massacrante per noi, una cosa nuova. Però sai, si impara, ci si arriva, si cresce, ma direi che non è un fatto tecnico. Ci arriveremo nel 2027, quando cambieranno tutte le regole e quindi avremo tutte moto nuove".

Avanti qualche ora, festa sul podio e doccia di Prosecco. Sorrisi, abbracci, un momento magico. Incrociamo Romano nel paddock, che è felice di mantenere la promessa. Ci candidiamo al ruolo di portafortuna umano da portare in giro, lui accetta e chiede dove deve firmare! E' raggiante, lo strappiamo qualche istante ai festeggiamenti. 

"Dispiace molto per Pecco, spero ci sia a Misano e che non abbia nulla di grave ovviamente. Sarebbe stata una bella battaglia ed avrei sperato che finisse come sabato. Bella gara, Miguel ha avuto un calo di gomme più marcato ma bellissima gara anche lui. Essere delusi per un 5° posto è bello direi".

Bello anche il duello tra Aleix e Maverick. 
"Maverick aveva le gomme un po’ più usurate, hanno fatto entrambi una bellissima gara. Aleix ha una abitudine a questa moto che viene da anni e anni di lavoro. Con questa MotoGP, non è facile adattarsi al cambiamento. Però abbiamo un trend di crescita con Maverick bellissimo, arriverà più in alto di adesso, ne sono sicuro".

Articoli che potrebbero interessarti