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MotoGP, Miller: "se la temperatura della gomma schizza alle stelle, non freni più"

"Le pressione delle gomme? Importante trovare l'equilibrio con il calo di prestazioni.  In Moto2 rischiavano troppo perché sono tutti vicinissimi. L'uscita di Suzuki è una grossa perdita. Adoro il circuito di Les Mans, ci ho vinto"  

MotoGP: Miller: "se la temperatura della gomma schizza alle stelle, non freni più"

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Dopo sei gare dall'inizio del campionato, La Ducati di Jack Miller approda sull'asfalto di Le Mans dopo aver totalizzato 42 punti ed un podio. Il circuito francese lo scorso anno vide il pilota australiano trionfare ed il ducatista spera di replicare l'ottimo risultato non nascondendo la propria affinità per il circuito francese.

"Sono felice di essere di nuovo qui in Francia a Le Mans - ci racconta l'australiano - è sempre bello tornare su questo circuito, specialmente dopo la vittoria lo scorso anno, è un tracciato in cui mi trovo bene e che in passato mi ha dato delle belle soddisfazioni".

Cosa nello specifico di questo circuito si adatta al tuo stile di guida?
"É un circuito con molti cambi di direzione, un'uscita dal rettilineo pulita, molti punti di frenata e ripartenza veloci, in generale è un tracciato molto divertente, alcune gare sembrano non finire mai, ma qui non succede".

Si fa un gran parlare della pressione degli pneumatici, è un cambiamento di setup sul quale nei garage avete una qualche parola in merito oppure no?
"Sul tema della pressione delle gomme non siamo del tutto neutrali, ci sono casi in cui la pressione può dare quel vantaggio minimo durante una gara, ma dipende molto anche dalle circostanze. Se si finisce a girare dietro a qualcuno, la temperatura della gomma schizza alle stelle ed a quel punto rischi di non riuscire più a frenare o a girare la moto come vorresti. Se invece si finisce in testa alla gara dall'inizio può essere un vantaggio per lanciare ancora di più la moto".

Ma il nuovo abbassatore e le nuovi componenti aerodinamiche hanno un ruolo in tutto questo? Hanno degli effetti diretti?
"No, nella mia esperienza limitata in carriera, abbiamo avuto più problemi cambiando produttore che con l'aggiunta dei nuovi dispositivi".

Quanto ci vuole perché la pressione di queste gomme si assesti?
"Generalmente basta un giro, anche mezzo a volte, a seconda se si sta seguendo qualcuno. I primi sei giri sono i più critici, sono quelli in cui ci si avvicina al punto pericoloso in termini di pressione per la previsione delle performance della gomma, dopo di quelli si entra nel campo delle previsioni controllate e la gomma si assesta. Del resto l'aria si comporta in questo modo per tutti i tipi di gomma, siano essere mescole medie o dure o morbide, è in quei momenti che si rischia di perdere l'anteriore se non si presta attenzione anche a questo fattore".

Se le regole divenissero più stringenti come in Moto2, sareste obbligati a cambiare strategia?
"Penso che in Moto2 la regola fosse necessaria, si correva con pressioni di 1.4 Bar con gomme tarate per 1.6 o 1.8, distruggevano le gomme in una categoria che tradizionalmente ha bisogno che esistano dei limiti anche per una questione di sicurezza. Perché in Moto2 ogni piccolissimo particolare può fare la differenza. In motoGP è diverso, non credo che stiamo cercando di ottenere dei vantaggi ma piuttosto di trovare il giusto equilibrio in termini di performance e per evitare cali di prestazioni nei momenti critici. Alla fine uno 0.1 di differenza di pressione può fare la differenza come tra giorno e notte, ma le variabili in una gara sono comunque davvero tante".

Hai mai avuto problemi in merito alla pressione delle gomme in questa stagione?
"Non sono un pilota che corre spesso in testa a tutte le gare, ma a Portimao la temperatura ha avuto i suoi effetti, arrivi al punto in cui sai che dovresti frenare ma la moto non frena. In circuiti con temperature alte come in Malesia o in Tailandia, sicuramente la pressione delle gomme è un problema assai più comune".

Cambiando discorso, cosa ne pensi della decisione di Suzuki di lasciare la MotoGP a fine stagione?
"E' stata una decisione che mi ha colpito di sorpresa, una decisione spiacevole e sopratutto strana. Stiamo parlando di una casa che due anni fa ha vinto il campionato con Joan Mir, e sembra che quest'anno la moto sia migliorata moltissimo. Vederli uscire è triste, certo è una situazione spiacevole per i piloti ma lo è anche sopratutto per tutti i membri del team, parliamo di una cinquantina di persone che ora dovranno cercarsi nuovamente un lavoro ed è una situazione davvero terribile. Suzuki fa parte delle tre grandi case storiche della MotoGP assieme alla Honda ed alla Ducati, quindi vederli andar via è una grossa perdita per tutti".

 

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