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SBK, Letizia Marchetti: dalla palestra alla pista con la Yamaha nella R7 Cup

“Dopo quattro anni di assenza sono tornata in moto. Non siamo solo donne, una volta che indossi il casco in pista non c’è differenza tra uomo e donna”

SBK: Letizia Marchetti: dalla palestra alla pista con la Yamaha nella R7 Cup

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A Barcellona è andata in scena lo scorso weekend la finale della R7 Cup e per l’occasione a tenere alto il tricolore c’era anche Letizia Marchetti. Dopo quattro anni di stop, la pilota capitolina ha deciso di rimettere casco e tuta, presentando ai blocchi di partenza della stagione 2022 in sella alla sua Yamaha.

Una sorta di ritorno all’ultimo, dove Letizia è stata chiamata a prendere confidenza con la moto tra i cordoli di quelle piste che tanto le erano mancate in questi ultimi anni. L’emozione per il ritorno è la stessa del classico primo giorno di scuola.

“Mi fa strano pensare che quattro anni fa avevo detto basta e poi sono tornata – ha esordito sorridendo Letizia – è stata una stagione tutta di corsa, preparata all’ultimo, ma sono comunque entusiasta di esserci stata e di tornare in sella alla moto. Fai conto che ho avuto la R7 una settimana prima di andare a Cremona, ma tornare in sella è stato speciale”.

Questo nuovo capitolo lo potremmo definire come una sorta di Lety 2.0.
“Certo, perché no? Ovviamente non è stato semplice, dato che quattro anni senza corse si sentono e la cosa più complicata è stata quella di adattarsi alla Yamaha. Un passo alla volta sono riuscita a imparare tutti gli automatismi, portando a termine la stagione”.

Alla fine tuo marito David ha fatto bene a convincerti a salire in moto circa 20 anni fa, quando ancora non era amore.
“Certo! È grazie a lui che mi sono avvicinato alle moto. Da piccola io volevo fare l’insegnante, poi ho iniziato a lavorare come fitness trainer in palestra. All’età di 25 anni David mi ha portato a fare un giro in moto e da quel momento è stato subito amore, tanto che è iniziata la mia avventura nel mondo delle corse”.

In un mondo dove ormai i giovani a si avvicinano prestissimo alle moto, tu hai ricalcato per certi versi Biaggi?
“Il confronto è abbastanza forte, però ci sta (sorride)”.

Letizia, sappiamo bene che oltre a correre porti avanti l’impegno di istruttore federale e al tempo stesso sei promotrice della Women’s Cup.
“Certo! Diciamo che io sono sempre in palestra, ma l’impegno in pista continua, soprattutto rivolto alle giovani ragazze che vogliono mettersi in gioco e sperano di arrivare un giorno a partecipare a un Campionato mondiale”.

Come ben sappiamo Ana Carrasco e Maria Herrera hanno dato ulteriore spinta all’impegno delle donne nelle corse, portando avanti quanto fatto in passato da pilote come Stoll-Laforge, Bovaird, Rinne, Tognoli, Poensgen e Kovacs, giusto per citarne alcune. C’è un messaggio che ci tieni lanciare?
“Assolutamente: io sono dell’idea che non siamo sole donne e al tempo stesso che sotto il casco non c’è alcuna differenza tra uomo e donna. Ovvio che non è un percorso semplice, ma negli ultimi anni penso che qualcosa si sia visto e che tanti luoghi comuni siano venuti a meno. La strada è stata tracciata, non è semplice, ma bisogna continuare a seguirla come stiamo facendo”.

Nella Women’s abbiamo visto le spagnole trionfare con Neila davanti Sanchez. Le azzurre però sono più che mai in agguato. Possiamo dirlo?
“Le nostre ragazze stanno arrivando e molto presto ci toglieremo delle grandi soddisfazioni. Penso a giovani come la Ponziani oppure a Bruno, senza dimenticarmi di Sara Cabrini o Cruciani. Ci vuole però umiltà e sacrificio e le nostre ragazze lo sanno. Senza l’umiltà e la dedizione al lavoro non si va molto lontane”.  

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