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MotoGP, Ciabatti: “Con Bagnaia e Bastianini abbiamo in casa i campioni del futuro”

“Abbiamo fatto qualcosa di clamoroso. Dopo il Sachsenring ci siamo impegnati ancor di più, pensando gara per gara. Pecco e la moto si sono confermati un grande binomio, la scelta di puntare sui giovani ha pagato. Ducati possiede una delle migliori moto e i due piloti più vincenti del 2022, nel 2023 saremo i più forti”

MotoGP: Ciabatti: “Con Bagnaia e Bastianini abbiamo in casa i campioni del futuro”

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Al Ricardo Tormo di Valencia, Francesco Bagnaia ha completato il proprio capolavoro. “Pecco” è il nuovo campione del mondo MotoGP, un’impresa senza precedenti che resterà scolpita nella storia del motociclismo. Ritrovatosi distante 91 lunghezze da Fabio Quartararo a metà stagione, il numero 63 non si è mai dato per vinto, realizzando una missione a tratti insperata e riportando un alloro che in quel di Borgo Panigale mancava da 15 lunghi anni. Il direttore sportivo Paolo Ciabatti non nasconde l’emozione nel post-gara, per una Ducati solida e perfetta che ottiene persino l’en plein con il titolo squadre (seconda volta consecutiva) e marche (terza volta consecutiva).

“Meno male che è finita - esordisce scherzando Ciabatti - questa settimana è stata un crescendo di tensione. Sapevamo che a Quartararo sarebbe servito un miracolo, ma è un pilota forte, lo ha dimostrato oggi e storicamente nelle gare mai dire mai. Per noi è importante essere riusciti a vincere anche il mondiale piloti che ci mancava dal 2007, anche se rispetto ad allora è un’altra MotoGP con tanti piloti e più marchi competitivi. Significa tanto soprattutto per tutte le persone che lavorano quotidianamente a Bologna nel reparto corse. Numeri alla mano, Pecco e la moto si sono confermati un grandissimo binomio, compiendo qualcosa come 189 giri in testa nel corso della stagione. Abbiamo in casa il pilota del futuro. Adesso abbassiamo i battiti cardiaci perché non siamo più giovanissimi (ride) e cerchiamo di goderci questo successo”.

Era mezzo secolo che in classe regina non trionfava un binomio pilota-moto tutto tricolore (l’ultimo fu Giacomo Agostini su MV Agusta nel 1972).
“Un lasso di tempo impressionante. Un successo però fondamentale per Pecco, Ducati, tifosi, appassionati e spero anche per tutto il nostro Paese”.

È l’inizio di una nuova era?
“Lo spero! Adesso c’è una generazione di piloti giovani e velocissimi. Quartararo è campione uscente, Pecco lo è appena diventato, più tanti altri in grado di lottare per il mondiale con moto davvero performanti. Ducati possiede in primis una delle moto più competitive, se non la più competitiva della griglia e ci auguriamo che la versione 2023 rappresenti un ulteriore passo in avanti. E in aggiunta i due piloti che hanno ottenuto il maggior numero di vittorie in stagione (Bagnaia e Bastianini, ndr), quindi il prossimo anno saremo la squadra più forte”.

Ducati veniva considerata una grande incompiuta: hai pensato alle critiche che vi hanno mosso negli anni passati?
“Sapevamo di avere un mezzo veloce, che andava migliorato però in certe aree. Non è semplice in quanto, se ci fosse una ricetta per ideare la moto perfetta, tutti la copierebbero. Ha pagato il duro lavoro dei nostri ingegneri e ci siamo riusciti alla grande. La nostra moto ha consentito a sette piloti su otto di siglare almeno una pole position ed a praticamente ognuno di loro di lottare per il podio in gara”.

Pecco da buon capitano non ha deluso le aspettative.
“Una scelta difficile, criticata da alcuni, ma posso capirlo. Nel 2020 abbiamo deciso di attuare una rivoluzione, puntando sui giovani. I risultati di questo campionato dimostrano che avevamo ragione. Forse spiacevole sotto l’aspetto umano perché c’erano dei rapporti di amicizia e quando uno come Jack (Miller, ndr) deve salutare, dispiace sempre. Bisogna altresì pensare al futuro ed a cosa è meglio per l’azienda e la squadra. Siamo convinti di aver fatto la scelta giusta”.

Qual è il ricordo che conserverai di questa stagione?
“Ci sono un sacco di bei momenti. Dopo il GP del Sachsenring non eravamo per niente ottimisti. Quando però abbiamo vinto quattro gare di fila con Pecco abbiamo realizzato che, forse, potevamo farcela per davvero. Non avevamo nulla da perdere e in quell’istante ci siamo impegnati ancora di più, pensando gara per gara, il traguardo non era impossibile. Recuperare 91 punti di svantaggio… abbiamo fatto qualcosa di clamoroso ed eccezionale. Almeno io lo ricorderò per sempre perché si tratta del mio primo titolo mondiale piloti in MotoGP”.

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