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MotoGP, Petrucci eroe romantico dei tanti mondi: gli bastano due ruote ed il gas

Danilo riscrive il significato della definizione ‘pilota polivalente’. Dalla MotoGP alla Dakar, passando per il MotoAmerica ed infine di nuovo su una MotoGP con la Suzuki in Thailandia

MotoGP: Petrucci eroe romantico dei tanti mondi: gli bastano due ruote ed il gas

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Nel motociclismo di una volta non esistevano piloti specializzati in una singola disciplina. Spesso c’era chi correva in più categorie, dai campionati nazionali agli europei, passando per tappe come il Tourist Trophy ed il cambiamento di cilindrata nella stessa giornata. C’erano piloti che passavano poi dalla 500 alla 8 ore di Suzuka, facendosi magari anche un giro nei campionati SBK nazionali. 

Poi qualcosa ha iniziato a cambiare, il modo di vivere la professione di pilota è stata irrimediabilmente modificata dall’arrivo dei grandi sponsor, dal controllo dell’immagine dei piloti ed anche da mezzi sempre più specifici che non consentono a quasi nessuno di poter essere competitivo al primo approccio. 

Eppure l’animo del puro racer è sopravvissuto e la testimonianza più viva è rappresentata da un pilota in particolare, ovvero il nostro amatissimo Danilo Petrucci. Il Petrux si è formato tra le derivate, in particolare in Superstock. Poi ha avuto una prima chance in MotoGP, in sella ad una moto decisamente fuori contesto. Ma questo non gli ha impedito di farsi notare da Pramac e Ducati, che hanno deciso di concedergli una prima onesta chance in MotoGP, seppure in sella ad una delle moto più ‘vecchie’ del paddock. 

Danilo ha iniziato a farsi apprezzare sempre di più, fino alla grande possibilità arrivata con il contratto da pilota ufficiale in Ducati nel 2019, per sostituire una certo Jorge Lorenzo. Danilo ha fatto la sua parte, è salito sul podio con una certa regolarità ed ha scritto due pagine fantastiche della propria carriera vincendo al Mugello per poi ripetersi a Le Mans l’anno successivo. 

Purtroppo non c’è stato modo di tenerlo in orbita Ducati anche per il 2021, così ha tentato la strada austriaca di KTM. Una sorta di tradimento, visto che l’intera carriera di Danilo è stata in Rosso. Ma l’arancione rappresentava anche la possibilità di dedicarsi alla sua grande passione, ovvero l’off-road. Ed è qui che è iniziata ad emergere l’anima così polivalente di Danilo, forse sopita da un professionismo quasi eccessivo che poco spazio lascia alla voglia di mettersi alla prova costantemente che dovrebbe essere la vera molla per qualsiasi pilota. 

La grande sfida (vinta) della Dakar

L’avventura in MotoGP con KTM non è andata bene, ma ha aperto le porte per la partecipazione alla Dakar, con una vittoria di tappa da cookie che resterà nella storia del motoclismo nel più duro tra i raid. Ma l’anima di Danilo è sempre stata votata alla pista, per cui il richiamo di Ducati e MotoAmerica è diventato irresistibile al punto da portare il Petrux a sfidare ad armi pari Gagne su piste che poco hanno a che fare con quelle europee e con gomme che da questo punto di vista sono agli antipodi rispetto alle Michelin da MotoGP a cui si era abituato. 

Danilo ha vinto tanto in America ma la corona gli è sfuggita, anche per un certa dose di sfiga. Poco male, perché il 2022 di Petrucci sta per arricchirsi di un’altra pagina a dir poco epica, con la chance di sostituire Joan Mir in Thailandia in sella alla Suzuki. 

Una ipotesi che poteva concretizzarsi già a Misano, ma che adesso ha preso forma del tutto. Danilo ci sarà a Buriram e ci sono altissime possibilità che il weekend sia caratterizzato da quella pioggia che gli ha regalato tante soddisfazioni in carriera, esaltando la sua capacità di controllo della moto quando il grip diventa precario. 

Sembra una storia uscita dalla penna di un romanziere abbastanza fantasioso, ma è pura realtà e stona moltissimo con il conformismo a cui ci ha abituato il Motorsport negli ultimi anni. Danilo sembra insomma un personaggio di un’altra epoca, in cui i racer non facevano distinzioni tra prototipi e derivate, non si spaventavano di fare un Tourist Trophy e poi correre la settimana successiva sia in 250 che in 500. Per poi magari prendere l’aereo e volare a Suzuka per la 8 ore più affascinante che ci sia. 

Per Petrucci non sarà facile, la Suzuki è una moto completamente diversa rispetto alle V4 che ha sempre guidato in MotoGP, le gomme sono cambiate, l’aerodinamica, c'è l’abbassatore. Ma il gas è sempre a destra, le gomme sono due e dopo ogni rettilineo c’è una staccata. A Danilo probabilmente basta questo per volerci provare e noi gli vogliamo un gran bene proprio per questo. 

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