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MotoGP, Andrea Dovizioso, Yamaha, l'addio e il diritto di sbagliare

Ancora pochi Gran Premi e il Dovi non sarà più in MotoGP dopo 21 anni. Ha pagato a caro prezzo la scelta di salire sulla M1, ma ha avuto coraggio e può andarsene a testa alta

MotoGP: Andrea Dovizioso, Yamaha, l'addio e il diritto di sbagliare

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Andrea Dovizioso ha detto quello che ormai tutti sapevano, questa è la sua ultima stagione in MotoGP. Dopo 21 anni di onorata carriera, un titolo mondiale e tanti successi, per il Dovi è arrivato il momento di voltare pagina. Purtroppo il suo addio non è all’altezza del suo percorso, ma è un male comune ad altri piloti (Valentino e Lorenzo, gli ultimi in ordine di tempo).

Per tanti, Andrea avrebbe dovuto smettere prima, dopo il divorzio dalla Ducati, la Casa con cui ha intrecciato il suo destino e i suoi anni migliori, soffrendo prima di avere la soddisfazione di vincere con lei. “Chi glielo ha fatto fare?” si sono chiesti in tanti quando ha deciso di imbarcarsi nella nuova avventura con Yamaha nel team RFN di Razali.

In quel momento Aprilia lo voleva come collaudatore. Del senno di poi sono piene le fosse, ma se avesse detto sì a Noale, ora Dovizioso sarebbe portato in trionfo come salvatore della patria, l’uomo che ha trasformato la RS-GP da macinino a fuoriserie. Sarebbe stata la strada più facile: impegno limitato, nessun rischio e magari qualche wild card, nel caso venisse la voglia.

Per una persona analitica come è Andrea sarebbe stata una scelta quasi scontata, ma il Dovi non è solo una persona ma un pilota e ci sono cose che la ragione non può controllare. Correre non è un semplice lavoro, c’è sempre quel fuoco chiamato passione a bruciare e servono sfide per alimentarlo.

A metà dello scorso anno Dovizioso era a casa a divertirsi con le moto da cross, ma una serie di fortunati (per lui) eventi gli hanno aperto una porta che credeva chiusa, quella della Yamaha. In quel momento ha capito che il destino gli aveva dato una seconda possibilità. Perché la M1 gli era rimasta in testa da quel 2012 quando, appiedato dal team ufficiale Honda, trovo posto in quello satellite Tech3. Non era gli anni in cui le moto delle squadre private erano identiche a quelle degli ufficiali, anzi, se un pilota andava troppo forte Yamaha non aveva problemi a togliergli qualche centinaio di giri per la gara successiva. Nonostante tutto (a un certo punto dovette anche mettere mano al portafoglio per comprarsi i dischi freno che voleva) Andrea fece una bella annata: 6 podi e il 4° posto in campionato, dietro a Lorenzo, Pedrosa e Stoner, il migliore dei privati. Fece 130 punti più di Spies, che era nella squadra ufficiale.

Quel posto il Dovi lo sentiva già suo, ma Valentino lasciò Ducati, Yamaha accolse il figliol prodigo e Andrea si ritrovo in un team ufficiale, ma in quello in cui nessun allora voleva andare.

La storia continua come tutti sapete, ma quella M1 era rimasta nella testa del forlivese. Così, quando gliene hanno offerta una ufficiale, ha detto di sì. Una pazzia? L’abbiamo già detto, Dovizioso è tutto tranne che stupido e quel rischio lo ha affrontato ben cosciente di quanto fosse grande. Enorme, addirittura, venedno da 8 anni di Ducati, la nemesi della Yamaha come caratteristiche.

Ha sbagliato? Dipende. Dal punto di vista dei risultati sicuramente sì, perché vedere il Dovi racimolare qualche punto è uno spettacolo che nessuno appassionato vorrebbe vedere. Dal punto di vista di Andrea, probabilmente no.

La voglia di rimettersi in gioco a 36 anni è comunque da applaudire, il diritto (anche) di sbagliare se lo è guadagnato negli anni. Senza contare, che quello che ha pagato l’errore è stato lui, il prezzo è una stagione in cui non riesce a essere competitivo, in cui deve guardare il gruppo dal fondo. Per un pilota abituato a lottare per la vittoria non c’è punizione peggiore.

L’ha comunque accettata, senza mai perdere la calma. Quando si lamenta della Yamaha lo fa più pensando a quello che troveranno gli altri, perché per lui ormai non c’è più tempo in MotoGP. Dopo Valencia lascerà il paddock e si imbarcherà in un altra sfida, sui campi da cross, con i giovani, anche se Andrea non vuole ancora rilasciare grandi particolari.

A novembre uscirà dai cancelli del Ricardo Tormo sapendo di avere fatto tutto quello che voleva, di avere vinto e di avere perso rimanendo coerente a se stesso. Per questo potrà guardare al futuro a testa alta.

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