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Mondial Piega, la bicilindrica milanese che voleva essere una SBK

Nata intorno al V2 della Honda VTR 1000 SP1, aveva soluzioni raffinate e puntava al rilancio dello storico marchio, passando per il Mondiale SBK. Finì con un fallimento nel 2004, ma oggi….

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Partiamo con una premessa, Mondial esiste ancora oggi, produce scooter e moto di piccola cilindrata, sulla base di accordi presi con la famiglia Boselli, eredi diretti dei fondatori della storica azienda italiana, fondata a Milano nel 1929, con la denominazione appunto FB (Fratelli Boselli). Nella sua “prima vita” restò in attività fino al 1978, conquistando 10 titoli mondiali tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’50, e decine di successi in campionati nazionali in giro un po’ per tutta l’Europa. La terza ed attuale Mondial rinasce nel 2015-2016, mentre nel mezzo troviamo la seconda parentesi, che ruota proprio attorno alla moto oggetto di questo articolo.   

UN BEL SOGNO DURATO SOLI 5 ANNI

La Mondial Moto s.p.a. nasce nel 1999 con un contratto di licenza per l’uso del marchio, che restò estraneo al primo fallimento nel 1978 e nelle mani della famiglia Boselli. Il proprietario Roberto Ziletti, appassionato che sognava di produrre motociclette con una propria azienda, le diede una sede a Manerbio (in provincia di Brescia) e volle come primo (ed unico) progetto la nascita di una moto sviluppata intorno al cuore della Honda VTR 1000 SP1 (qui un nostro articolo sulle due versioni SP1 ed SP2), concesso dalla casa giapponese sulla base di un accordo. Apparentemente era innovativo anche il sistema di vendita. Venivano infatti eliminati i problemi di una rete di distribuzione, grazie ad uno dei primi esempi di vendita on line, in base alla quale l'ordine ed il pagamento della moto venivano effettuati direttamente alla Mondial Moto, con alcuni show room sul territorio per poter visionare il prodotto.

La squadra di giovani tecnici che seguirono lo sviluppo della Piega vide nomi che a qualcuno sono ancora oggi noti, come Roberto Greco, a capo del team, affiancato tra gli altri da Sandro Mor e Nicola Bragagnolo. Per ospitare il V2 giapponese venne creato un telaio realizzato con architettura a traliccio, in cromo molibdeno vanadio. Il bicilindrico HRC Honda a V di 90° saliva a 140 cv con una curva di erogazione variata grazie all'utilizzo di una centralina Efi (opera di Pietro Di Zinno), con un software che interagisce con il sistema di iniezione e di accensione.

Quanto alla ciclistica c'era una forcella di tipo upside down con steli da 46 mm, con trattamento TIN (trattamento antifrizione al nitruro di titanio) realizzata da Paioli, tutta regolabile, sia in precarico molla che in idraulica. L'ammortizzatore posteriore e l'ammortizzatore di sterzo sono prodotti, su specifiche Mondial, da Ohlins, ovviamente sono anch’essi regolabili. Per l’impianto frenante la scelta cade su di un Brembo serie Oro, con 2 dischi flottanti da 320 mm e pinze a 4 pistoncini sull'anteriore, mentre al posteriore troviamo un disco da 240 mm con pinza a 2 pistoncini. I cerchi sono realizzati in lega leggera a 5 razze cave su progetto Mondial.

Il “vestito” è tutto in nobile e leggero carbonio, verniciato con la livrea dei tradizionali colori Mondial, argento e blu, sulla quale sono stati lasciati inserti in carbonio a vista. A completare il tutto uno scarico in titanio, prodotto da Arrow, posizionato a scomparsa sotto la sella del pilota, che libera totalmente la visuale su un forcellone rivestito in carbonio. Il peso a secco era di ben 17 kg in meno della Honda VTR 1000 SP1 dalla quale aveva ereditato in parte la meccanica (inclusa la famosa strumentazione digitale), scendendo da 199 a 182 kg a secco.

RAFFINATA ED ESCLUSIVA ALLORA, PER POCHI OGGI

Quanto al prezzo, nel corso degli anni è variato dai 24.900 euro dichiarati in fase di presentazione, fino a 26.190. Oggi il valore è di difficile valutazione, ma per un esemplare in ottimo stato si trovano richieste anche a poco meno del doppio di questa cifra (qui ne potete vedere un esemplare in vendita a 45 mila euro, ad esempio). Un prezzo giustificato, almeno in parte, dalla rarità della Mondial Piega, che se doveva inizialmente essere prodotta 250 esemplari all’anno, finì la sua avventura con circa 150 moto costruite. La produzione totale fu infatti di 142 esemplari standard del 2002 (tra questi sono però comprese le moto Endurance, le SBK, le naked e alcune moto distrutte), 6 prototipi preserie dell’anno 2001 e 4 prototipi fineserie dell’anno 2003.

LA NUDA MAI NATA

Ad Eicma 2003 furono presentate due naked derivate dalla Piega 1000: la Starfighter, one-off disegnata da Massimo Zaniboni e la “Nuda”, opera della Boxer Design ed in particolare del francese Thierry Henriette. Nessuna delle due vide però la luce e l’azienda chiuse i battenti, dichiarando fallimento del 2004.

UNA CARRIERA SPORTIVA STRONCATA SUL NASCERE

La parentesi sportiva durò anch’essa pochi anni, con il debutto in SBK, dove i primi test del 2001 vennero seguiti solo da esperienze di alcuni team privati, che impiegarono le 3 moto Superbike, mentre nel 2003 la casa partecipò al campionato mondiale di Endurance con Maurizio Bargiacchi e Andrea Perselli. L’ultima apparizione della Mondial Piega risale al 2006, con il Team "L.M. Superbike di Learco Ghelfi" che ne impiega due esemplari, prima di accantonare ogni attività sportiva targata Mondial.

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