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Giornata Internazionale della Donna: 5 pioniere del motociclismo

Laia Sanz e Anna Carrasco sono le beniamine di oggi, ma la storia delle donne in moto è lunga e fatta di battaglie importanti che hanno scardinato pregiudizi e aiutato l'emancipazione

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Donne e moto: un connubio che troppo spesso viene relegato ai set fotografici o agli stand dei saloni di settore, ad uso e consumo del pubblico maschile. Un'accoppiata che, nella sua accezione tradizionale funziona ancora ma che potrebbe trarre in inganno i più distratti. Oggi infatti le donne gareggiano, vincono, compiono viaggi incredibili o semplicemente scelgono le due ruote come stile di vita. Conquiste, sulla sabbia della Dakar o tra i cordoli dei campionati di velocità, che oggi sono possibili anche grazie a delle vere proprie pioniere: hanno suscitato scandalo e invidia, ma sono rimaste negli annali della storia. Ecco 5 eroine “in rosa” del motociclismo.

Adeline e Agusta Van Buren

Nel 1916 due sorelle, nipoti dell'ottavo Presidente Degli Stati Uniti, decidono di diventare staffettiste durante la Prima Guerra Mondiale, provando al mondo che le donne potessero guidare una moto. Per farlo partirono da Brooklyn su due Indian Power Plus da 1.000 cc dirette a Los Angeles. Impiegarono più di due mesi percorrendo quasi 9.000 km tra strade dissestate, tempeste e altri problemi. Furono le prime donne a salire in vetta al Pikes Peak e durante il viaggio vennero coperte di insulti per i loro abiti (pantaloni e stivali da equitazione) con alcuni tentativi di linciaggio da parte della folla. Nonostante la loro missione fu un successo la richiesta di arruolamento come staffettiste venne respinta. La loro impresa ancora oggi viene ricordata come uno dei tasselli fondamentali per l'estensione del diritto di voto alle donne negli Stati Uniti.

Beryl Swain

La prima pilota donna a completare il TT dell'Isola di Man è lei, classificandosi in 22° posizione con una Itom 50 cc dopo due giri al Mountain Circuit. Swain ebbe problemi al cambio durante la gara ma riuscì comunque a completarla con una velocità media di 78 km/h. Un risultato importante che gli organizzatori pensarono bene di oscurare: dall'edizione successiva venne infatti inserito il peso minimo per i piloti, che naturalmente Beryl Swain non raggiungeva. Passarono 16 anni prima di vedere di nuovo una donna al TT.

Martine De Cortanze

Un'altra donna che ha saputo stroncare sul nascere il pregiudizio è stata Martine De Cortanze, che alla prima edizione della Dakar, insieme a 6 altre donne, si presentò ai nastri di partenza. De Cortanze fece molto di più della sola presenza però: finì il rally più duro del mondo piazzandosi in 19° posizione assoluta, 11° tra le moto, con la sua Honda 250 XLS.

Katja Poensgen

Non è la prima donna ad aver messo piede nel Motomondiale, ma sicuramente quella che ha lasciato una traccia tangibile: Katja Poengsen, figlia dell'importatore tedesco di Suzuki, è infatti la prima donna a qualificarsi per un Gran Premio nella classe 250 (la terza della storia a gareggiare nel mondiale), ottiene un 14° posto con Aprilia al Mugello per poi finire la stagione con Honda.

Laia Sanz

A raccogliere il testimone, solcando la traccia lasciata alla Dakar dalla De Cortanze è stata Laia Sanz, che da oltre un decennio è assoluta protagonista della manifestazione. Con 11 vittorie di tappa e 8 piazzamenti nella Top 20 della gara è la donna più vincente della Dakar, tutto nonostante abbia avuto vari problemi di salute durante la sua carriera che l'hanno costretta a lunghi ricoveri. Un vero esempio di Girl Power che dura nel tempo, visto che oggi Laia corre insieme a Carlos Sainz nel campionato Extreme E.

Ana Carrasco Gabarròn

Fuori dalla nostra classifica, ma solo perché la sua storia ha ancora molti capitoli da scrivere: a 25 anni ancora da compiere Anna Carrasco ha già scritto il suo nome negli annali di questo sport: debutta in Moto3 accanto a Maverick Vinales, vince il campionato Supersport 300 nel 2018 e nonostante un brutto infortunio continua a gareggiare fino a rientrare in Moto3 proprio nel 2022.

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