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SBK, Rinaldi: "Sono il primo degli altri, non basta e accetto le critiche"

"Vedere Bautista vincere il titolo fa male al proprio ego, ma è il miglior compagno di squadra che abbia avuto. Mi ha insegnato che bisogna lavorare per raggiungere gli obiettivi, anche quando sei l'unico a crederci"

SBK: Rinaldi: "Sono il primo degli altri, non basta e accetto le critiche"

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Michael Rinaldi non si fa sconti, è il primo a sapere che quello che ha fatto in questa stagione non basta e non vuole trovare scuse. “Sono il primo degli altri” commenta il suo 4° posto in campionato il pilota del team Ducati Aruba. Non è quello che vuole e, al termine di un anno in cui è rimasto a secco di vittorie mentre il suo compagno di squadra è campione del mondo, stila il suo bilancio. “Sono migliorato rispetto all’anno scorso, non ho vinto ma sono stato più costante e sono arrivato quarto in campionato” inizia dai punti positivi.

Perché è mancata la vittoria?
Secondo me i primi 3 hanno fatto un altro sport, non hanno mai sbagliato niente e non hanno concesso spazio per vincere. Però sono stato più vicino a loro rispetto allo scorso anno, è stata una stagione con degli alti e dei bassi, ma in misura minore. L’obiettivo era finire nei primi 3 in campionato, ma la realtà è stata un’altra: c’erano loro e tutti gli altri, io sono stato il primo degli altri”.

È abbastanzaNon è poco, ma l’obiettivo è stare con loro. Quando vedi una netta superiorità di altri piloti e il tuo compagno di squadra diventare campione del mondo con la tua stessa moto, la tua fame aumenta”.

La differenza è così grande?
Il fatto è che Alvaro, Johnny e Toprak in gara erano sempre davanti, anche quando il venerdì faticavano, erano sempre loro a giocarsi la vittoria, con a volte l’inserimento di qualche outsider. Hanno questa capacità di essere sempre davanti, in MotoGP c’è stata maggiore varietà, mentre in SBK i piloti sul podio sono sempre stati gli stessi”.

"Bautista, Rea e Toprak sono sempre al 100%, non hai margine se vuoi stare con loro"

Questo cosa significa?
Che hanno raggiunto un livello al top. Rea lo è da tantissimi anni e nessuno era riuscito mai a batterlo prima di Razgatlıoğlu l’anno scorso. Toprak è stato il primo a raggiungere il suo livello, poi Alvaro che è tornato in Ducati pronto per la sfida. Quindi ti trovi davanti 3 campioni del mondo, al massimo della forma e che non sbagliano mai: questo fa sì che tu non abbia margine. Devi essere sempre al 100% per stare con loro, se sei anche solo al 90%, allora ti trovi 5° o 6°. La loro forza è stata essere al 100% per tutto l’anno. Nel 2022 il ritmo in gara è stato incredibile, con il mio passo a Portimao nel 2021 avrei dato 10 secondi al secondo, invece sono arrivato 4°. Significa che i primi 3 hanno fatto un grande passo in avanti e che i miei miglioramenti non sono stati sufficienti”.

Su cosa devi lavorare per avvicinarli?
Quest’inverno inizierò un nuovo tipo di preparazione, perché se non ho vinto c’è qualcosa da migliorare, sia a livello fisico che di guida. So di essere in difficoltà quando la pista è mezza asciutta e mezza bagnata, quindi mi allenerò sul supermotard in quelle condizioni. Mi è mancata la velocità in alcuni momenti del campionato, il problema è che quando sei al tuo 100% e sei più lento degli altri, non sai dove recuperare quei decimi che ti mancano. Quando  hai un compagno di squadra che è più veloce di te, soffri a livello di ego. Forse bisogna fregarsene un po’ di più e pensare che i risultati arriveranno, questo me lo ha detto spesso Alvaro durante l’anno.

"Bautista mi ha insegnato che per raggiungere i tuoi obiettivi non basta il talento, serve il lavoro"

Quale consiglio ti ha dato?
Di non pensare che se ti mancano 6 o 7 decimi, ti basti cambiare la moto per recuperarli. È meglio non toccarla, continuare a girare e migliorare: prima farai 4°, poi 3°, poi 2°, è un lavoro che paga negli anni. Però, quando combatti contro di loro, pensare di arrivare alla prossima gara e di spaccare tutto è inutile, perché se non c’è Johnny c’è Toprak e se non c’è Toprak c’è Alvaro. È anche questo un motivo per cui quest’anno non ho vinto, nella scorsa stagione c’erano solo Rea e Razgatlıoğlu da battere e nelle piste dove serve scorrevolezza, come Misano e Barcellona, ci sono riuscito. Però quest’anno c’era anche Alvaro con la mia stessa moto e caratteristiche di guida simili alle mie, e in quei due circuiti è andato via. Devo migliorare e per riuscirci devo essere umile e non dare per scontato che basti il talento”.

Quando hai imparato da Bautista?
Alvaro è il miglior compagno di squadra che abbia mai avuto. Per prima cosa perché c’è rispetto reciproco, poi perché parliamo tanto ed è importante per entrambi. Il 90% delle volte sono io che guardo i suoi dati, ma a volte capita che io sia migliore in qualche settore e ci confrontiamo: avere questa umiltà è un suo pregio. Ha vinto il campionato a 38 anni e mi dice sempre: se hai veramente fame e credi di raggiungere un obiettivo, allora lavora. Lui fa così, per tutto l’anno si è svegliato alle 5 del mattino, anche nei momenti difficili, senza mai mettersi in dubbio. Devo imparare questa qualità da lui. Nel 2018, aveva vinto 11 gare di fila e poi aveva iniziato a cadere, e gli avevano sparato merda da tutte le parti, ma Alvaro ha continuato sulla sua strada e ha vinto: significa essere fortissimi mentalmente. In tanti, a 38 anni e con la sua carriera, si sarebbero arresi, invece lui era convinto di potercela fare e ha ottenuto il Mondiale. Anch’io voglio continuare per la mia strada, anche se sono l’unico a crederci, per raggiungere quell’obiettivo che ho in testa fin da bambino. Per arrivare al top devi mangiare tanta merda, lo hanno fatto Bautista e tanti altri campioni.

"La gente mi critica perché non sono stato davanti, devo rispondere dando del gas"

Quest’anno sei stato messo in discussione più volte dai tifosi, quanto è stato difficile sopportarlo?
Non è bello, qualsiasi cosa facessi venivo criticato, succedeva anche l’anno scorso quando vincevo. Ovviamente dà fastidio, ma l’unica cosa che conta sono i risultati, non quello che dico. Preferisco concentrarmi su di me, se ci sono delle critiche è perché con una Ducati ufficiale devi stare davanti, a volte non ci sono riuscito e quindi la gente può criticarmi. Non posso piacere a tutti, per evitare certe cose l’unico rimedio è dare del gas e cercare di giocarmi il titolo con Alvaro nel 2023, o quello dopo, o quello dopo ancora”.

Sei in Ducati da tanti anni, cosa significa fare parte della squadra ufficiale?
Hai una pressione che non avevo 6 anni fa. Vengo da una famiglia normale e quando ho vinto la Stock 1000 e ho guadagnato due lire era tutto bello. Nel team ufficiale sei costretto a fare certi risultati, quindi devi rispettare certe aspettative ed è una cosa che ti fa maturare: non puoi più essere un ragazzino, devi diventare un uomo”.

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