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SBK, Foti: la scommessa Bautista, un’attesa lunga 35 anni con le farfalle nello stomaco

Serafino è stato tra gli artefici del ritorno di Bautista in Ducati dopo la gara di Misano dello scorso anno. Nonostante i dubbi e le critiche, la pista ha premiato il team manager piemontese, il cui nome era stato accostato a Suzuki nel 2020

SBK: Foti: la scommessa Bautista, un’attesa lunga 35 anni con le farfalle nello stomaco

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Aragon, 9 aprile 2022.

Mancano pochi minuti alle ore 13:40, il momento dell’apertura della pit lane che ci accompagna verso l’inizio del Mondiale. Come ben sappiamo, la prima manche della stagione conserva da sempre un sapore speciale, sia per gli appassionati che per gli addetti ai lavori. Vuoi perché è la prima gara del Mondiale, vuoi perché è arrivato il momento di scoprire finalmente le carte dopo infiniti test, vuoi perché dopo la lunga pausa invernale si torna a correre. Di motivi ce ne sono quindi svariati.

Camminando lungo la pit lane del Motorland incontriamo Serafino Foti, il quale muove i propri passi pensieroso fuori dal box Aruba in attesa della classica sirena. I nostri sguardi si incrociano, sorridenti. Nel frattempo la tensione e l’attesa aleggiano nell’aria e al tempo stesso trapelano dal suo volto. In quei momenti diventa anche difficile trovare le giuste parole, nonostante un rapporto consolidato che ci accompagna da anni. Per certi versi la scelta migliore sarebbe lasciare spazio al silenzio e ai rumori di sottofondo provienienti dai box. Noi però scegliamo di affidarci a una semplice constatazione: “Alvaro ha fatto vedere di aver un gran passo gara nelle prove libere”. Una frase che per certi versi dice tutto e niente.  

La sua risposta: “Questo è il mio 35° anno nel Mondiale Superbike. Gli anni trascorrono, ma nonostante tutto ho ancora le farfalle nello stomaco”. In quella sua risposta si percepisce tutta la passione che scorre nelle vene di una persona che ha dedicato gran parte della sua vita alle corse, quasi a farne il proprio credo.

MISANO 2021 E IL RITORNO DI ALVARO

Pochi istanti dopo Alvaro Bautista lascerà il proprio box, dando il via alla sua corsa Mondiale. Se in pista l’assalto al titolo è partito a inizio aprile ad Aragon, al di fuori le basi sono state gettate mesi e mesi prima. Bisogna infatti tornare al round di Misano del 2021, ovvero la tappa in cui Scott Redding finì in tutte e tre le manche dietro a Michael Rinaldi. Se da una parte si festeggiava il primo trionfo del romagnolo con le vesti ufficiali, dall’altra si arrivò alla consapevolezza che con Scott ci fossero poche chance di riportare il titolo iridato a Borgo Panigale.

Serviva infatti un cambiamento o meglio, un ritorno al passato, affidandosi a colui che con la Ducati V4 aveva mostrato due anni prima di essere un vincente. Viste le difficoltà incontrate con la Honda, Serafino Foti e Stefano Cecconi sondarono infatti la pista Bautista, ancora prima che lo spagnolo si proponesse per il ritorno. Sul tavolo c’erano però altri nomi, su tutti quello di Danilo Petrucci, scaricato da KTM in MotoGP, a cui si aggiunge quello di Toprak Razgatlioglu. 

Foti non aveva però dubbi: per provare a vincere il Mondiale ci voleva Bautista! Grazie ai buoni rapporti conservati nel corso del tempo, nel giro di poche settimane venne trovata l’intesa. Peccato che sul ritorno di Bautista in Ducati ci fossero molti dubbi e perplessità, considerando soprattutto il suicidio del 2019 tra errori e cadute. Come se non bastasse, c’era chi spingeva per puntare su Petrux e chi per affidarsi a un pilota più giovane e dal talento cristallino come Razgatlioglu , la cui carta d’identità era  10 anni in meno rispetto a Bau Bau.

L’usato sicuro ha però premiato il coraggio della scelta di Aruba, che dopo un’attesa durata 11 anni ha riportato il titolo a Borgo Panigale. Un trionfo che ripaga di tutti gli sforzi profusi nel tempo, specialmente nell’era del bicilindrico con la Ducati V2. Con Chaz Davies si è tentato più volte l’assalto al titolo, ma purtroppo le aspettative sono state deluse. Siamo convinti non sia stato per nulla facile mandare giù bocconi amari contro il dominio Rea-Kawasaki. Ciò che riconosciamo di Serafino e Aruba è di aver sempre accettato la sconfitta, riconoscendo i meriti altrui, evitando la polemica.

TEAM MANAGER E NON SOLO...

In questi anni, all’interno della struttura capitanata da Stefano Cecconi, Serafino Foti è diventato molto più di un semplice team manager. Lo si potrebbe considerare infatti come il collante o una sorta di tuttofare. Detto in poche parole: “Se hai un problema, chiedi a Serafino”. La sua gratitudine e disponibilità la ricordiamo in particolare nella stagione 2020, quando si mise a disposizione del paddock nel bel mezzo della Pandemia, aiutando gli addetti ai lavori per ogni eventuale richiesta. Poteva essere un tampone last second per un volo di rientro oppure fare da filtro con Dorna per quanto riguarda le linee guida da seguire tra gli svariati DPCM in vigore nei vari Paesi.

In questi anni di Superbike, dove abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo meglio, rafforzando tra l’altro il legame dentro e fuori dalla pista, non sono ovviamente mancati opinioni e pareri divergenti. Alla fine però, ciò che ha sempre fatto la differenza, è stato il rispetto reciproco delle idee altrui con la classica battuta che spesso ha messo fine a tante delle nostre discussioni: “Sei proprio un piemontese falso e cortese”, evocando quelle che sono le origini di entrambi.

Avendo citato il 2020, nel paddock delle derivate si diffuse in quell’anno la voce che Foti avrebbe potuto lasciato la Superbike per accasarsi con Suzuki in MotoGP. Le sue competenze sembravano infatti adatte per raccogliere quel testimone lasciato da Davide Brivio. Alla fine però, come ben sappiamo, non se ne fece nulla.

Serafino rimase infatti in Aruba per rincorrere quel sogno atteso 35 anni, in un mondo chiamato Superbike. Un mondo che ancora oggi, come lui stesso ci hai detto, gli fa sentire la farfalle nello stomaco.    

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