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MotoGP, Lorenzo ammette: “Ho creato la rivalità con Rossi anche grazie alla stampa”

“Un giorno chiesi a un giornalista di farmi una domanda in conferenza stampa, per farlo sentire inferiore” ricorda Jorge, che riflette sulla tematica della rivalità con Pedrosa, Martinez e Crivillé

MotoGP: Lorenzo ammette: “Ho creato la rivalità con Rossi anche grazie alla stampa”

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La rivalità è stata uno dei temi cardine del secondo episodio della docu-serie DAZN “Cuatro Tiempos”, in cui i quattro campioni iberici, Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa, Jorge “Aspar” Martinez e Alex Crivillé hanno parlato delle battaglie in pista, di cui sono stati protagonisti nelle loro carriere. Componente di spicco del Montomondiale, il forte antagonismo tra i piloti è uno di quegli aspetti che, negli ultimi anni, stanno venendo meno in MotoGP, dove si respira una progressiva perdita di rivalità tra i protagonisti del Mondiale, a favore di un clima più disteso e cordiale rispetto a un tempo. Una situazione che non piace ai quattro campioni, tutti concordi sul fatto che “ci deve essere rivalità”.

“Ti rende migliore - chiosa Jorge Martinez - Ora si vede in conferenza stampa che si stringono la mano, si fermano in curva a fine gara per salutarsi… Mi incavolo quando lo vedo, perché ai miei tempi non era così. In qualche modo bisognava stare insieme in pista, con un feeling più o meno buono, ma ora, per me, è troppo”. Facile capire perché Aspar la pensi così, quando Alex Crivillè racconta ridendo che “Kenny Roberts ha detto che aveva un mio poster in camera sua e che di notte lo colpiva con le freccette”.

“Non è che adesso (la rivalità) manchi, è che non la capisco, perché il mio concetto di competizione forse è diverso - aggiunge Pedrosa - Ma non si può nemmeno fingere, non si può creare una rivalità dal nulla, deve essere qualcosa di reale. Nel caso mio e di Lorenzo, lui non mi piaceva e io non piacevo a lui, e così è andata la storia. Se ora vanno d'accordo non ci si può fare nulla, a meno che un giorno non succeda qualcosa che crei un problema”.

Lorenzo: “Cercavo la rivalità perché avere un nemico mi aiutava a essere più forte”

“Non ci piacevamo affatto. Inoltre, essendo entrambi spagnoli, volevamo essere i migliori spagnoli della categoria - chiosa Lorenzo ricordando gli anni in 250, l’apice del suo antagonismo con il catalano - Ricordo che sulla stampa nazionale si parlava più di 250 che di MotoGP. Nel 2003, quando ci siamo incrociati nel paddock, Dani non mi ha neanche guardato. Non ci siamo salutati, né con lui né con Alberto Puig. Siamo andati in Malesia, lui ha vinto il campionato e io sono arrivato terzo. In un momento di euforia ci siamo parlati, poi è arrivata l'Australia e non l’abbiamo più fatto”.

“Io cercavo la rivalità perché avere un nemico mi motivava, mi aiutava a essere più forte in pista - rivela il maiorchino, che tra i suoi più acerrimi avversari annovera il rivale e compagno di squadra Valentino Rossi, con cui ha dato vita a una delle rivalità più accese della MotoGPNon abbiamo avuto scontri in pista nel 2015, ma la rivalità si sentiva, anche se non abbiamo mai lottato per una vittoria o altro. A volte vincevo io, a volte vinceva lui, ma la rivalità era nell’aria fino alla fine. Lo si capiva dai media, io dicevo qualcosa, Valentino rispondeva... dalla stampa si percepiva che non ci piacevamo e che non ci parlavamo”.

E proprio la stampa è stata uno dei mezzi con cui il cinque volte iridato ha tentato di mettere pressione a Valentino, chiedendo a un giornalista spagnolo di fargli una precisa domanda in conferenza stampa: “Gli ho detto: 'in conferenza stampa, chiedimi del campionato, se Valentino meriterebbe il titolo se fosse campione'. Lui l’ha fatto e io gli ho risposto: ‘Se Valentino vincesse il titolo, per me non sarebbe meritato, sarebbe frutto delle circostanze’ - ricorda Jorge - Volevo fare pressione su di lui per farlo sentire inferiore e per influenzarlo. Ho creato questa rivalità anche attraverso la stampa, come ha fatto Rossi”.

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