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MotoGP, Suppo: "Avevo tante idee per Suzuki, dalla Moto2 all'aerodinamica con Dallara"

"Mi dispiace non aver potuto fare tutto quello che avevo in mente, ma ringrazio tutti perché mi hanno fatto sentire a casa. Finire vincendo a Valencia è stato un modo incredibile di salutare tutti, complimenti a Rins. Stagione storta per Mir, ma può succedere. Le moto? Andranno in pressa..."

MotoGP: Suppo: "Avevo tante idee per Suzuki, dalla Moto2 all'aerodinamica con Dallara"

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Livio Suppo ha vestito ieri per l'ultima volta i colori Suzuki nel paddock. La Casa di Hamamatsu ha chiuso per l'ultima volta le serrande del box, ma almeno l'ha fatto in un modo che resterà senza dubbio nella storia, ovvero vincendo l'ultima gara della stagione. Un addio dolce amaro, ma la festa dei ragazzi del box è stata fantastica e non ci si poteva aspettare niente di diverso da un team che ha sempre regalato più di un sorriso da quando è entrata nel paddock. 

Abbiamo incontrato Suppo domenica sera, mentre la festa stava ancora andando avanti nel box, per parlare con lui di questa esperienza che è stata senza dubbio intensa e che è culminata tra l'altro con il giorno della vittoria della Ducati nel mondiale a 15 anni di stanza dal trionfo di Stoner di cui lo stesso Suppo fu artefice. 

"Non ci poteva essere modo migliore di lasciare questo paddock - ci ha detto Suppo -  In realtà il mio sogno sarebbe stato fare primo e secondo a Valencia. Abbiamo fatto primo e sesto, ma non possiamo lamentarci. Vincere due delle ultime tre gare sapendo che ci stavamo per ritirare è qualcosa di unico credo. Per prima cosa perché difficilmente una Casa che è così competitiva decide di ritirarsi dalle competizioni, secondo perché anche ammesso che la moto fosse veloce e che piloti e squadra fossero a posto, non era facile mantenere alta la motivazione e la concentrazione per fare il finale di stagione che ha fatto Alex, quindi un grandissimo grazie a lui ed a tutti i ragazzi che sono stati veramente encomiabili".

Mir invece non è stato al massimo in questo 2022. 
"Mi dispiace molto che invece per Joan questa sia stata una stagione al di sotto di quelle che sono le sue potenzialità, ma purtroppo le stagioni no ci sono. Per lui è stata così, ma Alex devo dire che è stato veramente bravo e sono contento che inizi la sua nuova avventura con questa spinta enorme. Per l’ego personale di un pilota, un finale di stagione del genere è il massimo. Sono contento anche per Lucio Cecchinello che si troverà un pilota motivato e forte. In bocca al lupo a tutti e due". 

Che fine faranno adesso queste magnifiche GSX-RR? C'è a possibilità che vengano davvero messe sotto una pressa o si salveranno?
"Non è purtroppo una possibilità, ma una certezza. Un paio di queste moto finiranno in qualche museo, altre verranno pressate, assieme ai ricambi e tutto. Lo fanno tutte le Case giapponesi per una questione di tasse, perché altrimenti resterebbero degli asset su cui pagare tasse. Non essendo più utilizzabili, fanno questa scelta di pressare tutto da sempre". 

Ti resta l'amaro in bocca per non aver potuto fare tutto quello che volevi con la Suzuki?
"Mi piaceva l’idea di poter sviluppare un progetto vincente, come poi già era quello Suzuki come abbiamo visto oggi. Avevamo tante cose da inventare ancora, non abbiamo fatto un team satellite che avrei voluto fare, avrei voluto fare un team in Moto2 per far crescere i piloti. Di cose da fare ce n’erano un sacco, c’era da convincere i giapponesi a lavorare di più sull’aerodinamica e mi sarebbe piaciuto magari sviluppare in collaborazione con Dallara che ho avuto l’onore di conoscere. Avevo un sacco di idee che mi sarebbe piaciuto provare a realizzare". 

Adesso cosa farai?
"Ho detto qualche volta che se dovessi trovare lungo la strada qualche pilota con cui mi sento particolarmente in sintonia, magari non mi dispiacerebbe aiutarlo. Non vorrei definirmi un manager di piloti, quanto piuttosto fare proprio da mentore per aiutare con la mia esperienza qualche ragazzo. Ma non sono sicuro che lo farò, dipenderà da un sacco di cose. Per adesso mi prendo un attimo di vacanza, gli ultimi mesi sono stati impegnativi e poi tornare a seguire la mia azienda di bicicletta". 

L'ultimo mondiale della Ducati tu l'hai vissuto nel box. 
"Si, è stato buffo viverlo con altri colori. Quando Alex era in testa, ho pensato che sarei stato contento di vedere vincere Pecco anche grazie alla vittoria di Rins, quindi un minimo abbiamo contribuito anche noi. Mi fa piacere per Ducati, ci sono tanti ragazzi che conosco bene, il primo è Gabarrini che c’era anche quando abbiamo vinto nel 2007 e poi l’ho avuto anche in Honda con Stoner nel 2011. Ci sono affezionato, a lui e tanti altri. Sono davvero contento per loro, dopo degli anni non facili sono riusciti sicuramente grazie a Gigi a riformare un gruppo e fare una moto che di certo è la miglior Ducati che ci sia mai stata, ma è da un po’ di anni che ci giravano attorno. Hanno anche avuto la sfortuna di incontrare sul proprio cammino un fenomeno come Marquez al top della sua carriera, però diciamo che si meritavano da un punto di vista tecnico questo titolo da qualche anno. Pecco è stato bravissimo, soprattutto a recuperare un inizio stagione abbastanza disastroso. Bello pensare che se lo sport può dare degli insegnamenti, se pensiamo ad Alex con la Suzuki oggi e Pecco, sono due begli esempi di come sia importante non mollare mai, crederci sempre e dare il massimo fino alla fine".

Se ne va forse il team più simpatico del paddock. 
"Si è così, ma di certo non è un merito mio questo. E’ una squadra che è nata così, probabilmente anche il fatto di non essere mai stata una delle big ha contribuito. Quando sei un outsider, sei naturalmente più simpatico. Comunque il gruppo delle persone di Suzuki è molto ben amalgamato, con una empatia incredibile e l’ho vissuto io per primo. Quando sono arrivato in Qatar, mi hanno fatto sentire subito a casa. Non finirò mai di ringraziarli, perché questa è stata un’esperienza breve, più del previsto, ma assolutamente fantastica".

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