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MotoGP, Marquez: "Oggi si guida come una Moto3: non è più tutto nelle mani del pilota"

"Prima non avevi tutta la coppia a disposizione nelle prime marce: si giocava con il peso del corpo, con il freno posteriore fino alla quarta marcia. Ora è come essere su una Moto3: stai in carenatura tutto aperto. Questo è il limite. Qui darò il massimo, in questa gara voglio vedere se ho ancora il fuoco dentro"

MotoGP: Marquez: "Oggi si guida come una Moto3: non è più tutto nelle mani del pilota"

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Marquez sta tornando. Ce ne stiamo rendendo conto osservandolo guidare sempre più con quell’abbandono un po’ folle che ha fin dall’inizio contraddistinto il suo pilotaggio. Marc non è più al limite, oggettivo, che la sua Honda ha dimostrato di avere quest’anno: è un po’ oltre ed il quarto tempo di oggi, a meno di due decimi dal poleman provvisorio, Luca Marini, lo dimostra.

“La giornata è stata positiva e oggi ho attaccato davvero, per questo sono caduto due volte - ha iniziato a spiegare con la voce arrochita da un inizio di influenza - Ho spinto fin dall'inizio perché voglio fare un buon weekend all'ultima gara dell'anno. Vediamo cosa succederà, perché qui sono tutti molto forti, e nelle FP2 si è visto che molti sono riusciti a fare un passo avanti. Comunque, continuerò a lavorare e a spingere. Forse cadrò di nuovo, ma sono qui per cercare di essere il più veloce possibile. Purtroppo, questo fine settimana mi sento piuttosto male a causa di un raffreddore e sto prendendo molte vitamine e medicine per cercare di essere il più forte possibile domenica".

Compatibilmente con il fatto che l’otto volte iridato sta usando parte del tempo delle prove per trovare una prima linea di sviluppo della RC213-V 2023, e non essere costretto a deliberare tutto nell’unico giorno di test, martedì prossimo, che avrà a disposizione prima della pausa invernale. Questo vale soprattutto per la nuova aerodinamica che si ispira chiaramente alla Ducati, con i ‘soffiaggi’ sulla pancia della carenatura che dovrebbero garantire maggiore aderenza.

“Sinceramente non ancora avuto l’opportunità di provare il nuovo pacchetto aerodinamico comparandolo con il precedente - ha confessato - Lo ho montato in Australia, ma qui non c’è stata l’opportunità di provarli entrambi, perché modificando il pacchetto aerodinamica il bilanciamento della moto cambia molto, ed infatti sono anche caduto. Martedì lavorerò su questi dettagli”.

E’ uno dei pochi piloti, Marquez, in grado di spiegare con poche parole quanto l’aerodinamica ha influito sulla guida delle moderne MotoGP.

“E’ facile: prima era tutto più affidato al pilota, alla sua manualità. Avevi tutta la coppia disponibile del motore solo dalla quarta alla sesta, ora con l’abbassatore e l’aerodinamica avanzata, ce l’hai già in terza marcia. Prima si giocava con il peso del corpo, con il freno posteriore fino alla quarta marcia. Ora è come essere su una Moto3: stai in carenatura tutto aperto. Questo è il limite. C’è dell’altro. In frenata le moto sono molto stabili: freni dritto, e quando entri rilasci molto il freno, perché il massimo della deportanza ce l’hai a moto dritta. Questo costringe ad uno stile di guida diverso, sul giro singolo. Poi in gara se sei dietro a qualcuno, o c’è una grande differenza di prestazioni o è molto difficile superare”.

Il Marquez dell’ultimo Gran Premio a Valencia è un ragazzo super determinato.

“Il grip oggi era buono, rispetto alla Malesia la nostra moto funziona meglio - ha proseguito e poi ha aggiunto - comunque siamo in Spagna, davanti ai miei tifosi, sono caduto già due volte, ma correrò rischi anche in gara. Voglio fare un buon risultato”.

Non lo dice, Marc, ma punta a chiudere l’anno con un acuto.

“Sono contento - ripete - Il target del mio ritorno era migliorare, ed oggi mi sono sentito bene ho guidato normalmente, come non mi succedeva da tempo ed è per questo che sono caduto due volte. Purtroppo non sto bene fisicamente, non ho voce, sto prendendo medicine. Spero di stare meglio domani e domenica”.

A Phillip Island Marc è salito sul podio, secondo alle spalle di Bagnaia, poi a Sepang non è andato più in là di un settimo posto.

“Ho faticato quanto mi aspettavo, qui come prestazione saremo fra Australia e Malesia, ed infatti siamo lì: sarà difficile partire nelle prime due file, forse centrerò terza. Prenderò più rischi e poi vedremo come andrà. Io in questa gara voglio vedere se ho ancora il fuoco dentro. Sono sicuro di averlo, per questo devo metterci più del mio. Ovviamente ho quello che ho (parla della moto N.d.R.) e potrò fare quello che potrò fare”.

Una breve pausa, quindi  spiega nel dettaglio quali sono le debolezze della Honda.

“Stiamo soffrendo molto in frenata. In Malesia già perdevo tanto, ed infatti oggi nelle due frenate forte di Valencia, curva 1 ecurva 2 sono caduto. Stiamo soffrendo. Se mi chiedete perché sono andato così forte in Australia, vi ricordo che a Phillip Island non ci sono frenate violente, in curva 4 e 10, si frena,  ma non così forte. E questo è uno dei punti forti del mio pilotaggio…La testa mi dice che posso andare più forte, osare di più, ma la moto non lo permette e cado”.

Un Marquez rischiatutto, come sempre è stato.

“Si, ho deciso di rischiare e mi assumo le conseguenze. Nella prima caduta, oggi, è stato un cambio di aerodinamica, nella seconda è stata più un errore mio. Questa pista mi piace ed infatti all’inizio andavo forte, ma pian piano gli altri migliorano. Al momento stiamo in top 5 e forse da podio, per il ritmo, ma domani i piloti Ducati faranno un passo avanti e sarà più difficile. Oggi ho provato una cosa grande ed il tempo lo ho fatto con questa, domani non la userò  ed utilizzerò quello che conosco meglio, peraltro la carena con la qual sono caduto. Devo preparami per martedì: al punto che stiamo non ha senso toccare un millimetro qui o lì: dobbiamo lavorare su cose grandi ma sempre cercando di fare il massimo"

Marquez risponde poi con passione sull’uscita di scena della Clinica Mobile, sostituita da un’altra struttura.

Il servizio sarà lo stesso, ce lo hanno spiegato, con altre tecnologia e altre persone. Ci saranno comunque i fisioterapisti che io uso solo nelle trasferte oltreoceano, perché in Europa ho il mio personale, Carlos. Comunque parlare dell’assenza della Clinica Mobile è solo una cosa romantica, emozionale, perché della struttura creata dal dottor Costa era rimasto solo il nome. Quando Costa  si è fermato non è stato più lo stesso, Claudio era mosso dalla passione, non pensava al guadagno. Oggi la Clinica fa parte del business. Il tempo ci dirà se sarà meglio o no. Questo vale anche per il cambio con Franco Uncini a capo della sicurezza. Lui era ad un livello molto alto, ovviamente, ma penso che Tome farà un buon lavoro. Del resto una impresa mette a capo dei vari settori chi ritiene più adatto. Spero che si relazioni bene con noi piloti”.

L'ultima domanda è sul duello finale fra Quartararo e Bagnaia.

"Devono succedere grandi cose perché il titolo rimanga a Quartararo e la prima è che deve vincere, Fabio partirà con grande voglia, ma è come nel mio caso: anche io ho molta voglia ma dispongo di quello che ho, e se poi se perdi un decimo sulla retta o in altri punti, più di tanto non puoi fare. Ovviamente Pecco può essere un po' nervoso, ma il punto fondamentale è che sono tante le Ducati che possono vincere. A livello di ritmo è messo bene, forse non da prima fila, ma da seconda, ma avrà tante Ducati davanti...".

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