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MotoGP, Pedrosa: “Rossi? Non cercava di essere il più veloce, ma di rallentarti”

“Valentino ti bloccava fino a quando non ti innervosivi e commettevi degli errori. Lo faceva con Stoner e molto spesso con me” ricorda il catalano, riflettendo sulla sua carriera

MotoGP: Pedrosa: “Rossi? Non cercava di essere il più veloce, ma di rallentarti”

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Dani Pedrosa si racconta a “Cuatro Tiempos”, la nuova docu-serie di DAZN che ha per protagonisti il Piccolo Samurai, Jorge Martínez, Alex Crivillé e Jorge Lorenzo. Quattro leggende del Motomondiale che hanno svelato diverse curiosità e aneddoti, ripercorrendo i momenti più significativi delle rispettive carriere, dagli albori fino al ritiro.

Mio padre mi ha fatto appassionare alle moto. Guardavo le gare di Crivillé negli anni '90 e ricordo che stavo sul divano con mio padre e che mi alzavo per guardare le gare in Malesia e in Giappone” rammenta il catalano, menzionando anche il suo primo incontro con Lorenzo: “Penso che la prima volta che ho incontrato Jorge sia stato nel campionato spagnolo. Già sapevo di lui, perché vinceva in Caja Madrid con la 50cc e tutti dicevano 'c'è un piccoletto che conquista tutte le gare e non lascia vincere nessun altro’”.

Pur essendo due anni più giovane del pilota di Sabadell, Lorenzo è stata proprio una delle figure che hanno accompagnato l’ex pilota spagnolo nel corso della sua carriera, così come il manager Alberto Puig e il grande rivale Valentino Rossi.

“Alberto è molto appassionato. Vuole fare bene. Sono cresciuto accanto a lui e sono stato con lui dai 13 anni, fino all'età adulta - racconta Pedrosa, prima di analizzare il suo rapporto con Valentino - La strategia di cui si serviva Rossi non era quella di essere il più veloce, che era ad esempio la mia mentalità. La sua era: ‘Vado e se riesco a rallentarlo, lo rallento’. Ti bloccava fino a quando non ti innervosivi e commettevi degli errori. Lo ha fatto con Stoner e molto spesso con me. Mi ci è voluto molto tempo per cambiare la mia strategia”.

Una strategia costruita con astuzia, come sottolinea Lorenzo: “Preparava la moto per frenare tardi. Sistemava le forcelle, cominciava a frenare con il gas aperto e lo faceva un po’ più tardi degli altri... Ad esempio, al Montmeló nel 2009 era impossibile sorpassarlo in frenata perché frenava quindici metri dopo gli altri”.

Pur non avendo avuto molta fortuna in Top Class, per via degli infortuni che ne hanno condizionato la carriera, Pedrosa è riuscito a lasciare il suo segno nelle classi minori del Motomondiale, vincendo tre Mondiali consecutivi tra il 2003 e il 2005: un titolo in 125 e due in 250, che gli hanno permesso di diventare il più giovane pilota a vincere due titoli consecutivi nella classe di mezzo.

Succede quando ci si mette d'impegno... Ci sono altre persone che vogliono la tua stessa cosa, ma l'importante è quanta forza hai” commenta Dani, che conclude parlando del suo ritiro. Una decisione maturata pian piano, che lo ha portato ad appendere il casco al chiodo nel 2018, per poi intraprendere la carriera di collaudatore.

“È qualcosa che bussa alla porta a poco a poco, o almeno è quello che è successo a me - confessa il tester KTM - All'improvviso un giorno si ha una sensazione, ma si continua ad andare avanti. Poi, molto tempo dopo, arriva un altro richiamo, che si rifiuta. E poi queste chiamate diventano sempre più costanti”. 

Fino a che non arriva il momento in cui dire “basta”: “Un giorno ho avuto un incidente con un altro pilota e mi hanno dovuto operare alla mano - ricorda il campione spagnolo - Ero in ospedale, mi sono svegliato dopo l'operazione e ho detto ai miei genitori: ‘È finita’. Non volevo essere in ospedale tutti i giorni e ciò mi ha spinto a prendere la decisione più seriamente”.

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