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MotoGP, Pietro Bagnaia: "Pecco aveva un sogno, sostenerlo mai un sacrificio"

"Io papà di un campione del mondo? Ci ho sempre creduto, il mio cuore era con lui. Da bambino gli dovevo correre dietro, ora non ci provo nemmeno"

MotoGP: Pietro Bagnaia: "Pecco aveva un sogno, sostenerlo mai un sacrificio"

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Ho bisogno di respirare”, Pietro Bagnaia, il papà di Pecco ha vissuto 27 giri in apnea. Ha sofferto con il figlio, guardandolo a bordo pista, curva dopo curva. Quando la gara è finita, non riusciva quasi a parlare. Qualche ora dopo aveva ritrovato un po' di tranquillita il sorriso stampato sul suo volto valeva più di mille risposte.

Ora sei il papà di un campione del mondo della MotoGP.
Ci credevo, il mio cuore è sempre stato con lui, cercando di essere la sua spalla quando ne aveva bisogno e applaudendolo quando era felice. Questo titolo è una soddisfazione e devo ancora godermela, capirla, ma sono orgoglioso. Lui e la squadra sono riusciti a superare tanti momenti difficili insieme, cosa puoi dire a persone così?”.

Dopo 50 anni ha centrato il titolo su una moto italiana, come Agostini.
Sono un amante dello sport e dei buoni sentimenti, non ho parole quando sento nominare Agostini”.

Quanto hai sofferto oggi?
Tantissimo. Guardo sempre le gare con mio figlio Filippo perché siamo uguali: parliamo poco e stiamo molto attenti. È stata lunga, quando ho visto saltare via un’aletta mi sono preoccupato. È stata una gara in difesa, ma è andata benissimo così: ha gestito tutto in modo perfetto”.

È stato difficile stargli a fianco dagli inizi a questo momento?
Dico da sempre la stessa cosa: non ho mai pensato per un momento nella mia vita che sostenerlo fosse un sacrificio. Quando hai a che fare con un figlio che sogna, non può esserlo, è come se volesse laurearsi in medicina o prendere una qualsiasi altra strada”.

Siete sempre andati d’accordo?
È normale che fra padre e figlio ogni tanto si litighi. Da piccolo era iperattivo, bisognava corrergli dietro, ma grossi casini non ne ha mai fatti. Oggi, a corrergli dietro non ci provo più (ride)”.

Era ancora minorenne quando aveva lasciato Chivasso per trasferirsi a Pesaro, nell’Academy di Valentino.
Ho un altro figlio più piccolo e sto cercando di mandarlo a studiare in Canada o in Austrialia. È stata la stessa cosa con Pecco, soprattutto nel 2013 quando è entrato nel Mondiale. Aveva capito che a Torino non avrebbe potuto allenarsi in moto quanto gli altri piloti, così ha deciso, nonostante le palpitazioni della mamma, che quella sarebbe stata la sua vita. Ora sono tanti anni che vive lontano, ma vivendo sul mare ci piace andarlo a trovare”.

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