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SBK, Toprak Razgatlioglu: un acrobata nel nome del padre, "Tek Teker" Arif

Una storia di forza e coraggio quella di Toprak, in pista e fuori, che lo ha portato a diventare campione del mondo: la vita e le corse lo hanno messo più volte a dura prova, ma lui si è sempre rialzato con lucidità, cinismo e quel killer istinct degno dei veri campioni

SBK: Toprak Razgatlioglu: un acrobata nel nome del padre, "Tek Teker" Arif

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Nel nome di papà Arif, proprio così! È a lui che Toprak Razgatlioglu ha voluto dedicare questo primo titolo iridato nella Superbike. Una figura cardine nella vita del neocampione del mondo, venuta a mancare il 16 novembre di quattro anni fa, a causa di un tragico incidente stradale mentre era in sella alla sua moto con la propria compagna, anche lei volata tristemente in cielo.

Per capire chi è veramente Toprak, bisogna però riavvolgere il nastro a qualche anno prima, quando ad inizio anni 90, papà Arif si trasferisce ad Alanya, cittadina di circa 100 mila abitanti sulla costa del Mediterraneo, dove apre un noleggio di moto, scooter e bici. A quanto pare la passione per i motori era un affare di famiglia, tanto che negli anni a venire il padre diventa famoso nel Paese per le sue evoluzioni in sella alle due ruote tra burnout, sgasate e stoppie, quest’ultimo tramandato al figlio. Le sue acrobazie fanno il giro del web fino ad arrivare in tv, a tal punto da essere reclutato come stuntman: “Tek Teker Arif”, questo il soprannome, ovvero “Arif Monoruota”.

Purtroppo però il destino è crudele, perché come anticipato, Arif perde tristemente la vita in incidente stradale mentre era in sella alla sua moto con la propria compagna. È il 16 novembre 2017, circa un mese dopo la conclusione del Campionato Superstock, che vede il figlio chiudere in seconda posizione a soli otto punti dal vincitore, Michael Rinaldi. La scomparsa del padre lo segna nel profondo Toprak, ma lui non è solo, perché al suo fianco interviene in aiuto un certo Sofuoglu. Kenan lo prende sotto la sua ala, lo aiuta, gli consiglia e lo indica negli allenamenti sulla pista di casa. Lo isturisce in pista, con la tecnica, ma anche a livello umano nei rapporti all'interno del paddock. 

Toprak è giovane, timido, silenzioso, taciturno. Un ragazzo riservato, di poche parole, quasi impaurito ad aprire bocca. Il suo talento è però cristallino, tanto che alla prima stagione nel Mondiale arriva subito sul podio e in quella seguente assapora addirittura la vittoria con la ZX-10 RR del team di Manuel Puccetti. Kawasaki ha in casa il dopo Rea, ma quanto pare se lo fa sfuggire sotto il naso, perché dopo i fatti di Suzuka, i rapporti con Kenan si incrinano e il turco pensa sia giunto il momento di cambiare aria. Lo affida quindi a Yamaha, che lo mette al centro del progetto.

Dosoli e Dening gli offrono il miglior sostegno possibile, lasciando da parte van der Mark e andando incontro a quello che è il suo stile di guida. Uno stile al limite, che lo vede sforzare come nessun altro sull'anteriore quasi a ricordare un certo Marc Marquez. Gli basta un anno per cucirsi su misura la R1 e portarla sul tetto del mondo. Il Campionato 2021 si è deciso soltanto all’ultima gara, ma molto probabilmente sarebbe potuto finire prima, se la sua moto non lo avesse lasciato a piedi a Barcellona e Portimao oppure Gerloff non avesse pensato bene di arrivare al contatto ad Assen.

Sta di fatto che tutte le volte che è finito a terra, Toprak si è sempre rialzato ed è tornato all’attacco più forte di prima, vincendo e inducendo l’avversario all’errore. Per maggiori informazioni chiedere a uno come Rea, finito a terra in questa stagione così tante volte come mai accaduto prima d'ora. A tutto ciò si aggiunge una ferocia agonistica e un killer istinct degno dei veri campioni.

Già, perché Toprak raramente ha pensato di accontentarsi, tantomeno stare a fare calcoli: "Non penso al Mondiale, ma solo a vincere le gare". Così ha detto più volte nel corso della stagione e le sue parole trovano conferma nel weekend di Navarra, così come in quello di Portimao e  San Juan, quando avrebbe tranquillamente potuto tirare i remi in barca, invece ha corso come se fosse l'ultima occasione della vita pur di gustare il sapore della vittoria.

Quella vittoria che oggi lo ha portato a scrivere una nuova pagina di storia della Superbike all’età di soli 25 anni, mantenendo quella promessa fatta anni prima al padre, ovvero vincere il titolo mondiale.

Sul suo casco ci sono le iniziali T.T.A. Sono per l'iniziale del suo nome, quello di suo fratello Tümay e di suo padre Arif. Un acronimo che si può anche leggere come il soprannome di suo padre: Tek taker Arif.

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