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MotoGP, Bautista ed Espargarò: vecchietti terribili nel mare dei baby fenomeni

In un motociclismo a caccia della novità che non ha paura di bruciare i giovani, Alvaro e Aleix dimostrano che con l'età di può migliorare, come il vino. A patto di crederci

MotoGP: Bautista ed Espargarò: vecchietti terribili nel mare dei baby fenomeni

Ogni tanto sui social compaiono delle foto che riportano alla mente dei ricordi dimenticati. È il caso dell’immagine che vedete qui sopra, datata 2005, con Alvaro Bautista e Aleix Espargarò compagni di squadra in 125 nel team dei calciatori Clarence Seedorf e Roberto Carlos. A quel tempo i due piloti erano poco giovanissimi: Aleix aveva appena 16 anni, 21 quelli di Alvaro.

Lo scatto è stato oggetto di un divertente scambio di battute fra i due. “È dell’anno scorso” ha scherzato Espargarò, “e siamo ancora in gioco” ha ribattuto Baustista, “il vino rosso invecchiando migliora” la battuta di Aleix.

Effettivamente la regola sembra valere per i due piloti, che hanno decantato a sufficienza e ora sono in lizza per la vittoria dei rispettivi campionati. La loro carriera è stata diversa: Bautista è riuscito a vincere il titolo in 125 nel 2006, due anni dopo è stato vicecampione in 250, ma in MotoGP, per un motivo o per l’altro, ha poi raccolto poco: appena tre podi in 9 stagioni. Arrivato in SBK, nel 2019 con la Ducati, sembrava avere la grande occasioni fra le mani, ma la perse. I due anni successivi con la Honda sono stati avari di soddisfazione, ma di nuovo sulla Rossa ora è leader del campionato.

La storia di Aleix, è un unicum nel motociclismo. Nel motomondiale dal 2005 della foto, ha dovuto aspettare 17 anni per sbocciare. Un podio in Moto2 era tutto il suo curriculum fino a quest’anno, quando con un’Aprilia all’altezza ha vinto la sua prima gara nel motomondiale. A un’età in cui la maggior parte dei piloti pensa al ritiro, quando non è già in pantofole..

Espargarò compirà 33 anni fra pochi giorni (il 30 luglio), Alvaro è più… maturo: il 21 novembre spegnerà 38 candeline. Eppure, in un motociclismo che vuole bruciare le tappe e in cui se a vent’anni non hai ancora vinto nulla sei pronto al dimenticatoio, loro solo una gradita eccezione. E forse anche una lezione importante.

Basta una buona gara per gridare al miracolo, paragonando il giovane virgulto a Marquez o a Valentino, a seconda della convenienza del momento. Poi, un momento no, ed è un attimo passare da futuro campione ad attuale cog…one. La caccia al baby fenomeno è ormai un male diffuso, con Pedro Acosta per cui si ventilava un passaggio in MotoGP senza avere ancora l’età della patente o, caso ancora più recente, David Munoz che dopo 4 gare alcuni vorrebbero già in Moto2.

Alla faccia della gavetta, tanto a perderci, mal che vada, sono solo i piloti. Un nome su tutti, quel Can Oncu che vinse nel 2018 al debutto in Moto3, a Valencia, e che dopo una sola stagione storta nel Mondiale fu dimenticato. Ora corre in Supersport.

Che poi, a vedere bene, ai nomi di cui tutti si riempiono la bocca spesso è servito tempo. Marc Marquez ha vinto il suo primo titolo in 125 dopo due anni di apprendistato, Casey Stoner nella ottavo di litro era stato veloce ma incostante, e che dire di Quartararo? Due anni disastrosi in Moto3 e una sola vittoria (due, contando quella di Motegi in cui fu squalificato) in Moto2. Anche Pecco Bagnaia fece due anni da dimenticare al debutto, riuscendo a rimettersi parzialmente in carreggiata solo al terzo.

Certo, da questo punto di vista Aleix Espargarò rappresenta un estremo, ma proprio perché è così particolare, il suo caso merita attenzione. Perché anche lui, come tutti i piloti, ha sempre e solo voluto vincere e ha sempre creduto di potercela fare. Serviva però qualcuno che credesse e investisse in lui e l’ha trovato. L’Aprilia è stata l’ultima e gli va dato il merito di avere insistito quando altri avrebbero rinunciato.

Lo stesso vale, in un certo senso anche per Bautista, perché tanti anni nella classe regina senza combinare poco o nulla, possono tagliare le gambe a chiunque. Anche quando i mezzi non sono all’altezza, e Alvaro su questo potrebbe scrivere un libro. La sua seconda giovinezza l’ha trovata in SBK, un po’ come successe a Carlos Checa, l’ultimo a vincere nelle derivate di serie sulla Rossa.

Così quei due vecchietti terribili, quei due Rioja d’annata, hanno insegnato che a volte bisogna anche sapere aspettare, che il talento non si appanna con l’età, anzi può brillare grazie all’esperienza.

Se la loro storia avrà un lieto fine lo sapremo solamente fra qualche mese, intanto hanno già vinto, su quelli che li davano per finiti alla caccia della novità a tutti i costi, anche per una sola gara.

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