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Petrucci: “Dall’Igna mi aveva detto di andare piano alla Dakar”

“In Arabia mi sono disintossicato dal quotidiano. Nel deserto avevo paura, ma mi sentivo libero. Loeb? Mi ha fatto capire che sono una mozzarella”

Dakar: Petrucci: “Dall’Igna mi aveva detto di andare piano alla Dakar”

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Era in sella a una moto austriaca, ma indossava un casco  a tutti gli effetti Made in Italy. A distanza di circa dieci giorni dalla conclusione della Dakar, Nolan ha voluto celebrare l’avventura di Danilo Petrucci in terra araba. Il pilota ternano ha infatti stupito alla sua prima apparizione nel raid, conquistando tra l’altro la vittoria della 5^ tappa nel giorno dell’Epifania.

Un’avventura che rimarrà per sempre scolpita nella mente sua e dei tanti appassionati, in attesa di tornarci eventualmente il prossimo anno. Nella sede di Brembate di Sopra, Petrux ha ricevuto i complimenti e il riconoscimento per quanto fatto dall’amministratore delegato Panacci, affiancato a sua volta dal manager, Vergani.

“Che dire, sono trascorse quasi due settimane dalla conclusione della Dakar, ma sono ancora provato – ha esordito Danilo – sto recuperando i ritmi e la mia tradizionale routine, dato che in Arabia andavo a letto alle otto di sera e alle tre di notte avevo la sveglia. Sono ancora acciaccato, tipo alla gamba, ma passo dopo passo sto recuperando le mie condizioni di salute”.

In Arabia Petrux ha vissuto in una sorta di universo parallelo.
“Oltre alla competizione, la Dakar è la condivisione di un’esperienza. Un’esperienza difficile da raccontare, perché le emozioni che vivi sono indescrivibili. Penso all’adrenalina, così come al fascino del deserto e al cielo. Rimane un’avventura che ti segna, perché hai modo di disintossicarti dal quotidiano”.

Chissà mai che il prossimo anno non lo rivedremo ai blocchi di partenza.
“Perché no? Mi piacerebbe, sarebbe figo tornarci”.

In merito alla sua avventura non mancano poi i retroscena prima del via.
“Poco prima della partenza mi ha chiamato Gigi Dall’Igna dicendomi di andare piano – ha ricordato scherzando – ma soprattutto di fare attenzione. Magari non sono andato piano come voleva lui, ma penso di aver fatto comunque una bella gara, anche se alla Dakar basta un niente per mandare tutto in fumo”.

Il motivo è presto spiegato.
“Alla Dakar, per guadagnare anche soli due soli secondi in una prova, cerchi di rischiare e in meno di mezzo secondo finisci per gettare tutto all’aria. Magari prendi un bivio sbagliato oppure dietro una duna c’è una voragine, o ancora non riesci a controllare tutto ciò che ti capita”.

Paura?
La paura c’è sempre, ma alla fine è quella che ti calma. Nel deserto però, più che impaurito mi sentivo libero”.

L’ultima considerazione riguarda Loeb, che dopo la Dakar è andato a vincere il Rally di Montecarlo.
“È incredibile ciò che ha fatto. È anche vero che le auto avevano una partenza più comoda come orari rispetto a noi (ricorda schezando), ma Seb è stato eccezionale. Se penso a lui, che dopo la seconda posizione alla Dakar ha vinto a Montecarlo, mi sento una mozzarellina”.       

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