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MotoGP, Il Líder Má(rc)ximo è tornato: Marquez si mette sulle spalle la Honda

Il campione spagnolo ha spiegato i problemi e proposto le soluzione: "il panico è il maggior nemico. Il mio sogno non è tornare a vincere, ma guidare senza dolore"

MotoGP: Il Líder Má(rc)ximo è tornato: Marquez si mette sulle spalle la Honda

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Per la Honda Marc Marquez ha cessato da tempo di essere solamente un pilota, è diventato un faro, di quelli che riescono a illuminare la notte più buia. È esattamente dove si trova il gigante giapponese, che negli ultimi mesi sembra brancolare senza mai trovare una direzione.

Anche da casa, Marc si è accorto che qualcosa non andava e la sua presenza al Red Bull Ring non è casuale e nemmeno (solamente) legata al suo sponsor. “Non sono qui per vedere le moto girare in pista” ha chiarito, e nemmeno per annunciare la data del suo ritorno (per quello bisognerà aspettare la TAC in programma la prossima settima). Marquez è in Austria per mostrare che è pronto a riprendere il suo ruolo di leader, che vuole tenere insieme la squadra prima che si sfaldi.

Della tecnica non si vuole occupare (“Cosa voglio per il prossimo anno? Una moto vincente” ha scherzato), non fa l’ingegnere e non vuole mettersi vestiti non suoi, però ha le idee chiare su cosa non funziona. “Le informazioni devono fluire dall’Europa al Giappone e tutti devo andare nella stessa direzione. Se su una barca, si rema più da una parte che dall’altra, si gira intorno” ha avvertito.

In sua assenza qualcosa non ha funzionato e lo dicono i risultati. “I piloti sono veloci: Pol è arrivato 5° in campionato con la KTM solo due anni fa, Alex è un due volte campione del mondo, a Takaaki la velocità non manca” li ha difesi. Allora cos’è che non funziona? Perché la Honda in 11 gare è salita solo una volta sul podio ed è il fanalino di coda nel campionato costruttori?

Il coordinamento è fondamentale” la sua soluzione. Marquez è troppo intelligente per andare oltre, ma indirettamente sono i manager a essere messi sotto accusa. Anche Espargarò, nelle scorse settimane, si era chiesto se in Giappone si stessero rendendo conto di quanto fosse grave la situazione.

Io sono qui e c’è anche il responsabile del progetto MotoGP” la risposta di Marc, che ha ricordato anche come la pandemia abbia in qualche modo complicato la comunicazione con il Sol Levante. Del resto Marquez non è volato in Austria per distruggere, ma per rimettere insieme i cocci prima che sia troppo tardi. “Il nemico peggiore? In questo momento è il panico, perché ti fa prendere decisioni con l’istinto e puoi commettere grandi errori” ha avvertito. Per poi aggiungere: “l’importante è avere la mente aperta ed essere realisti, non mettersi una benda sugli occhi”.

Affrontare i problemi, come lui ha fatto con quelli fisici: “mi sono operato per ritornare al vertice con la Honda”. Lui ha fatto il suo, ora è la dirigenza di HRC a fare il resto, sapendo che Marc sarà al suo fianco. Se vedrà dei cambiamenti, però. Il campione spagnolo non ha perso l’ottimismo: “alla fine si tratta solo di mettere insieme tutti i pezzi al posto giusto, come in un puzzle”.

Su una cosa non transige: l’impegno. “Non bisogna fare l’errore di rilassarsi - ha sottolineato - L’anno non è finito, ci sono tante cose che si possono provare, ci saranno i test a Misano. Dobbiamo fissarci degli obiettivi realistici, di quelli che si possono raggiungere”.

Il Marquez che ha parlato oggi è il vero leader della Honda, l’uomo che ci mette la faccia e non si nasconde dietro un dito. Un coraggio che i manager non hanno, come la sua capacità di comunicazione.

Poi ci sarà il pilota. “Se sogno di vincere una gara? No, sogno di guidare senza dolore, di arrivare a una curva e pensare solo a come farla più veloce, non a come devo mettere il mio braccio”. Alla fine dovrebber essere il sogno anche di ogni appassionato degno di questo nome.

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