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MotoGP, Honda a scuola in Italia. In Giappone Aprilia e Ducati indicano la strada

Il prototipo della Honda 2023 ha nette somiglianze con la RS-GP che tanto bene sta facendo con Espargarò e Vinales. Che fine ha fatto la Casa del 5 cilindri e della NR a pistoni ovali?

MotoGP: Honda a scuola in Italia. In Giappone Aprilia e Ducati indicano la strada

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La Honda sta passando senza dubbio il peggior periodo della sua storia sportiva nel motomondiale, almeno per quanto riguardai passato recente. Una crisi di risultati indotta da tanti fattori, sia umani che tecnici. Se guardiamo al lato umano della questione, appare chiaro che il problema fondamentale sia l’aver perso il proprio asso nella manica, ovvero quel Marc Marquez che dal maggio del 2020 non è più stato lo stesso.

Mancando il punto di riferimento in pista, in HRC hanno di conseguenza perso la bussola dello sviluppo perché evidentemente le indicazioni fornite a turno da Stefan Bradl, Alex Marquez, Taka Nakagami e Pol Espargarò non hanno aiutato Honda a creare una moto competitiva ed in grado di vincere anche senza l’immenso talento di Marc. 

Due facce della stessa medaglia, intimamente collegate e che hanno generato una vera e propria crisi sfociata in un 2022 a dir poco disastroso. Ma adesso Marc è pronto a rientrare in gara e sembra davvero poter tornare lo schiacciasassi visto fino alla fine del 2019. Solo che anche con un fenomeno in sella, nell’attuale MotoGP per vincere serve una moto veloce e competitiva, quanto meno in grado di consentire al pilota di Cervera di restare al vertice in qualifica per poi tirare fuori all’occorrenza il classico coniglio dal cilindro in gara. 

Serve insomma una rivoluzione e quando si inizia una rivoluzione si deve anche scegliere da dove partire. Da quanto abbiamo visto nei test di Misano, il punto di partenza scelto in Giappone dalla HRC si ispira alla RS-GP, il progetto più recente della MotoGP.

Aprilia RS-GP: cresciuta al punto da ispirare i rivali

Le soluzioni portate in pista dalla Honda sul prototipo 2023 ammiccano parecchio a quelle che sfoggiano ogni weekend di gara Aleix Espargarò e Maverick Vinales in sella alla RS-GP, una moto che negli ultimi tre anni è cresciuta esponenzialmente al punto da essere indicata da molti come la più completa del paddock. La ricerca in MotoGP sta esplorando nuovi territori soprattutto nell’ambito dell’aerodinamica ed è proprio in quest’area che la Honda pare aver tratto maggiore ispirazione dalla moto italiana. 

La soluzione vista sul prototipo portato in pista da Bradl e Marquez richiama infatti molto da vicino quella utilizzata sulla RS-GP, soprattutto nella zona della pance laterali. La svasatura, che ricorda molto alcune soluzioni viste in F1 dopo il 2010, è chiaramente molto simile a quella che ha debuttato in questa stagione sull’Aprilia, ed anche le forme dell’ala anteriore sono davvero molto simili all’impostazione scelta a Noale. 

Non c’è da gridare al plagio o cose simili, perché nelle competizioni del motorsport ispirarsi alla moto (o all’auto) vincente è la norma. Del resto da anni tutti criticano e poi copiano le soluzioni Ducati. In Formula 1 ogni volta che un regolamento tecnico viene cambiato, ogni Costruttore interpreta il regolamento come meglio crede, ma è sempre la soluzione che si dimostra vincente ad affermarsi al punto da essere ‘copiata’ dagli altri fino a rendere le vetture molto simili tra di loro. La stabilità regolamentare porta inevitabilmente ad un omologazione delle soluzioni tecniche, una volta che gli ingegneri comprendono quale sia la chiave di lettura migliore del regolamento. 

In MotoGP siamo ancora all’inizio dell’esplorazione in ambito aerodinamico, ma è chiaro che le Case italiane stiano facendo scuola. Ha iniziato la Ducati e fino al 2016 ha osato sempre di più. Poi il regolamento è stato modificato, ma Dall’Igna & Co hanno sempre trovato il modo per trovarsi un passo avanti rispetto alla concorrenza. 

Con Rivola è arrivato un pizzico di Formula 1 in MotoGP

L’arrivo di Massimo Rivola in Aprilia ha cambiato lo scenario, con l’innesto nel pool di ingegneri di Noale di volti con esperienza in Formula 1, ovvero il territorio di caccia preferito per chi vuole osare nell’ambito aerodinamico. Da italiani, possiamo solo essere orgogliosi di questo dominio tecnico, che ha costretto tutti gli altri ad adeguarsi. Del resto anche la Yamaha ha ingaggiato l'ingegner Marmori, ex Ferrari e Toyota per rivitalizzare il quattro cilindri in linea della M1.

C'è da domandarsi, piuttosto, che fine abbia fatto la fantasia che negli anni ha portato la Honda ad essere un esempio di innovazione. Dal motore V5 della spettacolare RC211 al primo cambio seamless. In HRC hanno sempre dettato il passo, costringendo tutti gli altri ad adeguarsi. Adesso non è più così e di certo non dipende da Marc Marquez e dalla sua assenza in pista. 

Honda è chiamato a rispondere alle Case italiane e deve farlo non solo lasciandosi ispirare dall’ottimo lavoro svolto a Noale e Borgo Panigale. A Tokyo non mancano di certo ingegneri più che capaci, manca, forse, la volontà di impegnarsi in una formula, quella della MotoGP, che pare aver fatto il suo tempo. Il ritiro della Suzuki non è stato casuale, come il disimpegno della Yamaha che nel 2023 avrà solo due moto in pista. Un manager che preferisce non essere citato nei giorni scorsi ci ha detto: "c'è da scommettere che fra pochi anni in MotoGP rimarranno solo Case europee". L'elettrico incombe e sia o meno la scelta giusta, i giapponesi (ma anche le grandi Case automobilistiche europee), ci si stanno buttando. Luca Cadalora una volta disse: “Quando la Honda decide di correre in un campionato, decide solo di quanto vuole vincere”. Altri tempi.

Quanto appare lontana questa affermazione oggi. 

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