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MotoGP, VIDEO - Cecchinello: "Senza LCR, la carriera di Stoner sarebbe stata diversa"

Si intitola 'La mia vita in pista' ed è un breve ma intenso documentario, il manager e proprietario di LCR racconta la sua grande passione e le sue conquiste, dalle vittorie di Stoner a quelle di Crutchlow

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Lucio Cecchinello è stato protagonista di una lunga carriera da pilota e una volta appeso il casco al chiodo è rimasto legato in modo indissolubile al mondo delle moto dando vita alla LCR, una delle squadre più importanti del paddock nonché riferimento per la Honda in MotoGP. In questo documentario intitolato 'La mia vita in pista' il manager racconta come è nata la sua passione, da cosa è stata nutrita e dove l'ha portato negli anni, andando oltre le apparenze e dimostrando come la passione giochi un ruolo fondamentale sia quando si è in sella che quando si gestisce un team di successo. 

"Vidi quei grandi camion, i camper, i piloti. C'erano Loris Reggiani, Luca Cadalora, Wayne Rainey, John Kocinski e Kenny Roberts, che allora era un dirigente - racconta Cecchinello riguardo la sua prima esperienza nel paddock - Sentii i meccanici riscaldare i motori a due tempi. Mi venne la pelle d'oca. Fu in quel momento che decisi che era quello il posto in cui volevo passare la mia vita".

"Mio padre è stato la più grande ispirazione della mia vita. Mi ha insegnato a usare gli attrezzi e ad aggiustare le cose. Gli chiesi di comprarmi un motorino nuovo e lui ne prese uno dall'autodemolitore, era una carcassa".

"La mia carriera motociclistica è un po' diversa da quella di altri piloti. Avevo una Honda NS 125F. Ero con la mia fidanzata nella zona industriale di Bologna, correvo in una sorta di circuito e mi cronometravo. Cercavo sempre di abbassare il mio tempo. Volevo davvero diventare un pilota e nonostante avessi la moto - con cui dopo alcune modifiche avrei potuto farlo – non avevo i soldi. Quindi mi venne un'idea: la mia fidanzata voleva comprare una moto, così le vendetti la mia... e le chiesi se avrei potuto prenderla in prestito, modificarla e iscrivermi a qualche gara! È così che ho iniziato!"

Emozionante il suo racconto della scoperta del talento di Casey Stoner e del legame con la Honda.

"È molto stimolante. Come Casey, lo abbiamo inserito nel Motomondiale a 14 anni e siamo arrivati secondi (Motomondiale classe 250, 2005), lo abbiamo portato alla MotoGP e abbiamo raggiunto la prima pole position e il primo podio. È una sensazione inebriante. È possibile che senza il Team LCR non avrebbe fatto la stessa carriera!"

"Nell'immaginario mio e della mia generazione, se avevi una Honda eri un 'tipo giusto'. Honda era, e credo sia tutt'ora, leader sul fronte della tecnologia. Sono da sempre un appassionato del marchio Honda e ammiro enormemente il lavoro di Soichiro Honda. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo. La prima moto che ho avuto a 16 anni era una NS 125F. Era una moto da strada, ma aveva una carena da corsa e un motore potente. Purtroppo, non è nella mia collezione, ma la sto cercando!"

Poi il racconto della vittoria di Cal Crutchlow.
"Quando vinci una gara come pilota è un'emozione molto più grande, certo, ma è stata fortissima anche quando abbiamo vinto la nostra prima gara in MotoGP. Ricordo ancora il commentatore TV all'arrivo: 'Carl Crutchlow ha riscritto la storia! La vittoria di Crutchlow è arrivata 35 anni dopo quella di Barry Sheene, l'ultimo pilota inglese a vincere!' WOW!"

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