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MotoGP, Bastianini batte Bagnaia: ad Aragon ha vinto lo sport o ha perso Ducati?

Dopo il GP di Misano si era accusato la Rossa di avere fermato Enea, ora di non averlo fatto. L'opportunità sugli ordini di scuderia infiammano il finale di stagione

MotoGP: Bastianini batte Bagnaia: ad Aragon ha vinto lo sport o ha perso Ducati?

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A Misano Bastianini non era riuscito a superare Bagnaia. “I giorni dopo il GP sono stati un inferno” confessava Pecco ad Aragon, mentre Enea sbottava “ancora questa storia?” all’ennesima domanda sui giochi di squadra. Dopo la gara al Motorland, sul volto di entrambi si leggeva una sola di liberazione, come a dire: “visto che eravamo stati sinceri? Ordini di scuderia non ce ne sono”.

Tutti contenti? Nemmeno per sbaglio, perché ora le discussioni si sono ribaltate, passando da “a Misano hanno fermato Bastianini” a “ ad Aragon dovevano fermare Bastianini. Del resto ognuno ha la propria opinione e in questo caso non c’è una risposta giusta. O meglio c’è, ma dipende da che parte si guarda quello che è successo.

Logicamente, sia il Direttore Generale della Rossa Gigi Dall’Igna che il Direttore Sportivo Paolo Ciabatti hanno dichiarato che sarebbero stati più felici se a vincere fosse stato Bagnaia, per il semplice motivo che ora avrebbe 5 punti in più in classifica. Se non lo avessero detto, sarebbero risultati falsi come una moneta da 3 euro.

Ora che siamo sicuri che ordini ad Aragon non sono stati dati (se non quello di non rischiare di buttarsi a terra un’eventuale battaglia), possiamo capire se la scelta sia stata più o meno giusta. Bastianini ha portato un attacco oltre al limite su Pecco? No. Bastianini è ancora matematicamente in gioco per il campionato? Sì. Queste due risposte basterebbero a certificare che la vittoria di Enea era ancora del tutto lecita.

Non fosse che Ducati sta soffrendo un lungo digiuno, 15 anni dal quell’iride che illuminò Borgo Panigale grazie a Casey Stoner. In altre parole, buttare via un’occasione in nome della sportività a tutti i costi può sembrare un suicidio, anche a fronte degli investimenti che la Casa di Borgo Panigale ha fatto e sta facendo. Anche perché Enea è sì in gioco per il Mondiale, ma le sue possibilità di portarlo a casa sono scarse. Non tanto per i 48 punti che lo separano da Quartararo (Pecco ne ha recuperati 81 in appena 5 GP), ma perché è 4° in classifica. Una cosa è rimontare su un solo pilota sperando in sfortune o giornate storte, un altro su 3. I colpi di scena in MotoGP non mancano, ma va da sé che la scalata è veramente improbabile. Senza contare che il posto per il prossimo anno nel team ufficiale gli è già stato assicurato.

Quindi, cosa succederebbe se quei 5 punti a Valencia facessero la differenza fra la vittoria e la sconfitta? Trincerarsi dietro al muro della sportività basterebbe a Ducati? Sicuramente no. Se fossimo in uno sport con due ruote in più, questi discorsi probabilmente non si farebbero neanche. In Formula 1, ma non solo, gli ordini ci sono e quando non vengono rispettati si scatena il putiferio.

Nessuno mette in dubbio che Bagnaia sia perfettamente in grado di vincere questo titolo contando solo sulle sue forze (“Non voglio scudieri” ha ripetuto quasi allo sfinimento), ma qui gli amici potrebbero essere più pericolosi dei nemici. Del resto non è colpa di Ducati se ha fatto la migliore moto del lotto e ha tanti piloti fortissimi, al contrario di una Yamaha che riesce a guidare solo Quartararo e di un’Aprilia che può contare a sprazzi su Vinales.

Se Pecco non vincerà il titolo, non sarà stato comunque Enea a farglielo perdere. Sulla sua classifica pesano le scelte tecniche di inizio campionato e qualche errore di troppo (Le Mans e Sachsenring su tutti). Quelle gare pesano più di qualsiasi sorpasso.

Se a Valencia alzerà la coppa, tutto sarà dimenticato. Altrimenti, le polemiche infiammeranno gli animi. In MotoGP non ci sono solo il bianco e il nero, la sfumature di grigio sono innumerevoli. Sperando che il rosso sistemi tutto.

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