Tu sei qui

MotoGP, Marc Marquez, benvenuti a crashland, in pista senza paura

122 cadute nell’arco di 9 stagioni, 22 quest'anno. L’infortunio di sabato scorso, che ha tolto Marquez dall’elenco dei partenti del prossimo GP del Portogallo, ci ha tolto la possibilità di sapere se sarebbe stato in grado di chiudere il mondiale del rientro in terza posizione assoluta

MotoGP: Marc Marquez, benvenuti a crashland, in pista senza paura

Share


Più di lui, 23 volte, quest’anno è caduto solo Iker Lecuona, che è stato lasciato a piedi dalla KTM e la prossima stagione sarà in Superbike con Honda. Il margine è ristrettissimo: una sola scivolata in più rispetto a Marc Marquez che, però, ha saltato i primi due Gran Premi dell’anno rientrando solo in Portogallo, peraltro con un dignitosissimo 7° posto, visto che veniva da uno stop di un anno.

Questo ci dice una cosa sola: la caduta del 19 luglio 2020, a Jerez, con la rottura dell’omero del braccio destro, mentre si trovava in terza posizione dopo una rimonta pazzesca, non ha cambiato di una virgola l’otto volte campione del mondo. Se non in un particolare, non trascurabile: causa la non perfetta condizione della sua spalla destra, Marc oggi ‘recupera’ molto meno. I salvataggi di gomito, con la gomma anteriore di traverso, oggi Marquez non li fa più (per il momento).

A dircelo non è solo il numero di cadute registrate dal pilota di Cervera in questa tormentata stagione del rientro, nella quale ha comunque vinto tre Gran Premi, nei suoi due feudi del Sachsenring ed Austin, ma anche nella meno ospitale Misano, ma il confronto con gli anni passati.

Nel 2013, l’anno del primo mondiale, Marc infatti cadde 15 volte, vincendo 6 Gran Premi. L’anno successivo confermò il titolo, dominando la stagione con 13 vittorie ed ‘appena’ 11 scivolate. Nel 2015, l’ anno in cui perse il titolo cadde 13 volte, vincendo 5 gran Premi. Successivamente scivolo 17 volte nel 2016 (5 vittorie), addirittura 27 nel 2017 (6 vittorie) e 23 nel 2018 (9 successi), quindi ridusse a quasi la metà gli errori, 14 nel 2019 (12 vittorie), sino ad arrivare all’anno dell’incidente (2 cadute).

Parliamo di ben 122 cadute nell’arco di 9 stagioni, compresa l’ultima, che gli hanno fruttato un bottino sicuramente incredibile: 6 titoli iridati, 59 vittorie, 99 podi.

Marc non ha mai fatto mistero del suo metodo: cercare il limite sino a cadere nei due giorni di prove precedenti il Gran Premio per essere poi micidiale e vicino a quel 100% di prestazione pura il giorno della gara.

Una filosofia sicuramente più vicina ad un campione come Kevin Schwantz, che però disponeva di un mezzo inferiore che ad uno come Eddie Lawson che piuttosto che sbagliare si accontentava di un podio.

Certo, la competitività della MotoGP è aumentata rispetto agli anni a cavallo fra gli ’80 ed i ’90 ma, alla fine, a giocarsi il titolo sono sempre stati, al massimo, tre piloti. Mai di più.

Marquez nel 2019 ridusse di molto gli errori, e parlò di questa filosofia e di come fosse diventato importante accontentarsi per evitare danni fisici che, statisticamente, possono mettere a rischio le prestazioni di un fuoriclasse nel corso della carriera. Poi arrivò il 2020 nel quale Marc a Jerez mise in mostra una superiorità così imbarazzante nei confronti dei rivali da fargli, probabilmente, dimenticare le buone intenzioni.

In tanti, durante questa stagione, hanno espresso il proprio parere sul ritorno di Marc Marquez alla piena competitività. Nei giorni scorsi ne hanno parlato sia Schwantz che Lucchinelli, trovandosi concordi nel giudicare il pilota di Cervera l’unico Fenomeno dell’ultimo decennio. Quello contro il quale i suoi avversari devono confrontarsi, per essere pesati.

L’infortunio di sabato scorso, che ha tolto Marquez dall’elenco dei partenti del prossimo Gran Premio del Portogallo, ci ha tolto la possibilità di sapere se sarebbe stato in grado di mettere il sale sulla coda di Miller, Zarco e Mir, riuscendo nell’impresa di chiudere il mondiale del rientro in terza posizione assoluta. Sarebbe stata una impresa fantastica e, nel contempo, ci avrebbe dato qualcosa da seguire nel corso delle ultime due gare che restano per chiudere l’anno di Fabio Quartararo.

Certamente però per la Honda e lui stesso è meglio preservarsi per gli importanti test che si terranno a Jerez a mondiale concluso il 18 e 19 novembre.

Uno dei suoi salvataggi più famosi, a Brno Photo©TinoMartino (@PhotoMilagro)

 

Articoli che potrebbero interessarti