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MotoGP, Guidotti: "In Ducati non avrei mai potuto fare quello che farò in KTM"

Francesco per la prima volta con i colori KTM: "Mi sento a mio agio con questa divisa. Dalla Ducati non ho avuto controproposte e lavorare in un Team Factory era una grande sfida di cui sentivo il bisogno"

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Francesco Guidotti nel 2022 affronterà una sfida del tutto inedita. Il manager che ha per anni gestito il Team Pramac ha accettato la sfida di KTM e il 2022 sarà una sorta di anno zero per la sua carriera. Guidotti sarà infatti l’uomo di punta nel box del Team KTM Factory, un Costruttore che ha l’ambizione di entrare nell’Olimpo della MotoGP e di ritagliarsi un ruolo di sfidante per il titolo piloti. Dopo un 2020 esaltante, la RC16 ha in parte deluso nella scorsa stagione e compito di Guidotti sarà quello di far crescere la squadra per continuare un percorso iniziato nel 2017.

Il manager che ha accompagnato piloti come Iannone, Petrucci, Bagnaia e Miller nel loro percorso verso la moto ufficiale della Ducati, adesso sarà alle prese con un compito leggermente diverso, una sfida senza dubbio affascinante ma anche molto complessa. Francesco porta in KTM tutta la sua enorme esperienza, che negli anni ha portato Parma a diventare costantemente una spina nel fianco per tutti i team ufficiali in MotoGP. Non è un debutto in arancione per Guidotti, che ha già vestito i colori KTM nel 2006 quando si è trovato a gestire le 250 con Mika Kallio e Julian Simon. Stamattina Francesco ha fatto il proprio debutto ufficiale nei colori KTM.

"Mi sento davvero molto a mio agio con questi colori - ha detto Guidotti - Mi è piaciuto reincontrare tante persone con cui avevo lavorato nell’era del due tempi, la nuova fabbrica è incredibile, non c’era niente del genere all’epoca. Non vedo l’ora di tornare a lavorare in pista, che è poi il mio vero lavoro. Adesso si va a Sepang e non vedo l’ora, anche se ci saranno difficoltà perché il Covid sta rendendo tutto più difficile. Ma ce la faremo per essere lì al 100%".

Guidotti: "Lasciare Pramac è stato come lasciare una seconda famiglia"

E' stato difficile lasciare Pramac per questa sfida in KTM?
"E’ stato difficile lasciare un qualcosa che ho contribuito a far crescere, ma tornare in un team factory è qualcosa di speciale. Per me lavorare in questo modo è bellissimo, perché sono un grande appassionato e sentirmi coinvolto in molti aspetti in più sotto tutti i punti di vista è qualcosa di speciale. Non ho lasciato Pramac perché c’era qualcosa che non andava, ma dal mio punto di vista questa è una nuova sfida professionale. Dal lato umano, resta tutto uguale con i ragazzi che ho lasciato. Prima di Pramac ho sempre lavorato in team factory, come Aprilia e KTM anche, quindi tornare in una squadra ufficiale era qualcosa che volevo e che mi mancava. E’ stata la migliore opportunità che potessi desiderare". 

Porterai con te anche qualche segreto tecnico dopo tanti anni con Ducati?
"Non sono un tecnico, anche se ho avuto un piccolo trascorso come meccanico nel motociclismo. Di certo non posso portare niente di particolare da questo punto di vista dalla Ducati, quanto piuttosto la mia esperienza sportiva. In KTM non mancava niente, ma in questi cinque anni hanno fatto degli incredibili passi in avanti che nessuno aveva fatto nella storia potremmo dire. Devo solo fare il mio lavoro e supportare questo progetto con la mia esperienza e vedere dove saremo in grado di arrivare". 

Ducati ti ha proposto di restare con una controproposta?
"Con Ducati c’era un rapporto particolare, legato al ricorso di Pramac. Però chiaramente essendo le due entità molto vicine, c’era del lavoro diretto anche con Ducati. Non c’è stata nessuna controproposta perché non c’è stato modo di farmela, quando ho parlato con KTM mi sono trovato subito in sintonia. Loro mi hanno offerto un tipo di lavoro che mi piaceva molto, una posizione a cui non avrei potuto ambire in Ducati. Quindi è stata una cosa molto rapida, ci conoscevamo già bene e siamo arrivati subito al dunque. Parlavamo la stessa lingua e sapevo di potermi fidare. Magari con altri, avrei avuto qualche dubbio in più, mentre con loro ci siamo presi subito perché c’è una fiducia e stima reciproca da sempre". 

Sei da poco entrato in KTM, che idea ti sei fatto riguardo le differenze con Ducati?
"Per quello che ho visto finora, in questi pochi giorni, KTM e Ducati sono due mondi completamente diversi. Ducati è nella MotoGP da quasi venti anni, KTM solo da cinque. Difficile quantificare la differenza, ma KTM è stata molto aggressiva in questi anni e sono cresciuti moltissimo. Penso che anche con l’arrivo di Fabiano Sterlacchini le cose possano cambiare ancora, quindi penso che ora sia il momento giusto per crescere ancora come si stava già facendo qui". 

Guidotti: "In KTM tante persone valide e motivate, non stravolgerò le cose"

Cambierai qualcuno tra gli uomini nel box?
"Non ho ancora cambiato niente, ho trovato un grande gruppo. Abbiamo passato del tempo assieme a Mattighofen ma non sono qui con l’idea di cambiare tutto, non è questo il modo in cui lavorerò. Ci sono molte persone molto valide e motivate, non ci sono cose particolari da cambiare ma c’è da coordinare meglio il lavoro di tutti. Ci sono tantissime persone giuste nei posti giusti, si deve solo spingere tutti nella stessa direzione ed i risultati arriveranno". 

Sei sempre un Team Manager, ma adesso puoi definirti il capo di KTM in pista?
"Non sono il capo, quel tipo di persona che può fare tutto quello che vuole. Se penso di trovare qualcosa da cambiare, lo riporterò a Bit Beirer e valuteremo assieme. Ma come ho detto, per ora penso che ci siano tantissime persone bravissime nel posto giusto, serve solo un lavoro per organizzare tutto al meglio. Non ho ancora passato un giorno in pista con loro ma penso che sia più necessario che mi adatti io al metodo di lavoro, piuttosto che chiedere a tutti di adattarsi al mio. C’è una storia diversa, ma quella di KTM è la più importante, io farò il possibile per spingere tutti verso l’obiettivo".

Cosa ti ha chiesto KTM, quale sarà la tua missione con loro?
"Mi hanno chiesto di tenere il gruppo unito. Ci sono più di 40 persone nei box, serve un lavoro per organizzare bene tutto ed è quello che mi ha chiesto KTM. Noi viaggiamo tutti moltissimo, ognuno ha i suoi problemi e la pressione c’è sempre. I piloti devono concentrarsi solo sulla pista, sui risultati da ottenere ed è importante aiutarli in questo. In passato le squadre erano composte da tre persone comprese il pilota ed era tutto più facile. Adesso siamo dieci volte in più e serve qualcuno che gestisca il potenziale per ottenere il meglio. La priorità è ottenere il meglio e serve stare attenti a moltissimi dettagli. Non sono Superman e non voglio esserlo, ma questa sfida mi da tanta motivazione". 

Sarai coinvolto nella scelta dei piloti per il futuro?
"Il futuro dei piloti è uno degli argomenti di cui dovremo parlare. Io sarò il riferimento per quanto riguarda KTM in pista, dovrò dare uno sguardo a tutto. Ma come ho detto, ancora non ho fatto un giorno di pista quindi resta da vedere cosa potrò fare". 

Senti maggiore pressione ora che sei in un Team Factory?
"La struttura che c’è in un team Factory è completamente diversa, la pressione è maggiore ma è maggiore anche il supporto che hai dall’azienda. Ci sono tante cose in più da fare, ma anche cose in meno. Diciamo che mi occuperò di meno dei piccoli dettagli e di più di ‘macro’ argomenti. C’è una squadra composta da più persone, il lavoro è tanto diverso, per quanto ci siano dei punti di contatto dovuti al ruolo analogo". 

Guidotti: "Ho i capelli bianchi e sono nel racing da tanti anni. Porterò tutta la mia esperienza"

Che idea ti sei fatto del gruppo di lavoro che ci sarà nel box ed in che modo pensi di poterli aiutare?
"Ho conosciuto gli uomini della squadra ed è stata una bella sorpresa perché è un gruppo grande ma c’è un bell’affiatamento, sono insieme da tanti anni. Gli automatismi sono giusti, è davvero una bella squadra di lavoro. Avendo i capelli bianchi, posso portare la mia esperienza maturata in tanti anni di gare. Loro hanno fatto i primi cinque anni in un certo modo e sono diventati una grande sorpresa soprattutto due anni fa, ma quando si scalano le tappe contano anche i dettagli. Togliere un secondo al giro è diviso tra due fasi, i primi sette decimi li togli abbastanza facilmente, mentre gli ultimi tre spesso richiedono anni di lavoro". 

Credi che ci siano margini per un ulteriore salto di qualità?
"Li ho sempre visti molto concentrati sul loro programma e quando mi hanno avvicinato mi sono davvero incuriosito moltissimo. Da quando sono qui ho visto poco, diciamo che su alcune cose me li immaginavo più organizzati e su altre meno. Diciamo che vedo ampi margini di miglioramento. Certo poi si dovrà vedere anche cosa hanno fatto gli altri, che di certo non sono stati in vacanza". 

Prima di lasciare Pramac, hai dato qualche consiglio sul nome del tuo successore?
"Nell’accordo che ho chiuso KTM ho chiesto espressamente di poter avere il tempo per sistemare tutto prima di lasciare Pramac. Non mi vergogno a dire di aver lasciato un gruppo che era una seconda famiglia, persone con cui siamo cresciuti assieme. Volevo lasciare tutto in ordine ed ho suggerito le persone che potevano sostituirmi, questa è stata una premessa necessaria per il mio accordo con KTM. Senza avere questa possibilità, forse non avrei firmato". 

A questo punto parliamo di obiettivi. Quale è il minimo per considerare soddisfacente la tua prima stagione in KTM?
"L’obiettivo minimo secondo me è di riuscire a chiudere il mondiale con almeno uno dei due piloti ufficiali nei primi cinque a fine campionato e già questo non sarà facile visto il livello attuale della MotoGP, con gare che spesso vedono distacchi minimi ed i primi dieci in otto secondi. Poi l’appetito viene mangiando". 

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