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SBK, Rinaldi: “Il rinnovo è stato incerto, con Bastianini abbiamo fatto strike sulla neve”

L’INTERVISTA - “Insieme ci allenavamo sulla neve e siamo volati a terra, abbracciandoci. Bassani è un pilota forte con una storia come la mia, ma i risultati in pista sono però chiari. A volte sui social passa un’immagine di me poco professionale, la gente magari non sa che mi sono allenato per cinque ore di fila”

SBK: Rinaldi: “Il rinnovo è stato incerto, con Bastianini abbiamo fatto strike sulla neve”

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Michael Rinaldi arriva al round di Barcellona nella posizione migliore. Oltre ad aver svolto i test circa un mese fa sul tracciato del Montmelò, il romagnolo è reduce dal rinnovo di contratto con Aruba. Ad inizio settimana è stato infatti annunciato il prolungamento del contratto, che gli consentirà di indossare i colori ufficiali per il terzo anno di fila.

Di questo e molto altro abbiamo parlato con lui in questa lunga intervista che ci ha concesso al giovedì al Montmelò.
Barcellona è una pista che mi piace molto – ha esordito Rinaldi – sappiamo che questo weekend c’è un forte rischio pioggia, ma sono convinto che potremo essere competitivi in qualunque condizione, dato che è il nostro obiettivo da raggiungere. Ovviamente c’è la fame di puntare a un risultato importante, anche se l’acqua potrebbe mescolare le carte”.

Michael, arrivi a questa gara dopo il podio di Magny-Cours. Qual è il valore di quel risultato?
“In Francia abbiamo sempre fatto fatica, invece questa volta mi sono trovato a mio agio, arrivando sul podio in seconda posizione. Questo significa che nelle ultime gare siamo migliorati con la consapevolezza che possiamo fare bene anche su tracciati non favorevoli come accaduto in Francia. Peccato per Gara 1, dato che potevo finire nei primi tre anche al sabato”.

Come hai vissuto in queste settimane il discorso rinnovo?
“Quello del pilota è un lavoro precario, dato che non hai la certezza di un posto fisso. Tutto ciò significa dover gestire situazioni incerte. Nelle ultime settimane la situazione non è sempre stata certa, dato che i risultati non si sono rivelati eccellenti. Serviva mostrare di essere in crescita, ma soprattutto essere un team a due punte. Alla fine Ducati e Aruba credono in questo progetto partito dalla Stock1000, considerando poi anche il rapporto di grande sintonia con Bautista. Per il 2023 penso che anch’io posso puntare al titolo. Probabilmente serve un piccolo step da parte mia, ma io sono convinto che potrò esserci”.

In questo clima di incertezza, quanto è stato difficile gestire la situazione?
“Ovviamente non è una situazione di comfort, dato che tu hai il tuo punto di vista, ma non quello di terzi. Penso quindi sia giusto mettere sul tavolo delle alternative, soprattutto se non arrivano i risultati. L’incertezza ha creato tanta fame dentro di me e voglia di fare bene, consentendomi di scoprire un nuovo lato del mio essere. Proprio per questo motivo voglio proseguire su questa strada, consapevole che posso fare bene anche se un weekend magari non parte nel verso giusto”.

Ci ti ha detto del rinnovo?
“C’è stato un colloquio continuo con Ducati e Aruba, poi il lunedì di Magny-Cours è arrivata la telefonata di Cecconi”.

Michael, tutti noi sappiamo bene che sui social in molti invocavano Bassani al tuo posto.
“Axel è un bravo ragazzo e sta facendo il mio stesso percorso di quando ero in un team satellite. A livello tecnico lui ha la stessa mia moto e anche Motocorsa sfrutta per certi versi la politica MotoGP, dove molti team possono avere la GP22 a disposizione. È normale che la gente, vedendo un pilota giovane come lui, spera in una sua promozione, come tra l’altro accaduto a me ai tempi di Go Eleven, quando andai in Aruba a sostituire Davies. Alla fine però i risultati sono chiari e la mia conferma è stata naturale. Ovviamente non voglio togliere nulla ad Axel e alla sua stagione certamente positiva”.

A Magny-Cours hai detto che dentro di te c’è una sorta di cambiamento, puntando all’essere più professionale. Come mai? Qual è il motivo di tutto ciò?
“Al di là della simpatia e del fare magari qualche battuta, in questo sport contano i risultati. Io voglio fare capire che sono qua per ottenere dei risultati e non per gioco. Puoi certamente essere sempre simpatico e divertente nel paddock, senza però essere considerato soltanto per quello”.

In Francia hai detto che molto spesso non vieni compreso. Per quale motivo secondo te?  
“Penso che i social siano una vetrina. Magari a volte posto una foto dove vengo ritratto con un bel vestito e le persone pensano che mi interessi solo apparire bene e godermi la vita. Poi però i follower non sanno che magari mi sono allenato cinque ore di fila tra bici e palestra. Mi spiace che a volte passi un certo tipo di messaggio, ma alla fine non è così, perché dietro a una foto c’è molto altro.”

Il tuo compagno di squadra è Alvaro Bautista. Cosa gli invidi o cosa ti piacerebbe prendere spunto da lui?
“Alvaro è un pilota con grande esperienza, capace di gestire al meglio le situazioni, senza farsi prendere dall’emozione. Questo è certamente un aspetto da cui prendere spunto.  Penso che in pista posso essere molto più vicino a lui rispetto magari al passato”.

Su Sky è stato trasmesso nelle scorso settimane uno speciale su Bagnaia, dove Pecco ha ricordato l’adolescenza sulle minimoto con te ed Enea Bastianini. Cosa è rimasto di quei ragazzini?
“Le minimoto sono state un bellissimo periodo della mia vita, che mi manca e vorrei rivivere. Ricordo che dopo essere stati in pista assieme, ci si ritrovava insieme a giocare e divertirsi, a prescindere dal risultato della gara. Ovviamente il tempo è trascorso, ognuno di noi ha preso la propria direzione, anche se per certi versi quell’atmosfera resta ancora, nonostante siamo in paddock diversi come la MotoGP o la SBK”.

Ci sveli un aneddoto delle vostre sfide o un particolare divertente?
“Certo, mi ricordo di Enea… Era inverno e siamo andati ad allenarci a Pomposa, ma poi è iniziato a nevicare. A quel punto abbiamo deciso di spostarci a San Mauro, ma anche lì è arrivata la neve. Nonostante la pista si stesse iniziando a bagnare, abbiamo continuato a girare sulle neve e siamo finiti entrambi a terra nella stessa curva nel medesimo momento. Dopo la caduta ci siamo guardati e abbracciati. È stato un bel momento, che mi piace ricordare, perché conferma il valore dell’amicizia tra di noi”.

  credit foto: Luca Gorini

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