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SBK, Bautista: “L’1 non è un numero che si sceglie, ma che va guadagnato”

VIDEO SCRUM "Penso che Toprak sarà il più difficile da battere quest’anno, perché è più giovane di me e Jonathan Rea, ha molto talento ed è in crescita. Non sento la pressione di dover vincere, in questo momento. Il mio obiettivo è quello di allenarmi al meglio, per guidare la moto al massimo e divertirmi”

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La Ducati tornerà a sfoggiare l'1 nel 2023 sia in MotoGP che in Superbike, dove sarà Alvaro Bautista a portare in pista il numero del Campione del Mondo, dopo aver conquistato quel titolo che gli sfuggì nel 2019, sempre in sella alla Rossa di Borgo Panigale. Una decisione resa nota durante la presentazione di questa mattina a Madonna di Campiglio, in cui lo spagnolo ha ammesso di non essersi consultato con Pecco, per il numero da applicare sull’ultima evoluzione della Panigale V4R.

“L’ho deciso prima di lui, che l’ha scelto all’ultimo, prima dello shoothing - ha spiegato Alvaro - Io l’ho scelto la settimana prima, perché è un numero molto importante, che non si può scegliere, ma bisogna guadagnare. Quindi è una motivazione in più, una sfida personale molto bella, per questa nuova stagione”.

Come cambia la tua mentalità adesso che sei campione. Senti più pressione?
“Al momento non sento la pressione. Non so se sia perché sono un po’ più vecchio dei miei avversari, ma al momento non penso tanto al risultato, quanto a passare più tempo possibile con la moto e divertirmi. Il mio obiettivo è quello di allenarmi al meglio, per guidare la moto al massimo e divertirmi in sella, perché il risultato è solo una conseguenza del feeling e delle tue motivazioni. Non sento la pressione di dover vincere, in questo momento. Voglio solo guidare la moto, perché sono due mesi che non ci salgo, e ritrovare le sensazioni che avevo per cominciare al meglio”.

Cosa farai questo inverno per migliorare le tue prestazioni?
“A parte le celebrazioni con Ducati qui in Italia, ho lavorato più o meno come ho fatto negli ultimi anni. Certamente tutti si miglioreranno e io ho lavorato in particolar modo sul fronte della concentrazione e della mentalità, come ho fatto nelle ultime stagioni. Non so cosa abbiano fatto gli altri durante l’inverno, ma non è un mio problema. Io mi concentro su me stesso, per cercare di essere un pilota migliore rispetto allo scorso anno, in cui so di aver commesso alcuni errori. Proverò a migliorare nelle aree in cui ho faticato di più la passata stagione, ma la cosa più importante è il lavoro con la moto. Avremo una nuova Panigale V4 e non mi aspetto grossi cambiamenti, ma allo stesso tempo bisognerà lavorare bene nei primi test invernali per arrivare al massimo alle prime gare. Vedremo se riusciremo a essere competitivi nei test invernali e ad avere un buon feeling con la moto”.

Hai solo certezze su questa nuova moto o anche qualche dubbio?
“Non voglio dire che una moto nuova sia sempre meglio, però penso che in questo caso sia un’evoluzione piccola perché la moto deve essere un’evoluzione di quella di serie. Per questo mi aspetto che sarà molto simile alla precedente”.

Ci sono aree della moto che vorresti migliorare?
“La percorrenza, perché è difficile riuscire a far girare la moto, soprattutto quando hai il gas chiuso. Ci sono poi altre aree in cui la combinazione tra me e la Panigale ha creato più problemi rispetto agli altri, ma anche alcune in cui possiamo essere più competitivi. Come detto non mi aspetto grossi cambiamenti nella Panigale. Forse un’erogazione più dolce del motore, ma staremo a vedere. Sarei davvero sorpreso se dovessimo compiere dei grossi passi avanti in quegli aspetti”.

Pensi che sarete sempre tu, Rea e Razgatlioglu a giocarvi il Mondiale?
“Sì, mi aspetto che saremo sempre noi tre. Penso che Toprak sarà il più difficile da battere quest’anno, perché è più giovane di me e Jonathan, ha molto talento ed è in crescita, quindi mi aspetto che sarà più competitivo rispetto all’anno scorso in cui ha faticato un po’ all’inizio, per poi andare molto forte. Penso che partirà un po’ meglio, ma dovremo anche guardare gli altri piloti che arrivano, come Petrucci; Gardner, Aegerter e Baldassarri, ma anche piloti che ci sono già, come Michael, e che possono fare un passo avanti. Io cercherò di migliorarmi, poi vedremo cosa potrò fare”.

Michael ha detto di aver cominciato ad allenarsi con BioTekna insieme a te. Sei preoccupato che possa rubarti qualche segreto?
“Dario, con BioTekna, mi ha aiutato molto mostrandomi diversi modi per approcciarmi alle gare ed essere più concentrato, più pronto e più preciso, non solo nella guida, ma anche nell'essere più concentrato su ciò che voglio. Tutti i piloti hanno iniziato a lavorare con loro, ma non con questa consistenza. Michael ha imparato molto da me l’anno scorso anno e ha voluto provare questo tipo di allenamento. Vedremo quando inizieranno le corse, perché al momento è solo da qualche mese che si sta allenando in questo modo. È complicato e non funziona per tutti alla stessa maniera. Certamente lui ha molto talento e la scorsa stagione era forte. Era il primo dopo noi tre. Credo che se riuscirà a migliorare un pochino il suo modo di approcciarsi al weekend e a lavorare nelle prove, potrà salire sul podio o anche vincere delle gare, perché ha talento e un’ottima moto. Il problema è la costanza”.

Quanto somiglia la Panigale alle MotoGP che eri abituato a guidare?
“C’è una grossa differenza. La prima volta che ho guidato la SBK l’ho trovata meno potente. I freni sono diversi, perché con quelli in carbonio riesci a fermare meglio la moto. Inoltre, la MotoGP è molto più stabile, è come se stesse su dei binari, mentre con questa devi danzare. Se provi a controllarla come una MotoGP la stressi, perché è una moto molto diversa, che non è pensata solo per la pista, come i prototipi. La nostra moto è molto simile alla versione stradale e l’unica differenza che ho riscontrato è che il serbatoio è più piccolo, ma sono molto simili a livello di performance del motore”.

Pensi che i rivali si lamenteranno ancora della questione del peso, visto che quest’anno non cambia nulla?
“Ora che ho tagliato i capelli peso anche meno (ride). Come dico sempre, non credo che aumentare il peso delle moto sia una buona soluzione, visto che parliamo di moto potenti, che pesano 168kg. Significa avere bisogno di più tempo e più spazio per fermare la moto in caso di caduta e in certi tracciati siamo già al limite con le vie di fuga. Quindi, aumentare il peso significa dover modificare alcune aree per la sicurezza. Poi, i piloti più leggeri sono più veloci sul rettilineo, non per via del peso ma per l’aerodinamica e della posizione in sella, ma hanno degli svantaggi in altre zone. Quindi, compensare andando a mettere più peso sulla moto ai piloti leggeri significa togliere loro un vantaggio, rendendolo uno svantaggio. Quindi non credo sia corretto, ma non sono io che faccio le regole”.

Cosa ne pensi delle Sprint Race in MotoGP?
“Sicuramente cambieranno il campionato, perché ci sarà il doppio delle gare. Sarà un’occasione per i piloti che faticano nelle gare lunghe e richiederà un diverso approccio alla gara, perché bisognerà spingere sin dall’inizio. Nel mio caso sarebbe un po’ problematico, perché io ho bisogno di più tempo per mandare in temperatura la gomma e se perdi tempo nei primi giri poi è difficile recuperare. Sicuramente, da fuori sarà più bello, ma i piloti dovranno adattarsi e capire come gestire questo tipo di gare”. 

Avrai la possibilità di fare qualche wildcard in MotoGP?
“Mi piacerebbe fare qualche giro sulla MotoGP e fare qualche test con loro, per ritrovare i freni in carbonio e le sensazioni della MotoGP. Anche perché vista da fuori sembra una moto non facile, ma divertente”.

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