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MotoGP, Lorenzo: “Tra me e Rossi c’è rispetto, non credo abbia perdonato Marquez”

“Il nostro rapporto è migliorato dopo il mio arrivo in Ducati e sarebbe divertente tornare a confrontarci in pista. Alla MotoGP mancano personalità e patisce il fatto di non essere trasmessa in chiaro”

MotoGP: Lorenzo: “Tra me e Rossi c’è rispetto, non credo abbia perdonato Marquez”

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Ritiratosi dal motociclismo dopo 18 stagioni nel Motomondiale, Jorge Lorenzo ha deciso di abbracciare il mondo dell’automobilismo, cimentandosi al volante di una 911 GT3 Cup nella Porsche Supercup, dopo aver esordito la passata stagione nella Porsche Carrera Cup Italia. Un ambiente diverso, ma per certi versi simile, a quello a cui era abituato il cinque volte iridato, che tra le auto ha ritrovato parte delle sensazioni provate gareggiando in moto.

“Alla fine si tratta di ruote, motori, benzina, elettronica e il pilota controlla la macchina, proprio come in moto. Mi dà la stessa sensazione di lavorare con la squadra, l’adrenalina della competizione, essere molto concentrato per ottenere il tempo, molto costante in gara, come lo ero in moto. Sotto questi aspetti è molto simile, ma senza il rischio e il sacrificio fisico di allenarmi cinque-otto ore al giorno, come dovevo fare prima. Ora posso avere il mio stile di vita e fare quello che voglio, ma sentire ancora le sensazioni in gara che avevo prima - ha raccontato Lorenzo in un’intervista concessa alla sito spagnolo Relevo.com - Volevo fare qualcosa in cui non fossi schiavo dell mio lavoro come lo ero in MotoGP. Sono fortunato per ciò che ho ottenuto, ho realizzato tutti i miei sogni: sono stato Campione del Mondo diverse volte e posso essere ‘in pensione’ all’età di 30 anni, cosa che poche persone possono fare. Diciotto stagioni da professionista, con tanti infortuni e sacrifici, sono tanti anni”.

Una nuova realtà che ha permesso al pilota iberico di trovare la sua dimensione ideale.

“Quello che non volevo era tornare a essere schiavo di qualcosa. Questo mi permette, quando non sono sul circuito, di fare la vita che farei se non corressi, quindi ho entrambe le cose e questo mi rende felice. Se in futuro la strada mi porterà in campionati più difficili o più professionali, allora forse dovrò cambiare un po’ il mio stile di vita. Per il momento, però, il fatto di non essere molto allenato non influisce sulle mie prestazioni in pista, perché questo tipo di auto non è molto impegnativo” ha continuato il maiorchino, a cui manca una sola sensazione di quando correva in moto: “Mi è mancato vincere. Vincere in un campionato come la MotoGP, anche se si tratta di una sola gara, è una sensazione di felicità talmente grande che è difficile da trovare altrove. Diciamo che prima avevo picchi di felicità del 110%, ma poi negli altri giorni, con allenamenti così duri e con tanta disciplina, ero felice al 40%. Ora sono sempre all’80%, quindi preferisco così”.

Lorenzo: “Alla MotoGP manca la personalità che c’era un tempo”

Allo stesso modo di Lorenzo, anche lo storico rivale Valentino Rossi ha deciso di proseguire la sua carriera tra le auto dopo l’addio alla MotoGP, approdando nel GT World Challenge, conquistanto pochi giorni fa la vittoria in Gara 2 nella Road to Le Mans, in coppia con Jerome Policand. Un campionato totalmente diverso da quello scelto dallo spagnolo, a cui però non dispiacerebbe tornare un domani a incrociare le ruote con quelle del Dottore

“Sarebbe divertente, perché penso che adesso non abbiamo la stessa pressione che avevamo in moto e potremmo sicuramente parlare di più e discutere di più cose sulle corse e sulla vita” ha chiosato Jorge, il cui rapporto con Valentino non è più teso come un tempo: “La situazione è migliorata sempre di più dopo il mio passaggio dalla Yamaha alla Ducati - ha spiegato - C’è stata molta tensione a causa di ciò che è successo nel 2015, perché lui pensava che ci fosse un accordo per farmi vincere il campionato. Ma, come si dice, il tempo guarisce tutto, giusto? Probabilmente non ha ancora perdonato Marquez per questo, ma con me le cose sono cambiate e c’è rispetto reciproco. Sono andato a trovarlo nella sua hospitality, abbiamo parlato un po’ e abbiamo fatto una foto. L’anno scorso mi ha anche invitato alla 100 chilometri dei Campioni nel suo rRnch”.

Dopo aver vissuto in prima persona l’epoca d’oro della MotoGP, resa leggendaria dai suoi duelli con Rossi, Pedrosa e Stoner, il 36enne ha dato un suo parere sul campionato e su ciò che gli manca rispetto a un tempo.

“Penso siano tre fattori. Il fatto che non sia trasmess chiaro; il fatto che prima c’erano quattro o cinque piloti che vincevano sempre, mentre ora sono in 10 o 12, e poi c’è anche la personalità, che ora non è più così marcata e fugge un po’ dal confronto - ha affermato Lorenzo - Non so se sia colpa dei social network, che fanno sì che si vada sempre d’accordo, oppure se manca proprio qualcuno con del vero carisma. Penso che, ad esempio, Pedro Acosta sia una persona molto spontanea e che quando passerà alla MotoGP sarà molto popolare. Il peccato è che le gare saranno ancora in pay-per-view e non potrà essere visto dal grande pubblico, ma è così che si è evoluto lo sport. Ora, se si vogliono vedere gli sport, bisogna pagare”.

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