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MotoGP, Da Agostini e Rossi a Dovizioso passando per Stoner: il difficile passo del ritiro

C'è chi riesce a dare un taglio netto con le corse e chi si trascina. Chi piange sull'amore perduto come Ago e Schwantz e chi , come Casey, volta le spalle alle corse come fosse stato tradito. Molti i modi di ritirarsi...e di ritornare sui propri passi

MotoGP: Da Agostini e Rossi a Dovizioso passando per Stoner: il difficile passo del ritiro

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Decidere di ritirarsi è sempre difficile per uno sportivo e, forse, anche di più per un motociclista che avverte meno di altri atleti il peso dell’età sulle prestazioni.

Chi corre i 100 metri non rimane a lungo al top del ranking e non ha molte altre scelte per continuare a gareggiare. Al contrario un campione dei 10.000 può approdare alla maratona con buone possibilità di figurare.

Pochi piloti, nel motociclismo, però decidono di passare a categorie inferiori, cosa invece abbastanza comune nell’automobilismo. Ma ciò probabilmente ha a che fare con la difficoltà di ottenere ingaggi adeguati a professionisti di alto livello.

Quello del ritiro è un passo importante, perché equivale a cambiare stile di vita e non è detto che sia definitivo. La storia è piena di ritorni. Pensiamo a Lauda, Prost e Schumacher, ma anche Mike Halwood, dopo aver abbandonato le moto per l’auto si fece tentare da un ritorno (vincente) al Tourist Trophy nel 1978.

Ago: "piansi per tre giorni, finiva il mio grande amore"

Anche Giacomo Agostini, al momento del ritiro, non prese la decisione a cuore leggero: piansi tutta la notte e per tre giorni - ricorda ancora oggi - avevo deciso di lasciare qualcosa che amavo e che sapevo non avrei più ritrovato. Egualmente però non potevo fare altrimenti: gareggiavo per vincere e mi stavo rendendo conto che era sempre più difficile e a me fare numero non interessava”.

Abbiamo incontrato pochi piloti dopo Giacomo capaci di fare una scelta così tranciante. Magari con offerte interessanti sul piatto.

Lawson: "ho vinto abbastanza, ho perso abbastanza..."

Eddie Lawson si ritirò nel 1992 dopo aver avuto la soddisfazione di portare sul gradino più alto del podio la Cagiva, in Ungheria e sceso con ancora la corona d’allora attorno al collo disse con la sua tipica (e poco capita) ironia: “cosa ci faccio io ancora qui?”. Per poi pronunciare, a Kyalami, la mitica frase: "ho vinto abbastanza, ho perso abbastanza, mi sono fatto male abbastanza: ne ho abbastanza".

Avrebbe potuto, forse, strappare qualche altra stagione alla professione, ma con quale obiettivo?

Luca Cadalora fece una scelta opposta: nel 1998, fra problemi economici e tecnici corse per tre team diversi, Yamaha, Suzuki e MuZ. Poi si trascinò ancora per un anno con quest’ultima moto prima del last Hurrà in sella alla Modenas del suo ex team manager Kenny Roberts.

Un po’ come il suo mentore Walter Villa che dopo quattro titoli mondiali continuò a correre per altri sette anni. Ma a Walter piaceva sviluppare, un po’ come a Luca

I ritiri per 'scelta' e quelli per necessità: Gardner, Doohan e Schwantz

Al contrario la decisione di ritirarsi Casey Stoner la prese nonostante un assegno in bianco della Honda: semplicemente all’australiano non piaceva più l’ambiente della MotoGP, per questo motivo la sua conferenza stampa a Le Mans nel 2012 colse di sorpresa l’intero paddock.

Difficile invece catalogare come ritiri ‘per scelta’ quelli di Gardner, Doohan e Schwantz: il primo nel 1992 fu praticamente appiedato dalla Honda e con il titolo conquistato nel 1987, probabilmente ne aveva abbastanza. Il grande texano, nel 1995, disse basta piangendo al Mugello con un polso ormai saldato dalle fratture, mentre il connazionale di Gardner, Mick Doohan, mise un punto alla sua formidabile carriera dopo l’incidente di Jerez del 1999.

Così come Wayne anche Valentino Rossi, più che ritirarsi è stato ritirato. Ma se il mago di Wollongong anche lui pianse durante l’annuncio mentre Honda e Rothmans lo lodavano per la sua lealtà, Vale al contrario sorrideva pensando non solo ai successi, ma anche all’impero da lui creato. E che gli sopravvive tuttora con una azienda che non solo macina fatturato, ma che lavora per e nel motociclismo fra Academy e team.

Come catalogare a questo punto il ritiro di Andrea Dovizioso che dopo il GP di Misano si fermerà definitivamente? Anche per lui si può parlare di un doppio ritiro, perché dopo il primo stop in seguito al mancato rinnovo del contratto con Ducati ha tentato la carta Aprilia, senza decidersi, per poi operare la scelta (azzardata) del team Yamaha WithU.

A tradirlo, forse, proprio il suo pregresso con la casa di Iwata, di cui ricordava una M1 ‘facile’. O forse, semplicemente, l’età che avanza.

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