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MotoGP, L'ANALISI - Ducati è la moto migliore: lo dicono i numeri

Nel 2021 sulla Desmosedici 3 piloti diversi hanno vinto una gara, 5 sul podio. Honda è ancora dipendente da Marquez, Yamaha sulle spalle di Quartararo

MotoGP: L'ANALISI - Ducati è la moto migliore: lo dicono i numeri

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Sapere chi è il pilota migliore è facile, basta guardare la classifica finale della stagione e leggere il nome in cima. Per le moto, però, non è così semplice. Non è scontato che chi vince il titolo abbia anche il mezzo migliore (ogni riferimento a Marc Marquez negli ultimi anni non è casuale), perché una moto competitiva deve esserlo nelle mani del maggior numero di piloti possibile, non di solo uno.

È ormai opinione comune la Ducati sia la migliore moto sullo schieramento. A dimostrarlo basterebbe il titolo costruttori, ma ci sono altri numeri che dimostrano come la Desmosedici nella scorsa stagione sia stata un riferimento per tutti. Per capire quanto sia veloce una moto, si dice che bisogna guardare non ai risultati del suo migliore pilota, ma del secondo, in questo senso a Borgo Panigale non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Nel 2021 la Rossa ha ottenuto 7 vittorie (più di un terzo del totale) ma soprattutto ha messo sul gradino più alto del podio 3 piloti diversi: Bagnaia, Martin e Miller. Guardando i podi (24 sui 54 disponibili) va ancora meglio, con 5 piloti diversi (sui 6 totali) che hanno raggiunto l’obiettivo. Ai 3 di prima si aggiungono Zarco e Bastianini, quest’ultimo con una moto 2019 aggiornata, segno che la Desmosedici è da anni un riferimento per la categoria. Anche sul giro secco il missile di Borgo Panigale fa la differenza con 11 pole position su 18 e 3 piloti diversi capaci di partire dalla prima casella. Se prendessimo poi in esame le prime file, tutti i piloti sono partiti almeno una volta da quella posizione.

I risultati ottenuti dai diversi costruttori in MotoGP nel 2021

Ducati quindi è stata la moto migliore, anche se non quella che ha vinto il titolo piloti. Ci è riuscita invece la  Yamaha, ma per farlo si è dovuta affidare solo a Fabio Quartararo. Per la M1 non è stato un anno facile anche per vari motivi: il divorzio a metà stagione da uno sfiduciato Vinales, un Morbidelli che aveva iniziato il campionato con un mezzo datato e poi infortunato, Valentino sotto tono per tutto l’anno. Il risultato è che il francese ha sostenuto sulle spalle l’intero campionato, anche se Maverick aveva dimostrato che la M1 era  competitiva vincendo una gara e partendo in pole in un’altra. Franco, invece, si è dovuto accontentare di un podio.

Tutto sommato, rispetto, alla Honda, le è andata ancora bene. Il marchio di Tokyo si è rivelato ancora una volta dipendente da Marc Marquez, l’unico che sia riuscito a sfruttare la RC213V. Nonostante le sue condizioni fisiche, l’ha portata alla vittoria per ben 3 volte, a cui si aggiunge un altro podio. Il nuovo arrivato Pol Espargarò non è mai stato ai suoi livelli, con le eccezioni di un podio e di una pole che sono sembrati più lampi nella notte che sintomi di una crescita. Peggio è andata ad Alex Marquez e Takaaki Nakagami, mai nelle posizioni che contano, né in qualifica né in gara.

I numeri sono spietati anche con la Suzuki, che nel 2020 era stata lodata come la moto più equilibrata. La GSX-RR però non è riuscita a tenere il passo e nella scorsa stagione non ha ottenuto né una vittoria né una pole. A salvare il salvabile  ci ha pensato Mir, con 6 dei 7 podi, mentre Rins è stato poco più di una comparsa.

Anche KTM è stata protagonista di una involuzione, con la consolazione di avere vinto due gare: una con Oliveira e l’altra con Binder, gli stessi che sono riusciti salire sul podio con la RC16 nel 2021. Il team Tech3, protagonista nel 2020, è venuto a mancare, con Petrucci che non ha mai trovato la giusta sintonia con la moto tedesca e Lecuona messo da parte forse troppo in fretta.

Manca solo l’Aprilia, che ha festeggiato il primo podio da suo rientro in forma ufficiale. A Noale hanno dovuto giocoforza puntare tutto su Aleix Espargarò, mentre l’ingresso a stagione in corso in Vinales non ha dato frutti immediati.

Ora è tempo di pensare al 2022, gli ingegneri sono al lavoro e nei test di Sepang si vedrà se i loro sforzi verranno ripagati. L’obiettivo è quello di agguantare la Ducati.

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