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Metano alle stelle. I distributori minacciano tre giorni di sciopero

Il prezzo del metano non si blocca, ma continua a salire. I distributori annunciano la chiusura il 4, 5 e 6 maggio. Il Governo? Per ora... il silenzio

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I carburanti stanno diventando ormai la preoccupazione numero uno per gli italiani, o meglio, il loro prezzo. Si è fatto qualcosa con il taglio delle accise, di 30,5 centesimi al litro ha aiutato ma c'è ancora molto da fare, soprattutto in tema metano, che continua a salire. Iniziamo con le dichiarazioni di Davide Tabarelli di Nomisma Energia: “È privo di giustificazione il pessimo trattamento avuto da questo segmento della mobilità delle persone, tutte tradizionalmente più sensibili ai costi. E più attente all’impatto sull’ambiente. È da luglio 2021 che il governo va in aiuto dei consumatori di energia. Gli unici rimasti fuori sono quelli del metano auto, un milione di automobilisti che hanno visto i prezzi alla pompa salire del 120%, contro il 30% della benzina. L’IVA sul gas riscaldamento, lo stesso che va nelle auto, è stata ridotta al 5%, sul gas per autotrazione è ferma al 22%“.

Discriminazione?

Tabarelli è abbastanza chiaro e fermo sul suo punto. La riduzione delle accise sulla benzina ha ulteriorrmente aggravato la "posizione" a livello economico del metano, che ha visto i prezzi raddoppiare. “Si impone quanto meno una restituzione di una parte della tassazione attraverso una riduzione dell’IVA al 5%. Come accaduto per il gas riscaldamento per coerenza nelle politiche di tutela delle parti più colpite dalla crisi energetica”. Intanto, gli impianti chiudono. “Circa 20.000 addetti, oltre 1.500 punti vendita, 1.100.000 famiglie a basso-medio reddito, autotrasportatori e aziende di trasporto pubblico locale hanno scelto il metano per la loro mobilità motivate dall’economicità e dai vantaggi ecologici del gas naturale. E ben un 30% di biometano già distribuito in rete per uso autotrazione“. 

Andrea Rossetti di Assopetroli-Assoenergia aggiunge: “La distribuzione del metano per autotrazione rischia il default. Chiediamo al governo un intervento urgentissimo di protezione come fatto contro il caro benzina. Il prezzo del gas è fuori controllo. Consumatori e distributori sono stremati, mentre il governo da mesi lucra un extragettito IVA dovuto all’aumento dei prezzi. Sono risorse che vanno restituite immediatamente ai consumatori sotto forma di taglio dell’Iva, o qualunque altro tipo di calmiere. Purché si faccia, ripeto, immediatamente. A rischio c’è un’intera filiera che è pilastro della mobilità a basse emissioni. Anni di investimenti pubblico privati rischiano di andare in fumo: car makers a gas, settore distributivo, autotrasporto, consumatori finali. Il governo non può restare indifferente”. Vedremo se il Governo interverrà sulla cosa.

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