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1000 volte Ducati sul podio in SBK: dalla 851 alla 999, fino alla Panigale V4R

Alvaro Bautista regala alla Casa di Borgo Panigale un record incredibile e difficilmente battibile da qualsiasi rivale. La storia del mondiale SBK è legata a Ducati e viceversa

SBK: 1000 volte Ducati sul podio in SBK: dalla 851 alla 999, fino alla Panigale V4R

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Il destino della Ducati è legata a doppio filo da sempre al mondiale SBK e viceversa. Come se una delle due parti non potesse fare a meno dell'altra da sempre e la Casa di Borgo Panigale ha festeggiato un traguardo incredibile grazie alla vittoria di Alvaro Bautista in Gara 1 a Most. Il primo gradino del podio conquistato dallo spagnolo rappresenta infatti il podio n°1000 della storia di Ducati in SBK, una storia esaltante che continua a scrivere pagine incredibili. 

Una storia che attraversa 9 generazioni di moto e titoli mondiali a raffica conquistati da piloti che sono letteralmente entrati nella leggenda, come Doug Polen, Carl Fogarty e Troy Bayliss. 

LA 851 E LA NASCITA DEL DESMOQUATTRO 

La storia delle supersportive Ducati corre parallela a quella del WorldSBK. La 851, nata come prototipo da 748 cm3 dalle menti di Massimo Bordi e Gianluigi Mengoli sulla base dei pilastri tecnici Ducati – bicilindrico a L, distribuzione desmodromica, telaio a traliccio – è la prima Ducati Superbike, forte del nuovo motore Desmoquattro a quattro valvole per cilindro. La cilindrata salirà fino a 888 centimetri cubici con la crescita dell’alesaggio e il modello stesso cambierà nome nel 1992 adeguandosi alla cubatura.

Per molti è con la 851 che nasce la Ducati dell’era moderna: tecnologicamente all’avanguardia, rossa e straordinariamente performante.
In totale, la famiglia 851/888 ha collezionato tre titoli piloti (1990 con Raymond Roche, 1991 e 1992 con Doug Polen) e tre titoli costruttori: 1991, 1992 e 1993. Dal 1990 al 1994 ha collezionato 78 vittorie e 170 podi.

LA 916 E LA LEGGENDA DI FOGARTY

Nell’ottobre del 1993, Ducati lascia tutti a bocca aperta presentando la 916, una moto capace di tracciare un solco che ha separato il “prima” dal “dopo”. La 916 è snella, agile, potente, con linee e soluzioni tracciate da Massimo Tamburini – per tutti “il Maestro” - ancora oggi attuali nella loro sintesi di bellezza ed efficacia secondo il concetto di form-follows-function le cui discendenti sono riconoscibili nella famiglia Panigale. Completamente rivista nella ciclistica, evoluta nel suo bicilindrico Desmoquattro, la 916 ha letteralmente dominato tutte le formule in cui ha corso. 

Con il passare degli anni cresce la cilindrata. Nel 1998 Ducati lancia la 996, denominazione con cui nel 2001 debutta un modello epocale come la 996 R spinta dal primo Testastretta da 998 cc i cui eredi si trovano ancora nei modelli bicilindrici della gamma Ducati. Nel 2002 la 996 cede il passo alla 998. Nella sua versione standard, la superbike Ducati è passata dai 114 cavalli della prima 916 ai 123 della 998.

La Ducati 916 è la più vincente tra le Ducati SBK e tra il 1994 e il 2003, con le sue versioni 916, 996 e 998, ha vinto otto titoli iridati (di cui ben quattro con “King” Carl Fogarty), 120 gare e ha portato sul podio i suoi piloti 311 volte. E proprio la 996 R è quella con cui inizia la carriera in rosso di Troy Bayliss, un’altra grande leggenda di Ducati.

IL DOMINIO DELLA 999

La 999 arriva nel 2003,  con linee di rottura, il Testastretta in versione evoluta e una ciclistica profondamente rivista. La superbike Ducati abbandona il forcellone monobraccio, introduce il faro sovrapposto e lo scarico sottosella diventa integrato in un silenziatore singolo. È la Ducati Superbike con il più elevato rapporto fra affermazioni e stagioni disputate: in soli cinque anni (la 1098 correrà solo a partire dal 2008) conquista 63 vittorie e tre titoli iridati con Neil Hodgson, James Toseland e Troy Bayliss. I suoi piloti salgono sul podio 163 volte.

1098, 1198 E IL TITOLO DI CARLOS CHECA

Nel 2008 il regolamento consente alle bicilindriche di andare oltre il litro di cilindrata. Ducati già a novembre 2006 ha presentato la 1098, che recupera molti degli elementi stilistici e tecnici della 998. Il gruppo ottico, sdoppiato, è di nuovo orizzontale, tornano il forcellone monobraccio e il doppio silenziatore, sempre sottosella. 
Il bicilindrico cresce nella potenza fino al valore di 160 cavalli e, aggiornato in diverse soluzioni tecniche derivate dalla MotoGP soprattutto nella termica, prende il nome di Testastretta Evoluzione.

Nel 2009 arriva la 1198, più potente (170 cavalli) ma soprattutto dotata del primo controllo di trazione elettronico Ducati. La cilindrata sale fino a poco più di 1.198 centimetri cubici, e con lei arriva il titolo 2011, firmato dallo spagnolo Carlos Checa. 1098 e 1198 colgono 139 podi fra il 2008 e il 2012, di cui 52 vittorie.

LA FAMIGLIA PANIGALE

La famiglia Panigale nasce nel 2012 e fin dalla sua apparizione stabilisce nuovi riferimenti sul piano tecnologico, stilistico e prestazionale. Con questa famiglia di moto, Ducati introduce il bicilindrico Superquadro a V di 90° con distribuzione desmodromica a comando misto catena/ingranaggi, la gestione motore ride-by-wire, le sospensioni elettroniche Öhlins, ma anche il telaio monoscocca in alluminio con airbox integrato. Infine, lo stile recupera elementi della tradizione Ducati modernizzandoli, e definendo una linea – quella della famiglia Panigale – riconosciuta come un’opera d’arte e premiata con il Compasso d’Oro nel 2014

L’evoluzione 1299 nel 2015 fa compiere a Panigale un grande passo avanti, e con il modello 2015 cambia anche la denominazione della versione “R”, che diventa Panigale 1199 R, a segnalare come la cubatura del modello racing rimanga vincolata al limite regolamentare. 
A fine 2017 arriva la Panigale più rivoluzionaria di sempre. Preceduta dalla presentazione del suo motore V4 Desmosedici Stradale, si svela infatti la Ducati Panigale V4, spinta dal V4 di 90° con ordine degli scoppi Twinpulse di derivazione MotoGP e albero motore controrotante capace di 214 cavalli e 13 kgm per un rapporto potenza/peso di 1,1 CV/kg. 

La ciclistica vede l’arrivo del telaio Front Frame, che sfrutta ancora il motore come elemento strutturale del telaio. Con il modello 2020 arriva il pacchetto aerodinamico basato sulle ali introdotte da Ducati per prima in MotoGP nel 2016 e la versione 2021 affina ulteriormente l’elettronica. Il modello 2022 sposta ulteriormente verso l’alto l’asticella prestazionale, con una gestione elettronica ancora più sofisticata, una ciclistica più efficace, rapportatura mutuata dalla Panigale V4 R e pacchetto aerodinamico più efficiente.

La versione 2023, appena presentata, introduce una serie di aggiornamenti elettronici in grado di rendere la moto ancora più facile e intuitiva per piloti di ogni livello. La Panigale V4 è la moto scelta per gli allenamenti dai piloti MotoGP e Superbike in ragione della sua strettissima parentela con le moto da corsa Ducati, che da sempre vengono utilizzate come laboratorio per le tecnologie trasferite sulle moto di serie della Casa di Borgo Panigale. La famiglia Panigale ha collezionato 219 podi nel corso dei suoi 10 anni di competizioni, di cui ben 70 vittorie.

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