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MotoGP, Joan Mir: perché non c'è ancora la firma con Honda?

Ieri l'annuncio che il suo attuale compagno di squadra in Suzuki, Alex Rins ha firmato con LCR con un contratto diretto Honda e la moto ufficiale. Joan invece è ancora in attesa ed il suo manager aveva detto che...

MotoGP: Joan Mir: perché non c'è ancora la firma con Honda?

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L’annuncio della firma fra Alex Rins e LCR, il team Honda di Lucio Cecchinello, ha confermato che HRC ha fatto la migliore scelta possibile ingaggiando la coppia della Suzuki, lasciata a piedi dal ritiro della casa di Hamamatsu.

Non c’è ancora, tuttavia, l’ufficializzazione, né tantomeno la firma per Joan Mir, ormai pacificamente indicato come il futuro compagno di Marc Marquez e questo suscita varie ipotesi, molte delle quali correlate all’ingaggio.

Il maiorchino, infatti, è un campione del mondo ed il suo manager, Francisco Sanchez pretende dalla Honda un ingaggio adeguato. Sapendo benissimo, essendo anche il manager di Remy Gardner, che al di fuori dei top team non si naviga nell'oro. Tutt'altro.

Non è una situazione facile, quella che Sanchez deve affrontare per il suo protetto. L’addio di Suzuki ha infatti inasprito una situazione che si era già delineata in precedenza, cioè il calo degli ingaggi in MotoGP. Conseguenza, evidentemente, del duplice anno di pandemia e, attualmente, anche della situazione geopolitica dell’Europa che ha comportato un calo degli investimenti, ma anche di vere e proprie difficoltà di produzione dovute alla mancanza di componenti fondamentali.

Ma perché tutto questo ritardo?

“Dovreste fare certe domande ad Alberto Puig - aveva detto tempo fa Sanchez - Non so quale sia il motivo per rimandare tanto questa decisione. Credo che Acosta non sia la causa perché penso che debba rimanere un altro anno in Moto2, non credo sia preparato per il salto in MotoGP. È un grande pilota e avrà un bel futuro davanti a sé, ma gli serve ancora esperienza, non si può mettere il peso di Honda sulle spalle di un ragazzo molto giovane e lui non è stupido”.

Fatto sta che Mir non ha ancora firmato.

“Naturalmente le condizioni economiche di Joan non sono quelle di un debuttante, è un campione del mondo - non ha nascosto Sánchez - Per me Honda è la Casa numero 1 del mondo, ma si può sempre succedere di trovarsi in un momento difficile. Suzuki è l’Atletico Madrid, Honda è il Barcellona o il Real Madrid, devono vincere ogni anno, arrivare 2° è già uno schifo. Per questo penso che abbiano dei dubbi e che a prendere la decisione non sia solo una o due persone, ma un gruppo che sta supervisionando tutto”.

Due cose sono certe: Mir non ha paura di confrontarsi con Marquez e non ha altre alternative.

“Joan non ha paura di nulla. Sa che Marc ha guidato con questa moto per tutta la sua vita, ma sa anche che o firmerà per HRC o starà a casa. Non esiste un piano B”, ha confessato il manager.

Quest’ultima frase suona un po’ come un bluff ad un tavolo da Poker: Joan sa bene che con l’aria che tira un anno sabbatico è fuori discussione quindi, probabilmente, l’affare si farà o addirittura è già stato fatto e si ragiona sui dettagli. Del resto non è che la Honda abbia molte altre alternative e la considerazione che non è certo un rientro di Marquez al top della forma deve essere stata fatta.

Sulle onde lunghe di Radio box si dice che l’annuncio della firma potrebbe arrivare addirittura prima del GP di Silverstone, il 7 agosto e sarebbe auspicabile perché anche la Honda ha bisogno di rassicurare, se non i tifosi i propri sponsor, a partire dalla storica Repsol che peraltro deve affrontare la realtà di un futuro che la politica vorrebbe senza petrolio. C’è poco da stare allegri.

Contemporaneamente, però, Joan Mir, non è proprio nelle condizioni ottimali per tirare la corda, e non solo perché la Suzuki lo ha lasciato a piedi. Joan, infatti, quest’anno come miglior risultato ha tre quarti posti in Argentina, America e Barcellona che lo posizionano all’8° posto nel mondiale alle spalle di Miller. Il suo compagno di squadra, Alex Rins, già ufficialmente accasato con LCR è giusto dietro di lui con appena due punti di distacco, ma potendo vantare due podi: il terzo posto a Rio Hondo ed il secondo ad Austin.

E’ vero: Mir ha dalla sua un titolo mondiale, ma nello sport la valutazione è spesso maggiormente correlata all’attuale stato di forma e sotto questo punto di vista la ex coppia Suzuki non si distanzia molto.

Probabilmente ha ragione Sanchez: questa decisione è frutto più che del desiderio di un singolo, in questo caso Alberto Puig, di una decisione collegiale che avverrà nei piani alti della Honda. Honda che peraltro deve affrontare anche una situazione tecnica non favorevole che la obbligherà ad un pesante investimento economico.
Il tutto mentre da mesi si parla anche di un rimescolamento manageriale perché è indubbio che tante scelte non hanno portato i risultati sperati.

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