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MotoGP, Morbidelli: "Ho troppi pensieri per preoccuparmi di una Ducati così forte"

“È  comunque normale preoccuparsi quando una moto ha una costanza di rendimento come loro. Non farò la 100 km del Ranch, il mio ginocchio è arrabbiato”  

MotoGP: Morbidelli: "Ho troppi pensieri per preoccuparmi di una Ducati così forte"

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A Jerez Franco Morbidelli ha iniziato ad affilare le armi in vista del 2022. Una due giorni non proprio semplice per il romano di Tavullia, che ha dovuto fare i conti con il programma di lavoro portato da Yamaha e al tempo stesso con il suo fisico.

Il venerdì lo vede in 15^ posizione a oltre un secondo dalla vetta.  

“È stata una seconda giornata particolare per via del vento – ha spiegato Franco - ho faticato più del dovuto rispetto a ieri, visto che soffro già in normali condizioni. Purtroppo non abbiamo svolto molti giri quest'oggi, anche se siamo riusciti a completare il nostro programma di lavoro senza però provare la gomma soft e altre cose. Col telaio mi sono ad esempio trovato meglio ieri, visto che oggi era una giornata particolare. Alla fine i test si sono conclusi e davanti ho un lungo inverno. Cercherò di recuperare al meglio per essere in forma in vista del 2022”.

Nel frattempo la Ducati sembra essere imprendibile e a Franco la cosa non è sfuggita.

“Quando sei dietro è normale preoccuparsi, considerando tra l’altro la loro costanza di rendimento. Dobbiamo però capire cosa ci serve per il 2022 in ottica di prestazione e di conseguenza non ho molto spazio nella mia testa per preoccuparmi della Ducati in questo momento, visto che le priorità sono altre”.

Con Jerez gli impegni in pista di Franco sono terminati. Adesso serve un po’ di riposo dopo un’annata a dir poco particolare.

“La 100 km del Ranch non la farò – ha svelato -  purtroppo è stata un’annata abbastanza complicata e dura dal lato psicologico, anche se situazioni del genere si risolvono in positivo se dimostri di essere forte. Alla fine sono in un team ufficiale, con un gruppo di lavoro importante. Questo 2021 lo giudico quindi un anno positivo e negativo, molto intenso”.

L’ultima considerazione è legata al ginocchio.

“Prima dell’operazione il ginocchio era senza legamento, ovvero libero. Dovevo quindi fare attenzione a quando mi trovavo fuori dalla pista a svolgere attività tipo giocare a calcio o altro. Avevo infatti la necessità di evitare movimenti inconsulti, mentre ora il ginocchio si trova in una fase in cui è arrabbiato. Dico così perché alla fine ti ritrovi a staccare un tendine per farlo diventare un legamento e ci sono molte cose con cui dover fare i conti. Oltre a ciò ci sono pure i menischi suturati. Diciamo che ho dovuto sistemare un bel casino e questa operazione richiede tempo. Ora mi sento peggio rispetto a Le Mans, infatti faccio più fatica. Spero però che il ginocchio torni in forma, in modo da poter fare le tradizionali attività”.   

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