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Binder: "Non mi curo di chi mi critica, non potevo dire no alla MotoGP"

"Un mental coach? Non mi serve, sono una persona felice. Voglio arrivare al livello di mio fratello Brad e batterlo"

MotoGP: Binder: "Non mi curo di chi mi critica, non potevo dire no alla MotoGP"

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L’arrivo di Darryn Binder in MotoGP è stato accompagnato da molte polemiche. Non tanto per il passaggio dalla Moto3 alla classe regina (salto che aveva fatto anche Miller) ma per la condotta di gara non sempre esemplare del sudafricano. Il pasticcio a Portimao, quando buttò a terra Foggia consegnando il titolo ad Acosta, non ha contribuito a migliorare la sua fama.

Oggi, per la prima volta vestito con i colori del team WithU RFN, Darryn ha risposto alle critiche.

“Alla fine sono qui per fare il mio lavoro, del mio meglio - afferma - Vorrei lasciarmi tutte le brutte cose alle spalle, sfortunatamente a fine della scorsa stagione ho commesso un errore e tutti mi hanno attaccato. Io spero solamente di fare delle belle gare, delle belle battaglie”.

Anche alcuni piloti della MotoGP non sono stati teneri con te…
Parlerò con chiunque voglia farlo, mi fa piacere. Si è andati un po’ oltre, in tanti hanno commentato o ognuno ha la sua opinione, io voglio solo fare il mio lavoro”.

Che effetto ti fa essere un pilota di MotoGP?
È ovviamente un sogno che diventa realtà, tutto vogliono essere in MotoGP e questa è la più grande opportunità che abbia avuto nella mia vita. Sarei stato stupido a non prenderla  ora voglio lavorare, non mi importa di chi mi critica”.

Ti affiderai a un mental coach?
Non mi serve, io sono una persona felice. Il mio approccio a questa stagione sarà uguale a quello che ho avuto nelle altre, logicamente cambierò il mio allenamento, ma alla fine anche la MotoGP è una moto, ha due ruote e la guiderò”.

Come hai passato l’inverno?
Sono stato in Sud Africa, mi sono allenato in palestra più di quanto fossi abituato perché ho cercato di aumentare la mia forza. Poi ho guidato una R1 per abituarmi a moto più pesanti, non è lontana da una MotoGP ma è la cosa più vicina con cui allenarsi e mi sono divertito”.

Ti eri sorpreso quando ti avevano offerto la MotoGP?
Ero così emozionato che ho detto solo ‘grazie’, non mi sono domandato perché avessero scelto me (ride). Il mio programma era passare dalla Moto2, ma l’anno scorso è cambiato tutto, il team ha sempre creduto in me e mi ha dato questa opportunità. Devo dimostrare loro che hanno avuto ragione”.

Anche Miller passò dalla Moto3 alla MotoGP e non fu indolore.
È un grande salto e la cosa importante sarà quanto ci rimarrò, ma non avrei mai rifiutato una possibilità del genere e darò tutto me stesso, credo di potere fare bene. Jack ci mise un po’ di tempo per essere competitivo, ma era in una situazione diversa. Altri piloti sono stati subito veloci in una nuova classe, come Raul Fernandez, che in Moto2 ha fatto cose fantastiche. Io faticavo in Moto3 a causa del mio peso, una moto più grande è meglio per me”.

Ti troverai in posta con tuo fratello Brad, sei emozionato?
Il primo obiettivo è riuscire a batterlo (ride). Sarà incredibile correre con lui, lo abbiamo fatto solo quando eravamo piccoli in Sud Africa. Siamo stati insieme anche in Moto3, ma lui vinceva il titolo e io ero agli inizi. Non ci siamo mai affrontati in pista, vorrei arrivare al suo livello per riuscirci.

Gli chiederai qualche consiglio?
Penso che la persona migliore con cui parlare di MotoGP sia Dovizioso, siamo sulla stessa moto e ha grade esperienza. Con Brad farò discorsi più generali”.

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