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MotoGP, Brivio: "Dispiaciuto per addio Suzuki, preoccupato per Yamaha e Honda"

Davide in visita a Valencia: "Volevo essere qui per salutare i ragazzi di Suzuki, un peccato che una squadra così chiuda quando ha vinto una gara poche settimane fa. Alle altre Case giapponesi serve un cambio di passo"

MotoGP: Brivio: "Dispiaciuto per addio Suzuki, preoccupato per Yamaha e Honda"

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Davide Brivio è nel paddock di Valencia in questo ultimo weekend della stagione, che coincide ovviamente anche con l'ultimo fine settimana di gara del Team Suzuki, una squadra riportata in MotoGP proprio da Brivio. L'abbiamo incontrato in giro per il paddock, un posto in cui il manager è stato protagonista di tanti successi lungo i trent'anni di carriera culmimati con il titolo conquistato da Joan Mir nel 2020. La sfida successiva nella carriera di Brivio è stata la Formula 1 con l'Alpine, ma la passione ed il cuore di Davide restano legati in modo indissolubile alla MotoGP. 

Sei qui per salutare Suzuki, sarà triste per te vedere quello che è accaduto. 
"Certo è un peccato, mi dispiace molto. Ho voluto essere qui per salutare i ragazzi, volevo assolutamente essere qui. E’ triste vedere una squadra così che chiude, perché penso che sia un vero peccato. Ha vinto una gara poche settimane fa, credo che ci fosse il potenziale per fare molto bene, dopo i primi anni dove c’erano state un po’ di difficoltà, credo che anche gli ingegneri giapponesi avessero acquisito un certo ritmo. Si poteva mettere a frutto tutta questa esperienza, invece è un percorso che purtroppo oggi si interrompe". 

Prima il ritiro di Valentino Rossi, adesso quello della Suzuki. Se ne sono andati due punti fermi della tua carriera in MotoGP. 
"E' vero, ma io spero di trovare sempre ospitalità nel paddock! Sono uscito dalla MotoGP, ho fatto altre scelte. Ma sono stato qui trent’anni, quindi è un ambiente che mi piace molto e che conosco bene. Spero di rimanere sempre legato in qualche modo a questo paddock, tornerò sempre a vedere le gare. Io resterò per sempre un grande appassionato di MotoGP, resto sempre informato su quello che succede. Questo legame lo sento sempre, resta una parte importante di me. Ho avuto delle belle soddisfazioni qui, quindi è normale che sia così". 

Pensi che il ritiro di Suzuki sia un campanello d'allarme sottovalutato?
"Io sono preoccupato in questo panorama dallo stato di salute delle altre due aziende giapponesi, appurato che l’avventura di Suzuki finisce quest’anno. Perché credo che debbano cambiare passo, per restare al passo. E perdona il gioco di parole! Penso che questo sport dal punto di vista tecnico si stia evolvendo, sta cambiando e crescendo. Forse i giapponesi sono stati colti un po’ impreparati da tutto questo e se vogliono continuare a giocare questa partita, devono rivedere diverse cose". 

Dopo due anni in Formula 1, cosa pensi che i due campionati possano imparare l'uno dall'altro?
"Non so cosa la Formula 1 possa imparare dalla MotoGP. Qui ci sono delle qualità che sono diciamo, legate alla passione. Si respira molto l’aspetto sportivo. In Formula 1 sta diventando tutto come una grande industria, un po’ come nel calcio, nell’NBA, in sport di questo tipo insomma. Diciamo che in questi sport il business è importante, ma non lo dico in senso negativo. La MotoGP è invece molto sport e basta, una cosa molto romantica e che mi piace moltissimo. Penso che la MotoGP possa imparare dalla Formula 1 dal punto di vista tecnico, lì è tutto esasperato. Ci sono più ingegneri, c’è un’analisi diversa dei dati, molto più attenta. Ma in generale credo che già si stia andando in quella direzione, come nel campo aerodinamico Diversi team si stanno rivolgendo già al mondo della Formula 1". 

La Formula 1 ha avuto un'esplosione in questi anni, secondo te cosa manca alla MotoGP per fare altrettanto?
"A livello di business la MotoGP dovrebbe trovare il modo di essere più sostenibile, e questo è un compito difficilissimo. Sarebbe buono che le squadre riuscissero a non dipendere da Dorna, che però ha fatto un lavoro egregio in questi anni. Gli permette di pagarsi le moto, di lavorare bene, ma forse si potrebbe fare anche meglio". 
 

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