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Dovizioso: "Nel 2023 non correrò in MotoGP, non c'è ragione per restare"

"Quando fatichi non ti diverti, soprattutto dopo vent'anni di corse. Yamaha è veloce ma solo con Quartararo, è la stessa cosa che è successa ad Honda"

MotoGP: Dovizioso: "Nel 2023 non correrò in MotoGP, non c'è ragione per restare"

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La scelta di Andrea Dovizioso di scegliere la Yamaha non sta dando i frutti sperati. I risultati del forlivese in questa stagione non lasciano spazio a molti commenti e il primo a esserne cosciente è lui stesso. Questo non significa che non ci stia provando, ma a 36 anni e dopo avere guidato per 8 una moto completamente diversa come la Ducati, l’adattamento è più che complicato.

Rimangono ancora 9 GP da correre, poi lascerà definitivamente la MotoGP, almeno come pilota. È stato lo stesso Dovizioso a dichiararlo in un’intervista rilasciata a motogp.com.

Sicuramente [il prossimo anno] non correrò, non c’è ragione - le sue parole - Ho sempre detto che se non fossi stato competitivo non sarei rimasto, perché non ti diverti quando fatichi, specialmente dopo 20 anni di corse. Non ho provato a trovare un posto per il prossimo anno. Sono rilassato, ho già fatto un test di come si sta a casa - ha scherzato ricordando la prima metà del 2021 - Non voglio finire la stagione così, ma nessuno ha tutto sotto controllo e può succedere”.

Andrea non ha nascosto i suoi attuali problemi e li ha analizzati.

Ogni gara è difficile, ogni volta parto dietro e diventa tutto più complicato - ha spiegato - Non essere competitivo è storia completamente diversa da quella della mia carriera, è la cosa difficile. È la prima volta che mi capita e difficile da gestire. La MotoGP è cambiata, i rivali  sono cambiati, il modo di guidare è diverso, ci sono tante piccole ragioni e se metti tutto insieme capita quello che che mi sta succedendo ora”

Ci sono anche delle motivazioni tecniche. Perché la Yamaha è vincente con Quartararo, ma non con tutti gli altri piloti. Non solo Dovizioso, anche Morbidelli sta attraversando un momento complicato.

La Yamaha è strana, ti dà belle sensazioni, puoi frenare e curvare molto bene, ma il altre aree non è così buona - la descrizione di Dovi della M1 - Se non guidi come Fabio è molto difficile essere competitivo. Se lui vince c’è una ragione e quindi puoi essere veloce, ma se gli altri piloti si lamentano, significa che non ci sono molti modi per essere competitivi. Per esempio, io e Morbidelli guidiamo in modo opposto: Franco sta molto piegato e non frena forte, il contrario di me, ma i nostri risultati sono simili”.

Il confronto con la Honda è inevitabile.

“Tutte moto giapponese stanno faticando in questo momento, alla fine vincono il titolo, ma è solo un pilota a essere veloce, il secondo sempre lontano. Significa che la base della moto è un po’ difficile e particolare, come è successo a Honda negli ultimi 8 anni e a Yamaha ora” ha concluso Andrea.

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