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MotoGP, Quartararo è il nuovo Marquez, ma Ducati e Aprilia sono le regine

L'ANALISI - Fabio è in testa alla classifica piloti ed è l'unico capace di contenere le Case italiane. Dal 1969 (con MV Agusta e LinTo) non c'erano due moto tricolori vincenti

MotoGP: Quartararo è il nuovo Marquez, ma Ducati e Aprilia sono le regine

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Se questa prima metà di campionato ci ha dato una certezza è che l’Italia ha battuto il Giappone.Vero, nella classifica piloti in cima c’è la Yamaha grazie a Fabio Quartararo, ma questo non toglie che le moto tricolori abbiano sorpassato in competitività quelle del Sol Levante. Lo si capisce guardando le classifiche e lo certificano i numeri.

Ducati ha confermato la sua competitività e Aprilia ha fatto quel passo in avanti decisivo che l’ha portata a vincere la sua prima gara in MotoGP e ad essere una presenza costante sul podio. Le statistiche dicono che non accadeva che due diverse moto italiani vincessero nella classe regina dal 1969. In quell’anno fu Giacomo Agostini a vincere il titolo sulla MV Agusta e arrivò alle sue spalle in campionato Gyula Marsovsky sulla LinTo (moto artigianale del geniale progettista Lino Tonti). Il pilota svizzero, nonostante l’ottimo piazzamento a fine anno, non riuscì però a imporsi in nessun GP, cosa che invece fece il suo compagno di marca Alberto Pagani, che finì al primo posto il Gran Premio delle Nazioni (boicottato dalla MV Agusta perché fu spostato in quella stagione da Monza a Imola).

La Casa di Noale in Argentina è riuscita a entrare nel club ristretto delle moto italiane vincenti nella classe regina, solo 6 prima di lei: Gilera, Moto Guzzi, MV Agusta, Cagiva, Ducati e la già citata Linto.

Aprilia una bella sorpresa, Ducati domani ma non nel campionato piloti

La cosa più importante, però, è che per Aprilia non è stato un acuto ma la conferma di una costanza che viene certificata dalle classifiche. La Casa veneta è infatti al 3° posto nella classifica costruttori, ad appena 17 punti dalla Yamaha, pur potendo contare solamente su due piloti. Nel campionato riservato alle squadre, invece, è prima, con 16 punti di vantaggio sui team ufficiali Yamaha e Ducati. Inoltre è riuscita a mettere entrambi i suoi piloti (Aleix Espargarò e Maverick Vinales) sul podio.

Per l’avversaria bolognese, il dominio nel campionato riservato alle marche è netto: 246 punti, con Yamaha a inseguire distante 74 lunghezze. Mai come in questo caso, l’unione fa la forza perché con 8 moto in pista (il doppio di Yamaha, Honda e KTM, quattro volte quelle di Aprilia e Suzuki) le opportunità, va da sé, sono maggiori. A patto che la moto sia veloce e soprattutto guidabile da tanti piloti diversi ed è esattamente quello che è diventata la Demosedici.

La Rossa ha vinto 6 delle 11 gare fino a qui corse (3 con Bagnaia e altrettante con Bastianini) e c’è sempre stata un Ducati sul podio in ogni GP. Su quei gradini, inoltre, ci sono saliti almeno una volta 6 dei suoi 8 piloti: Bagnaia, Bastianini, Miller, Martin, Zarco e perfino il debuttante Bezzecchi. Non ce l’hanno fatta (per ora) solo l’altro rookie Di Giannantonio e Marini, che comunque si sono dimostrati veloci, soprattutto in qualifica. Infatti Fabio è riuscito a conquistare un pole position (al Mugello), una delle 8 firmate Ducati in 11 GP. Per dirla con Aleix Espargarò, la cosa strana è che non ci sia un pilota Ducati in testa al campionato, ma così è.

Quartararo il nuovo Marquez, ma Honda e Yamaha firmano un record in negativo

Che sia un anno fantastico per le moto italiane è innegabile, e per le giapponesi? Tutto il contrario. Honda e Yamaha hanno fatto segnare entrambe un record negativo non andando a punti con nessun pilota, la prima al Sachsenring e la seconda ad Assen. Alla Honda non accadeva da 40 anni e 633 gare (dal Gran Premio di Francia del 1982), alla Yamaha da 33 anni e 633 gare (dal Gran Premio delle Nazioni del 1989). Quest’anno anche la Suzuki è andata a vuoto in 3 occasioni, ma con soli due piloti è più facile che accada (soprattutto perché Rins ha dovuto saltare due GP per infortunio).

I giganti giapponesi sembrano crollare, o almeno uno perché la Yamaha, come detto, non si può troppo lamentare essendo in cima alla classifica dei piloti. Il problema è che è tutto sulle spalle di Quartararo (che infatti ha raccolto da solo tutti i punti che la Casa di Iwata ha nel campionato costruttori) e il parallelo con Marquez viene naturale.

Marc per anni è stato il salvatore della Honda, che iniziò a sprofondare quando il suo campione si infortunò. Vedere la Casa di Tokyo ultima nel campionato costruttori (con un solo podio in 11 GP) e i due team (ufficiale e LCR) all’8° e 9° posto davanti solo a WithU e Tech3 vale più di mille parole.

Sarebbe potuto succedere lo stesso a Yamaha, considerato che Morbidelli è 19° in classifica e Binder e Dovizioso sono ultimo e penultimo: 45 punti in 3, poco più di un quarto di quelli raccolti dal solo Quartararo. In altre parole, Fabio ha tenuto in piedi la baracca e ha voluto logicamente garanzie tecniche per il prossimo anno, quando la Yamaha avrà solo due moto in pista.

Il favorito per il titolo quest’anno rimane lui, ma se riuscirà a centrare l’obiettivo sarà in gran parte merito suo, perché Aprilia e Ducati in questo momento sono le moto migliori.

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