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Parigi, guerra a moto e scooter non elettrici, parcheggi a pagamento

Dal primo di settembre moto e scooter con motore termico pagano il parcheggio, restano esenti solo i mezzi elettrici. Per i residenti l'abbonamento ha un costo contenuto, per tutti gli altri la spesa potrebbe superate i 5.000 euro!

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La strada sembra essere scritta, con la corsa all'elettrificazione che non salva nessuno, nemmeno moto e scooter (con motore termico). Avevamo parlato di una proposta choc che riguardava Genova (qui il nostro articolo), ora oltralpe sono andati più in là, perchè dalla proposta si passa alla legge vera e propria. A Parigi da inizio settembre è in vigore infatti il parcheggio a pagamento per motocicli e ciclomori a benzina (la multa per i trasgressori è di 37,50 euro), con la sola eccezione quindi di quelli elettrici. Si tratta di tariffe salate, con un costo compreso tra i 2 ed i 3 euro per ogni ora. A conti fatti, un pendolare potrebbe arrivare a spendere più di 30 euro al giorno, ipotizzando 200 giorni lavorativi il conto annuo salirebbe a sei mila euro! Esenzione per veicoli elettrici e biciclette a parte, la norma salva in parte anche i residenti, che possono usufruire di un abbonamento agevolato, con un importo ben più contenuto, di 22,50 euro annui a cui se ne aggiunge uno giornaliero di 0,75 (in ipotesi si arriva appena sotto la soglia dei 300 euro annui lasciando il mezzo parcheggiato in città tutti i giorni).

Una scelta forte, che penalizza non poco la mobilità urbana "classica", spingendo evidentemente nella direzione dell'elettrificazione. Il costo più elevato dei mezzi "ECO" viene compensato da questo balzello, oltre che dagli incentivi che in parallelo sono disponibili proprio per l'acquisto di una moto o di uno scooter elettrico. La Federazione francese dei motociclisti protesta, sottolineando che la tariffa è circa la metà di quella di un'auto, troppo ed eccessiva, ma sembra essere una scelta non reversibile. Vedremo se anche in Italia arriveremo a tanto, ma di fatto penalizzare le moto e gli scooter è ad oggi una scelta troppo forte per risolvere i problemi di mobilità urbana ed inquinamento, soprattutto quando la crisi economica in corso si fa sentire alleggrendo le tasche a chi dovrebbe pagarne gli effetti.

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