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MotoGP, Petrucci: Quando ho visto il tempo in Q1 mi sono detto 'ca...'

"Mi sembrava di aver fatto il giro perfetto, invece mi sono fermato a 1'31"6. Mi sento molto stanco, qui soffrivo già quando ero in perfetta forma, ora sono a posto per la SBK, ma non per la MotoGP. E' tutto diverso"

MotoGP: Petrucci: Quando ho visto il tempo in Q1 mi sono detto 'ca...'

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C'è forse un pizzico di rammarico nelle parole di Danilo Petrucci al termine della seconda giornata di lavoro in sella alla GSX-RR. Chiamato dal Team Suzuki Ecstar per sostituire l'infortunato Joan Mir, il vicecampione 2022 del MotoAmerica Superbike partirà domani dall'ultima casella dello schieramento al Chang International Circuit di Buriram. Difficile chiedergli di più dopo appena quattro turni sulle spalle, ma il diretto interessato non nasconde di avere un potenziale ben superiore alla 24esima posizione.

"Oggi ho capito che devi avere un'ottima conoscenza della moto per andare all'assalto del tempo sul giro. Questa mattina nella FP3 ho notato che le traiettorie mie e di Rins sono differenti. Rispetto a quello a cui ero abituato in passato, la moto si muove e accelera di più quando metti la gomma nuova al posteriore. Per me è tutto nuovo e all'inizio è stato quasi scioccante. In avvio di Q1 ho stampato senza troppe difficoltà un 1'32"0 stando in scia a Darryn Binder. A quel punto ho ipotizzato che con il secondo treno di soft avrei potuto migliorare fino al 1'31 basso. Mi sembrava di aver fatto il giro perfetto, invece mi sono fermato a 1'31"6. 'Cazzo' mi sono detto. Il mio obiettivo era di non terminare ultimo, non ci sono riuscito per pochi decimi. Dispiaciuto? No. Sono comunque confidente in previsione della gara, sul ritmo non siamo distanti dai piloti che ci precedono e che stanno nella mischia da parecchio più tempo di me. Domani non mi dispiacerebbe se piovesse in quanto la mia condizione fisica è terribile (ride)".

Il pilota ternano entra a tal proposito nel dettaglio.
"Nonostante abbia avuto modo di riposare, mi sento molto stanco. In Superbike mi sono trovato a mio agio, però il livello delle moto di serie in termini di frenata, accelerazione e velocità in curva non è lo stesso delle MotoGP. Probabilmente ho scelto il posto peggiore per tornare. Questo tracciato mi metteva a dura prova nel biennio 2018-19 quando ero in forma, figuriamoci adesso che non salivo su una MotoGP da un anno, con una preparazione fisica impostata prettamente sulla Superbike. Fortunatamente o sfortunatamente, dipende dai punti di vista, non mi gioco il campionato".

Non manca un simpatico siparietto con il proprio capo-tecnico.
"Mi ha detto che più ti stanchi e più vai forte con la Suzuki. Gli ho risposto scherzosamente che allora dopo cinque giri potremmo pensare di vincere la gara (ride)! Sono davvero felice di poter lavorare e correre in una squadra del genere".

Come procede la presa di contatto con la nuova moto?
"Mi piace un sacco ed è incredibile quanta velocità puoi portare a centro curva, la Suzuki ti consente di stare al massimo angolo di piega, vicino al cordolo e avere una grande velocità di percorrenza. Devo ancora prenderci la mano perché è qualcosa che non avevo mai provato prima. Bisogna essere fluidi e meno spigolosi nella guida. Le moto che ho guidato in precedenza prediligevano una forte staccata, la Suzuki all'opposto no. Infatti continuo a faticare nel primo settore, specialmente la prima curva, dove ci sono le staccate più impegnative".

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